mercoledì, 19 settembre 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Pasqua di resurrezione
Pubblicato il 18-04-2014


Ma sì, alla fine un partito del Pse sarà alle europee il primo partito italiano. Che si chiami Pd e non Psi è per noi motivo di rammarico. Ma il tempo ha già emesso i suoi verdetti. Noi socialisti abbiamo vinto nella storia e gli ex comunisti, e parte degli ex democristiani, sono diventati socialisti, almeno in Europa. Ma non abbiamo vinto nella politica per gli errori nostri e per le conseguenze di una rivoluzione giudiziaria strabica. Naturalmente, dopo vent’anni, è inutile dolersene. Resta la nostra volontà di non mollare.

Siamo un grumo che resiste e che tenterà anche nei prossimi anni di contaminare di sé un’area più vasta. Non tanto sulle ragioni della storia che sono abbondantemente a nostro favore (ricordo ancora l’ammissione dell’ex guru veltroniano Goffredo Bettini al nostro festival nazionale quando esclamò, tra gli applausi persino stupiti della platea: “Voi avete vinto nella storia”, una frase che era anche un incentivo a non crogiolarsi delle buone ragioni passate e a guardare ai problemi dell’oggi), ma anche su molte delle questioni tornate sul tappeto della politica.

Noi oggi non vantiamo una originalità su tutto, ma riteniamo di essere rimasti i soli, adesso Renzi ci sta imitando e ne siamo contenti, a porre tutti e due i conflitti d’interesse della cosiddetta seconda Repubblica, e cioè quello, evidente alla sinistra, di Berlusconi, e quello, evidente alla destra, dei magistrati. Lo scontro tra questo opposto conflitto ha animato la storia del ventennio trascorso e si è venuto a configurare come il vero bipolarismo. Che si possa arrivare al suo superamento, e cioè al ritorno alla politica fondata sul confronto dei programmi, è anche questo motivo di soddisfazione per le nostre battaglie ventennali.

Così come con soddisfazione deve essere considerato l’avvio della riforma istituzionale e costituzionale, della cui esigenza fu proprio Bettino Craxi per primo a farsene carico nel lontano 1979. Certo questa riforma, soprattutto la legge elettorale proposta, è inadeguata e anche contraddittoria. Restano tutte le nostre osservazioni critiche su quel che abbiamo denunciato come la nascita della “minoranza assoluta”, “il furto del voto” e il “parlamento dei nominati corti”. Tutto questo è certo il risultato di mediazioni tra posizioni diverse di Pd e Pdl. Ma siamo finalmente arrivati al dunque. Anche su Senato e Titolo quinto, l’obbrobrio della revisione ulivista.

Finalmente si può parlare anche di una proposta economica e sociale che non sia solo frutto di una concertazione delle forze in campo, ma di una coraggiosa decisione del governo. Come fece Bettino Craxi nel 1984, se decidere bisogna per il bene del Paese, che si decida. Siamo ancora agli annunci, sia ben chiaro, ma la direzione di marcia è giusta: tagli alle spese, diminuzione dei costi della politica, tagli agli stipendi dei manager di Stato, richiesta di sacrifici a chi ha di più, minori tasse, più flessibilità nel lavoro unita a maggiore protezione sociale. Ma non era questa la ricetta anche di Biagi e Ichino? E in cosa differisce da quel patto sociale che il governo Craxi propose alle parti nell’ormai lontano 1984?

Non abbiamo certo manifestato solidarietà a Renzi per il colpo basso riservato a Letta. Mai verificatosi nella storia della Repubblica, almeno in quei modi. E non gli abbiamo manifestato simpatia quando, per sfidare Grillo, Renzi ha assunto gli stessi argomenti e nel medesimo modo. Però riteniamo di dove sottolineare anche quello che di Renzi si può iscrivere a pieno titolo nel solco delle nostre intuizioni. Se si vuol celebrare una Pasqua di resurrezione per i socialisti, si pensi quel che rinasce oggi. Non un partito come tanti compagni desidererebbero, ma un’insieme di idee delle quali i socialisti italiani sono stati precursori. È meglio o peggio che veder rinascere un partito dopo una sequela di errori del passato?

Angela Merkel bce Berlusconi bersani CGIL crisi Donald Trump elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale Luigi di Maio M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Silvio Berlusconi UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. “Se si vuol celebrare una Pasqua di resurrezione per i socialisti, si pensi quel che rinasce oggi. Non un partito come tanti compagni desidererebbero, ma un insieme di idee delle quali i socialisti italiani sono stati precursori. È meglio o peggio che veder rinascere un partito dopo una sequela di errori del passato?” scrive Lo Bue Sarebbe più bello, però se assieme alle idee ci fosse un partito più grosso e più forte. Purtroppo non si può avere tutto…….. Giuseppe

  2. Questo è buon senso. Si tratta sempre di saper coniugare il pragmatismo con l’utopia. La consapevolezza di avere vinto e di voler restare un “grumo che resiste” è ciò che deve unirci. Alternative più concrete non ce ne sono. Bravo Mauro.

  3. Le idee si sono affermate, adesso avanti con la creazione della struttura organizzativa del nuovo Partito socialista, si chiami come si chiami per la specificità italiana. Non sarà questo a fermarci. Ci vuol solo coraggio e capacità di abbandonare rancori e risentimenti che non hanno più ragione di esistere. E svolgere questo processo alla luce del sole.

  4. Con le europee ed il patto federativo con il PD, i socialisti a mio avviso, hanno ottenuto il massimo possibile in considerazione delle forze a disposizione. Ora, da subito, bisogna pensare a noi stessi e al dopo, per ritrovare anche in Italia una forza socialista e riformista degna di questo nome. I presupposti a mio avviso ci sono tutti l’importante che ognuno facca bene la propria parte. Renzi nella sua foga di strafare e con gli accordi con Berlusconi ha commesso e contiuerà a fare degli errori, ma noi non dovremo risparmiargli le nostre critiche e le nostre proposte.

  5. Ok caro Mauro hai colto nel segno la tua analisi e perfetta.
    A mio parere oggi e’ necessario che la nostra dirigenza nazionale unita…
    Brilli le cose che tu sostieni giustamente perche la gente non dimentica!!!
    Quelle riforme che noi Socialisti sosteniamo da 30 anni.
    Nencini e gli altri escano dallo stallo e comincino loro ad elencare le riforme volute dal PSI e sempre affossate da DC e PCI…
    Oggi uniti nel PSE che strano…comunque tappiamoci il naso e la bocca e avanti con il riformatore Renzi…
    Sostegno leale e forte senza dimenticare il passato…

  6. carissimo Mauro, questa volta nella tua bella considerazione leggo un pò di opportunismo che non ti è affatto congeniale. Che c’entra paragonare Renzi e le sue proposte di riforma con Bettino…che è morto venti anni fa…che c’entra dire che noi abbiamo vinto storicamente e che ora il PD può fare quello che fa grazie a noi…ma noi dove siamo , bastano quattro o cinque seggi a strarburgo per dire che il socialismo ha trionfato…tu sai quanto me che il PD non è socialismo, Rosy Bindi non può essere socialista e allora smettiamola di dire che se avessimo presentato una lista socialista alle europee non avremmo superato il 4 per cento…ma avremmo dimostrato di essere un partito, quel partito che Nencini e tu e altri, dirigenti, dite che ancora esiste anche se in forma di grumo.un partito
    esiste se ha il coraggio di dire al popolo : votami perchè io ci sono e se poi non ti votano allora chiudi bottega non che sei contento di abitare in un sottoscala della sinistra riformista dove devi pagare anche l’affitto.

  7. Del Bue ha il coraggio di scrivere cose che parecchi pensano, gli va dato atto. Chi si accontenta gode, dice il saggio…
    Il problema è che parecchie delle idee dei socialisti sono state mutuate anche dalla “non” sinistra, (potrebbe essere chiamata così quella parte dei laici che a vario titolo milita nella destra) ben prima che il PCI poi Ds poi PD finalmente ne facesse suo patrimonio. O meglio, ne facesse uso, perché dubito che la maggioranza del PD sia uniformata a questi convincimenti. Dobbiamo quindi essere felici che, finalmente, anche la sinistra italiana sia diventata riformista e garantista.
    Tuttavia se non riusciamo a rafforzare in modo organizzato il partito, che io vorrei si chiamasse PSI, il risultato attuale sarebbe sempre a rischio di regressione.
    Tuttavia dubito, che noi saremo capaci di perdere i vizi che ci hanno portato a questo ventennale limbo. Pare che i vecchi dirigenti lo abbiano capito, e facciano ora da numi tutelari. Speriamo che anche chi è attualmente in campo ari solchi diritti.

  8. Certo che è meglio se il Partito Democratico diventa socialdemocratico. Secondo me è quello che aveva intenzione di fare Togliatti se non fosse improvvisamente morto, nel 64, a Jalta. Dopo arrivarono Longo e Berlinguer. Fu il grigio sacerdote Enrico Berlinguer che congelò il PCI su posizioni antisocialiste e clericali, ovviamete filosovietiche.
    Mi picerebbe però che i socialisti, laici, liberali e progressisti, sostenessero posizioni loro congegnali. Per la tecnologia, la ricerca, il riscatto industriale dell’Italia, le infrastrutture ardite fatte di porti, ferrovie ad alta velocità con gallerie e ponti! Anche nei rapporti internazionali i socialisti debbono sostenere un’Europa che dialoga con tutto il mondo e che si svincola da una visione a blocchi contrapposti. Ricordiamoci di Adriano Olivetti e cerchiamo di battere la sua strada … Se lo facciamo dentro il Partito Democratico, ben venga il Partito Democratico!

  9. Caro Del Bue,
    torno su un punto che reputo dirimente.
    La sinistra vera, quella socialista, ha da sempre incarnato un ruolo anticipatore.
    Lo ha fatto negli anni 60 con l’edificazione della Stato Sociale, negli anni 70 con lo Stato Laico, negli anni 80 con lo Stato Liberale.
    Il tutto nell’ambito di un ferreo connubio tra l’elaborazione culturale e la declinazione politica.
    Oggi possiamo fronteggiare “l’alleanza competitiva” con il PD, esclusivamente adottando lo stesso metodo, rilanciando necessariamente un’elaborazione culturale che interpreti la società attuale, che sui valori di ieri produca nuove, fondanti, categorie e che rappresenti il supporto ineludibile per la decisiva ed incisiva traduzione politica.
    La sola resurrezione che vedo passa attraverso le linee suesposte, con tutto il compiacimento per l’ingresso del PD nel PSE e per il riconoscimento delle nostre, passate, intuizioni.

  10. Buona pasqua compagne e compagni, per il resto ci sentiremo dopo le feste, vi dico solo che io mi batterò per un congresso straordinario
    Fraterni Saluti
    Compagno Maurizio Molinari
    ,

    • Ciò su cui dobbiamo mai smettere di fare è quello di togliere la polvere al nostro patrimonio ideale, che ha ancora una forza sorprendente. Ieri in un articolo, sul sole 24 ore, si metteva in luce il vuoto delle infrastrutture del nostro paese. Mi sono permesso di annotare, sul sito, che la fase preliminare del pensiero di R. Lombardi poneva la razionalizzazione del nostro sistema produttivo. Qualcuno che mi conosce potrebbe dire ma scusa: tu e tuo padre siete stati tra i primi autonomisti Nenniani della provincia di Re, oggi rispolveri Lombardi?
      Certo l’essenza dell’autonomia è ragionare col proprio cervello, con tutti limiti connessi.

  11. Caro Mauro, tu lo sai come me e meglio di me: il vino buono è quello dentro la botte o la bottiglia, non quello scritto sull’etichetta. Il PD si è attaccato l’ettichetta PSE, con l’opportunistico di Shultz,. che spera di diventare Presidente. ma non sa cos’è il socialismo, né ha intenzione di praticarlo. Sono degli incalliti conservatori cattocomunisti che predicano il “tutto cambo perché tutto resti come prima”. Per noi sempre avanti!

  12. Caro Mauro
    Dobbiamo tornare ad essere la Scuola delle idee cercando di elaborare un” Progetto socialista dei meriti e dei bisogni” che possa delineare un nuovo Mdello di sviluppo. Potremmo affidarlo a Martelli ,Intini, Covatta e alla collaborazione di tanti che tu conosci.
    Ti ringrazio per l’impegno e la costanza di tenere aperto e vivo il dialogo e i contributi da parte dei socialisti.
    Nicola Olanda

  13. Caro direttore, come spesso mi accade sono d’accordo sulla tua lucida e veritiera analisi.
    Ho ascoltato anch’io con le mie orecchie quello che disse Bettini alla Festa Nazionale a Grossetto. Altri compagni del P.d lo stanno dicendo, molti lo diranno in futuro.
    A quei compagni che si sbizzarriscono nel formulare giudizi e soluzioni varie, dico che non occorre un Congresso straordinario,ma bisogna lavorare per il Partito, se veramente vogliamo la sua rinascita. Le occasioni da qui al venticinque Maggio non mancheranno. Al bando le polemiche, criticare ma operare con convinzione.

  14. …leggo oggi le e-mail nel giorno di pasquetta e colgo l’occasione per fare i migliori auguri di vita serena. In riferimento all’analisi del caro Mauro, faccio mio il commento di Marcello Ramadori, sottolineando che: forse oggi siamo in presenza di una sinistra riformista, ma non certo quella Socialista espressa da sempre dal dilaniato PSI. Pietrro Bisoni

  15. dedicato a tuti coloro che invocando la presentazione delle liste PSI alle elezioni (nazionali, amministrative, europee), in nome dell’autonomia, mentre chiedono al tempo stesso le dimissioni del segretario: andate a raccogliere le firme necessarie per la presentazione delle liste altrimenti restate a casa subito, è meglio per tutti.

  16. Caro Mauro, le tue riflessioni pasquali per quanto generose non mi convincono. Non mi convince il fatto che l’evoluzione delle cose di questo ventennio sarebbe avvenuto secondo i nostri desiderata. E che il fallimento della ricostruzione di un polo laico-socialista dovrebbe infine rassegnarsi nel salutare l’evoluzione socialista del PD avvenuta senza alcuna revisione storico-ideologica e senza alcun riconoscimento politico ( il silenzio al congresso del Pse ne fu un clamoroso esempio) come un fatto del quale l’inevitabile presa d’atto equivalente ad una capitolazione dovrebbe essere la nostra linea di condotta. Se poi si aggiunge che il cosiddetto patto federativo ha prodotto quattro candidature quattro che non coprono l’intero territorio nazionale, con scarse probabilita’ di riuscita, e con nessun riconoscimento simbolico e’ evidente che la resurrezione pasquale di cui tu parli non e’ nient’altro che una pia illusione. Non e’ il socialismo italiano a guadagnarsi un posto maggioritario nella democrazia italiana ma l’amalgama a questo punto ben riuscita di ex democristiani e comunisti che occupano lo spazio che e’ proprio del socialismo riformista conquistato non attraverso una leale battaglia elettorale o di idee ma attraverso una spallata giudiziaria di cui non si vuol parlare per carita’ di patria, ma che e’ ferita aperta nella memoria di chi sa. E non dimentica.

  17. Io rassegnato? A cosa? In questo ventennio mi sono sentito per la verità, come sai, caro Bobo, più nelle vesti di don Chisciotte. Sono pronto ancora a battaglie vere. Chi ha fatto sì che il partito assumesse la posizione che ha assunto sulla legge elettorale? E chi aveva proposto che alle elezioni politiche il PSI presentasse la sua lista e il suo simbolo? Quel che è però necessario è sempre fare i conti con la realtà. Sognare ancora il grande PSI é come fare la storia all’incontrario. Certo sai benissimo quanto io abbia combattuto sulle questione giudiziaria e per tuo padre e quanto abbia anche pagato. E quanto abbia appoggiato Buemi sul caso Berlusconi. Per la verità sono stato l’unico in segreteria a non votare l’ordine del giorno per la decadenza. Questi sono i fatti, a proposito di rassegnazione. Ti voglio bene e accetta il mio modo esplicito, tu Mauro

  18. E devo anche aggiungere, per amore di verità, che dopo le elezioni politiche sono rimasto anche isolato in segreteria a battermi per un progetto autonomistico, e potenzialmente competitivo nei confronti del Pd, quale poteva essere la ripresa della Rosa nel pugno. Tutti gli altri mi hanno spiegato che si doveva puntare sul Pse, e adesso che il Pd è entrato nel Pse cosa si vuole pretendere?

Lascia un commento