mercoledì, 19 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

ONU. Commercio delle armi, finisce la deregulation
Pubblicato il 03-04-2014


ONU-Trattato-commercio-armiNew York – 2 aprile – A volte anche all’ONU possono succedere cose buone ed efficaci, così si scherza stamattina alle Nazioni Unite, in occasione del primo anniversario di un trattato il cui processo di stesura è stato particolarmente complesso e sottoposto ad infiniti accordi parziali e riletture concitate. Sette anni di lavoro iniziati il 18 ottobre 2006, quando il Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon ha messo in moto il processo negoziale, e culminati il 2 aprile del 2013 in una votazione favorevole a larghissima maggioranza (anche se non all’unanimità).

Il Trattato internazionale sul commercio delle Armi (Arms Trade Treaty, ATT) oggi compie un anno. Seppur non ancora entrato in vigore (bisogna prima che il numero dei Paesi ratificanti salga a 50), il Trattato è il primo strumento universale di regolamentazione per lo spostamento delle armi, e la sua influenza comincia già a dare i primi segni di cambiamento nei comportamenti degli Stati.

Anche se i numeri dei bambini soldato e delle popolazioni vessate da un commercio di armi da fuoco poco o nulla regolamentato non sono incoraggianti, qualcosa sta cambiando.

Il trattato, recita il comunicato stampa congiunto dei 18 Paesi, tra cui l’Italia, che hanno oggi depositato gli strumenti di ratifica, si poneva lo scopo di porre degli standard più severi possibile per la regolamentazione del commercio delle armi, nel rispetto dei diritti umani e del diritto umanitario e con lo scopo di ridurre considerevolmente l’irresponsabile, fin troppo libero, scambio di armamenti, tanto nei piccoli quanto nei grandi conflitti, in tempo di pace come di guerra. La speranza è che il trattato entri in vigore prima della fine del 2014, un risultato che in molti considerano possibile se non probabile, poiché si possa procedere il prima possibile ad elaborare i necessari strumenti di implementazione che soli consentirebbero una vera effettività della convenzione.

A ratificare oggi il trattato è stata una delegazione di Paesi europei di cui facevano parte, fra gli altri, anche la Spagna, il Regno Unito, la Francia, la Germania e la Danimarca, più El Salvador.

L’Italia, in particolare, ha giocato un ruolo importante nella stesura del trattato, ed è stata fin dal primo momento uno dei Paesi sostenitori più attivo per l’approvazione del trattato, insistendo particolarmente per l’inclusione di una serie di clausole riguardanti il commercio delle armi di piccolo calibro, un argomento particolarmente scottante. Proprio questo punto, infatti, è stato largamente contestato dagli Stati Uniti, che hanno però successivamente provveduto alla firma del trattato, il cui rapporto con il possesso di armi personali e il fiorire del mercato interno sono tristemente noti.

Mai come in questo caso il ruolo delle ONG e della società civile per la stesura e l’approvazione del trattato è stato così importante. Quello riguardante l’ATT, infatti è stata un lungo e complesso dialogo che ha visto protagonisti tanto gli Stati quanto le organizzazioni private e che ha visto la sua fase più complessa nella discussione proprio sulle armi di piccolo calibro e sul commercio lecito per fini sportivi o di protezione personale.

Il tema è evidentemente molto complesso, ma si è riuscito a trovare una soluzione che regoli il commercio internazionale senza tuttavia entrare troppo profondamente nelle singole organizzazioni nazionali, che hanno però l’obbligo e la responsabilità di istituire una rete nazionale di controllo che tenga conto dei principi del trattato e del diritto internazionale.

Fatto salvo il diritto al commercio di armi fra gli stati per difesa e il diritto allo scambio di armi convenzionali, il trattato si concentra sulla necessità di regolamentare e controllare lo scambio illegale, specialmente in quelle zone di conflitto in cui i gruppi armati sono spesso costituiti da bambini soldato.

Si tratta naturalmente sempre di una convenzione, che come tale deve rispondere ad alcuni compromessi, ma è il primo strumento universale a tentare una regolamentazione di uno degli argomenti più difficili e complessi dei rapporti fra Stati, e la sua importanza non può in alcun modo essere sottovalutata.

Costanza Sciubba Caniglia

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