giovedì, 18 gennaio 2018
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Opinioni e commenti
 

OVER 50 IN TRAPPOLA
Pubblicato il 21-04-2014


Over_50_Lavoro

Il perno della ripresa è il lavoro, l’asse su cui hanno sempre detto di voler puntare i governi. Attualmente si parla molto di disoccupazione giovanile, ciò di cui non si tiene forse abbastanza conto però è la disoccupazione degli over 50. Troppo giovani per la pensione, troppo vecchi per “ricominciare da capo”; un vero grattacapo se si considera che spesso sono padri di famiglia e sono l’unico sostegno per i giovani disoccupati che non sono in grado di avere un’autonomia economica. Il numero degli ultracinquantenni rimasti senza lavoro è cresciuto del 17,2% arrivando a 438 mila unità, e così anche le forze lavoro potenziali, che nel 2013 raggiungono le 684 mila unità (+4,7% in confronto a un anno prima). Si tratta di 1 milione 122 mila persone potenzialmente impiegabili nel mercato del lavoro. Sulla questione abbiamo chiesto un parere a Enzo Mattina, ex sindacalista, già vicesegretario del PSI con Giorgio Benvenuto, ex parlamentare europeo e vice presidente di Quanta SpA e presidente di Ebitemp, insomma uno che di lavoro da trovare se ne intende.

“Il problema per queste persone non si pone se hanno una storia professionale spendibile, specie nel settore dell’industria, la questione si pone invece per il personale amministrativo, in questo caso ci ritroviamo con persone poco qualificate, magari ancora con il vecchio diploma di dattilografo, che necessitano di programmi di riqualificazione. É qui che dovrebbero essere pensati dei programmi ad hoc”. Discutendo invece dei giovani, del loro essere considerati “bamboccioni”, del loro rovesciamento da vittime a carnefici, ultimamente lo stesso si fa con gli adulti oltre la mezza età, (diciamo quasi anziani) accusati a più riprese di aver usufruito dei benefici dei meravigliosi anni ’80, Mattina minimizza: “É una pratica vecchissima quella di accusare il meno fortunato, lo si faceva anche con i poveri”. Tornando al problema del cinquantenne e al suo reintegro nel mondo del lavoro, l’ex sindacalista afferma: “Ciò di cui non si tiene conto è che il cinquantenne ha una carta in più rispetto ai giovani, quella dell’esperienza”. E aggiunge: “L’unico problema è la resistenza di questi ultimi a reinventarsi, rimettersi in gioco, perché non è mai troppo tardi né per imparare, né per ricominciare”.

Infine sul problema del potere dei sindacati nelle vertenze contrattuali Mattina è critico: “Il vero problema dei sindacati è che pensano di poter risolvere tutto con il sussidio. Con una logica di questo genere il problema viene solo rinviato nel tempo; si dovrebbe puntare su una visione d’insieme, nel senso che le organizzazioni sindacali dovrebbero puntare su questi ultracinquantenni reintegrandoli attraverso programmi di riqualificazione e non assisterli con pratiche di cassa integrazione”. “Io mi auguro – auspica – che davvero il sindacato faccia qualcosa in più in questo senso, ho visto associazioni fare corsi di aggiornamento più che utili, come quelli dell’uso del pc, per questi disoccupati. Adesso tocca ricominciare da capo anche per i cinquantenni”.

Maria Teresa Olivieri

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Commenti all'articolo
  1. Un bell’articolo. Però sarebbe ora di cominciare a guardare in faccia la realtà e dire le cose come veramente stanno. I troppo vecchi per esser assunti partono dai 40 anni. Oggi è un amara realtà che nessuno vuole vedere. Si parla tanto di disoccupazione giovanile basandosi si statistiche che parlano di giovani dai 18 ai 29 anni, poi si parla di over 50 ma dove vengono collocati gli invisibili che sono nella fascia di età dai 35 ai 50 ?

  2. C’è un problema lavoro generale e non solo per alcune età. Ho quasi quarant’anni e sono, spero solo momentaneamente, disoccupato. Appunto in quella “fascia dimenticata”, perché sopra i 30 e meno di 50. Saluti socialisti!

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