lunedì, 17 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Ordine pubblico, una matricola contro i ‘cretini’
Pubblicato il 15-04-2014


Manifestanti-dopo-la-carica“Abbiamo avuto un cretino che dobbiamo identificare e va sanzionato perché ha preso a calci una ragazza che stava per terra”. É questo il commento a caldo del capo della Polizia, Alessandro Pansa, dopo la manifestazione di sabato a Roma per il diritto alla casa e contro l’austerity. Il poliziotto in questione si è costituito ieri sera ma il gesto così come le scene da guerriglia urbana e cariche della PS hanno fatto il giro del web indignando anche i più moderati.

Il problema dell’ordine pubblico durante i cortei si presenta di volta in volta e soprattutto nella Capitale, se da una parte (quella dei manifestanti) esistono leggi ad hoc come la legge Reale del 1975 (art.5 come modificato dall’art.2 della legge n. 533/1977 – vieta l’uso del casco e di altri elementi potenzialmente atti a rendere in tutto o in parte irriconoscibili i cittadini partecipanti a manifestazioni pubbliche, che si svolgono in pubblico o in luoghi aperti al pubblico). Dall’altra però non esiste al riguardo alcuna tutela, le forze dell’Ordine dietro ai loro caschi possono non solo “giocare sporco” e portare alla nascita di “cretini” ma macchiare l’intero corpo di Polizia.

manifestazione-Renzi-scontriPer questo il gruppo dei socialisti alla Camera (i deputati Di Lello, Di Gioia, Locatelli e Pastorelli) aveva presentato lo scorso giugno un’interrogazione parlamentare al Ministro dell’Interno, ponendo il problema già allora: “Sono anni ormai che nella vicende quotidiane del nostro Paese si susseguono episodi di disordini pubblici che evidenziano il forte impegno che il nostro Stato richiede alle forze dell’ordine nel gestire e moderare un clima che ogni giorno sembra diventare più ostile”. Mettendo così in chiaro che l’operato della PS è più che indispensabile, ma che nello stesso tempo occorre una soluzione per i casi di abuso: “In molti Paesi europei le forze di polizia hanno l’obbligo di essere identificabili attraverso l’esposizione di una propria matricola sulle uniformi, in alcuni casi accompagnata in maniera ancora più chiara ed evidente dall’esplicita indicazione del nome e della qualifica del singolo agente”.

E nello stesso tempo richiamandosi al Codice Europeo per l’etica della polizia del 2001 (anno del famigerato G8 a Genova) che fra i suoi principi annovera l‘identificabilità delle forze di polizia come presupposto della loro riconoscibilità e imputabilità di fronte all’opinione pubblica. Ma i deputati socialisti nel chiedere di adeguarsi alle normative europee hanno comunque ricordato che “l’identificabilità degli agenti non serve da solo a risolvere il problema della tutela dei cittadini e degli eventuali abusi nella gestione dell’ordine pubblico, ma è un passo necessario per rendere più trasparente l’operato della polizia”.

Uno strumento utile che eviterebbe polemiche e porterebbe a riconoscere i “cretini” prima che prendano iniziative.

Maria Teresa Olivieri

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