domenica, 23 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Scrive Rino Formica:
Patti federativi
e patti elettorali
Pubblicato il 04-04-2014


Caro Mauro, leggo il tuo editoriale odierno.

Non ho titolo per intervenire in un dibattito interno, ma mi limito a fare delle osservazioni da “esperto” dei “patti politici”. Il patto federativo deve valere per un tempo medio-lungo e deve avere come obiettivo il suo superamento in chiave unitario. Per rispondere a questa logica deve rispettare alcuni canoni:

1-Il patto deve riconoscere e rispettare la storia dei contraenti e deve indicare la prospettiva evolutiva.
2-Il patto deve avere un garante.
3-Il patto deve assicurare per tutto il periodo della sua durata il rispetto della rappresentanza delle parti.
Se ciò non fosse possibile è meglio parlare di un patto elettorale e non di un patto federativo.
In tal caso andrebbero regolati i rapporti materiali.
a)Sostegno finanziario per la campagna.
b)Ripartizione della rappresentanza.
c)Condizione degli eletti (integrazione o autonomia).
Un saluto fraterno.

Rino Formica

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Commenti all'articolo
  1. Formica mi ha preceduto. Benvenuta la rettifica per cui non si è dato un mandato per un patto federativo, ma di avviare un percorso e giustamente non lo si spacci più come cosa decisa a Venezia. Pari dignità dove è finito il simbolo del PSI:o almeno la sigla?.

  2. La discussione su “patti federativi” e “patti elettorali”, le precisazioni che ne sono conseguite, i “lapsus freudiani” sulle “confluenze” danno conto, in modo obiettivo, della realtà, invero desolante. Sembra di vivere la continuazione del racconto, triste ma puntuale, contenuto ne “Il crollo”: vi è la ribellione dei vecchi socialisti, la rivendicazione intellettuale di una identità, ma, soprattutto, v’è la constatazione “realistica” degli attuali dirigenti. Forse prima di parlare di patto occorrerebbe vedere chi sono i contraenti. L’uno è il “monstrum” voluto da Prodi, dalla Chiesa woytiliana, dagli ex comunisti, dai giornali di un certo potere, il partito della confluenza (stavolta il termine è giusto!) fra “le due parrocchie”, come direbbe Sciascia; quindi, boy-scouts, chierichetti, ciellini, comunisti, cooperative e banche biancorosse, giornali, televisioni e fondazioni, magistratura (tutto “democratico”), cioè gli ideatori e gli esecutori della distruzione del partito socialista e dei suoi leaders; il partito della “pax”, delle seconde e terze e quarte repubbliche, una “pax” fondata su vicende ancora oscure, torbide, su legami e intrecci tutti ancora da disvelare, eppure oggetto di processi penali e rivisitazioni storiche di cui pochi parlano (ne ha parlato Tremonti, riapparso per pochi minuti in televisione dopo lunghi mesi di oscuramento, discutendo – malgrado l’ostruzionismo della solita conduttrice e del solito giornalista di “Repubblica” – di “colpo di Stato” che dura da molto tempo, attuato “non con le bombe” ma con i patti indicibili e con lo “spread”). E’ vero, hanno aderito al PSE, ma questo cancella tutto? anche gli ex-comunisti aderirono, ma gli storici hanno raccontato in che modo. E l’altro contraente chi è? realisticamente, è possibile parlare di un vero sinallagma contrattuale? un contratto di tale tipo implicherebbe un recupero di credibilità, una riappropriazione di dignità, una nuova forza sociale e organizzativa, una forte visibilità, una capacità dirigenziale intesa ad una vera riunificazione dei veri socialisti, un patto (questo, sì, plausibile) con i laici; insomma, non occorrono patti scellerati con gli usurpatori, ma occorre ricostruire il partito socialista italiano. Nel rapporto con il PD occorre dunque solo diffidenza, per evitare l’annessione: se c’è qualcosa da negoziare, non ci si accontenti di qualche poltrona o concessione, si esiga una legge elettorale corretta, si pretenda un forte proporzionalismo e ci si batta contro “soglie” e “sbarramenti” che tendono a radere al suolo il PSI e gli altri “eretici”. Infine, occorre lavorare all’interno: non basta la rivendicazione storica fra pochi intellettuali, si lavori per una diffusione capillare della rivista e del giornale, si crei un vero partito sul territorio e fra la gente perché ora c’è proprio bisogno di questo, e non di fondazioni o circoli, un partito moderno che sappia autofinanziarsi, che sappia avere visibilità, che sia sulla rete e rioccupi spazi ora alla mercè del qualunquismo (se ci riesce Grillo, non possono farlo i socialisti?). Soprattutto, che si spendano nomi forti, significativi, che si tenda a riunificare le forze: Bobo Craxi, Sapelli, Formica, Acquaviva; si parli a tutti i socialisti veri, compresi Stefania Craxi, Tremonti e altri; non è il tempo della rassegnazione, che “ex se” non è mai trasparenza ma opacità: prima viene l’impegno, l’idea, la lotta per esistere, ma come socialisti e non come subalterni.

  3. Il simbolo per le europee presentato dal PD contine soltanto un micro riferimento al partito socialista europeo. Nulla di più. Se ci sono altri accordi in fieri, fateceli conoscere. I compagni hanno il diritto di conoscerli.

  4. Tutti parlano orgogliosamente come se il PSI avesse una forza tale da poter fare quello che sono semplicemente desideri…..I più puntuali critici del PSI sono quelli che rivendicano autonomia ma cosa fanno per dare più forza al PSI? Sponsorizzano Tremonti (da Fi a Lega, etcc) oppure Stefania Craxi che si presenta alle elezioni con Moggiiii e contro il PSI !!un po’ di coerenza compagni, meno critiche e più aiuto al PSI, saluti

  5. Purtroppo, se per cinque anni non è stato fatto niente sul territorio e ci siamo fatti emarginare nelle assemblee elettive, ci spetta solo il ruolo di comparsa. Eravamo abituati a fare gli attori. Con le comparse, non si fanno veri patti, ma solo finta.
    Così, il PD (Fellini) con un cliente di un Bar di Via Veneto.

  6. Quel che scrive Formìca lo condivido e per taluni aspetti l’ho anche anticipato. Quello sottoscritto col Pd non è un patto federativo, che implica la creazione di una federazione, ma un patto politico ed elettorale. Quanto alle solite critiche delle quali ho anche piene le tasche, rinvio al mio editoriale sui Vent’anni che compare sull’Avanti. Ci sono troppi dottori convinti di avere ricette, pochi che si siano davvero impegnati a sudare con noi. Troppi che hanno preferito, anche quando decidemmo di sfidare il mondo e di andare da soli col nostro simbolo rifiutando i posti (io addirittura rifiutai una riconferma sicura alla Camera per il Nuovo PSI per aderire alla Costituente socialista) troppi che ci hanno lasciati soli, guardando altrove, appunto ai Tremonti e alle Stefanie Craxi dei quali parla Ulpiano. Francamente vorrei critici più umili e meno saccenti.

    • Caro Direttore, vorrei parlare di trasparenza e di umiltà. Trasparente, sarebbe andare alle elezioni con il simbolo Partito Socialista Italiano, magari con un riferimento – da rivendicare con esclusività – al PSE, e poi trarre le conseguenze secondo il risultato raggiunto; in politica, secondo un elementare modello di trasparenza, l’insuccesso elettorale è un risultato di cui rispondono i dirigenti di un partito, “coram populo”, nei congressi nazionali; l’umiltà è di vivere secondo valori di libertà e uguaglianza ogni giorno della propria vita, nel proprio campo di lavoro, nelle scelte, poter votare un partito del socialismo anche se non è “attore”. Vorrei iscrivermi al Partito socialista italiano, con umiltà, perché prima non potevo farlo (fino a pochi mesi fa ero in magistratura), e vorrei votare il partito socialista come fa da sempre la mia famiglia – socialista e libertaria da secoli; vorrei capire cosa succede, leggo Mondoperaio e trovo analisi puntuali e interessanti, incoraggianti, ma poi leggo che c’è un “patto” con il Pd (con il Pd!) e vedo il simbolo Pd con l”etichettatura” Pse, e leggo che i dirigenti del partito evocano un inevitabile realismo e dicono che chi non capisce è saccente, che la rivendicazione della propria storia è ormai stucchevole, fastidiosa. Allora non posso che chiedere scusa, non voglio minimamente trascurare o disprezzare il lavoro quotidiano di militanti e dirigenti, e tuttavia chiedo di poter votare il Partito socialista nel mio Paese, e se evoco nomi significativi – che suscitano reazioni irritate – è perché ho sentito qualcuno come Tremonti, Sapelli, Craxi Bobo, dire cose che dovrebbero dire i dirigenti del PSI, soprattutto sul ruolo delle banche e sul “colpo di Stato” che è avvenuto in Italia; allora, umilmente, mi chiedo se non è meglio riappropriarsi di qualcuna di queste risorse, culturali, intellettuali, con un tentativo estremo ma forte di riunificazione dei socialisti, piuttosto che abdicare e sparire nell’ambito di un “patto” che non ha niente di negoziale: peraltro, Formica aveva fatto domande precise al riguardo e, per la verità, anche il sottoscritto aveva avanzato riserve di analoga natura. Vedo, poi, che le stesse riserve vengono condivise da molti, con parole diverse, a volte con delusione, esasperazione; anch’io nel vedere quel simbolo, in televisione, ho avuto una sensazione di vuoto, è come andare alla ricerca della bottega storica del proprio quartiere e vedere che è stata annessa ad un grande supermercato, e il vecchio bottegaio ora fa il commesso nel mega-negozio: con tutto il rispetto per voi dirigenti, caro Direttore, siamo tutti saccenti? o semplicemente rivendichiamo il diritto di esistere, che significa anche poter votare il partito socialista e poter contestare le scelte dei dirigenti? Tu (posso dare il “tu”?) hai senz’altro la Tua storia, fatta di lotta e di dignità, di passione politica, e il Tuo impegno è apprezzato e riconosciuto dalle persone oneste; ma, Ti prego, non minimizzare le storie degli altri, di chiunque voglia dare un qualche contributo, o semplicemente capire, magari informati anche Tu – su cosa hanno fatto gli altri nel loro campo, sul contributo piccolo o grande che hanno dato per la libertà e l’uguaglianza – prima di dare definizioni sprezzanti, cerca di comprendere le ragioni degli altri, dei tanti e tanti compagni che vogliono esistere e almeno poter esercitare il diritto di votare il loro partito. Un saluto cordiale.
      Ulpiano Morcavallo

  7. io sono + umile, ma non presentare il simbolo alle politiche e alle Europee significa “da facto” sciogliere il partito! un partito non vive perchè ha degli eletti, vive perchè ha ideali, proposte, programmi e una comunità che si riconosce e che è riconoscibile all’esterno attraverso la competizione elettorale. Altrimenti si è una associazioni come tante altre, noi siamo ormai una associazione.

    • sottoscrivo pienamente il tuo pensiero.
      Ha senso definire il PSI un partito se non presenta la lista alle politiche ed alle europee?
      Vi scongiuro: non citatemi le soglie di sbarramento, considerato che alle scorse politiche Tabacci ha avuto le palle di fondare Centro democratico, nella consapevolezza di non superare lo sbarramento ed essere così il primo partito sotto la soglia della coalizione IBC, ed avere un piccolo drappello di parlamentari AUTONOMI. Perché il PSI non ha avuto il coraggio di svolgere la medesima operazione politica?

      Veritiera e struggente la metafora di ulpiano morcavallo:
      ” è come andare alla ricerca della bottega storica del proprio quartiere e vedere che è stata annessa ad un grande supermercato, e il vecchio bottegaio ora fa il commesso nel mega-negozio”

  8. E pensare che diversi compagni mi danno del Socialista massimalista perché sostengo con fermezza e qualche animosità sostanzialmente quello che scrive Formica. Bene continuerò con la fermezza e l’animosità.

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