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Opinioni e commenti
 

Quote pericolose…
Pubblicato il 15-04-2014


Quote rosa e due conflitti d’interesse non trascurabili all’orizzonte. Questo è quel che da più parti si denuncia con dovizia di particolari. Prima il caso della ministra Federica Guidi, che siede al dicastero dello Sviluppo, nonostante l’azienda di famiglia, la Ducati energia (il padre com’è noto è un famoso industriale e dirigente di Confindustria), abbia da tempo rapporti d’affari proprio con i comuni e le aziende controllate dallo Stato, quali Poste, Enel, Finmeccanica, Ferrovie e la stessa polizia di Stato. Adesso il caso Marcegaglia, da qualche ora presidente dell’Eni, che pare abbia vinto il duello con Paola Severino, e sulla quale già si addensano nubi.

L’azienda della famiglia Marcegaglia è leader italiana nella lavorazione dell’acciaio e ha rapporti diretti proprio con l’Eni, oltre che con Enel. Con le due aziende controllate, una della quali adesso proprio presieduta da Emma, la Marcegalia é stata coinvolta anche in una vicenda giudiziaria. Si tratta di alcune tangenti versate per ottenere alcuni appalti dalle controllate del Tesoro. Il fratello della Marcegaglia, Antonio, ha patteggiato una pena di 11 mesi per il reato di corruzione e pagato oltre sei milioni di euro di risarcimenti.

Sono emersi nell’inchiesta anche conti cifrati che sarebbero da ricondurre alla stessa Emma Marcegaglia, sui quali erano transitati anche fondi neri. Pare che servissero per pagare i bonus di manager che agivano al di fuori del!’Italia, come mediatori con russi e arabi. Si alza anche la voce del sindacato a proposito della paventata chiusura dello stabilimento di Milano con la perdita di lavoro per 167 lavoratori e cambiamento di destinazione dell’area, ma dall’azienda Marcegaglia si rassicura che si tratta solo di un trasferimento dell’attività produttiva ad Alessandria senza licenziare nessuno. Vedremo.

Del nostro garantismo nessuno può dubitare, anche se, come si ricorda sempre a proposito di Berlusconi, una sentenza passata in giudicato è una sentenza. Sappiamo anche come le nostre imprese talvolta sono costrette a comportarsi per vincere un appalto. Crediamo però in un garantismo non doppiopesista. Quel ci aspettiamo da Matteo Renzi è che applichi le stesse regole a tutti. Quando non era presidente del Consiglio chiedeva le dimissioni di ministri anche per molto meno. Adesso si comporti di conseguenza, chieda tutti i chiarimenti del caso, se già non li ha, e non faccia eccezioni sui possibili conflitti d’interesse, sulle questioni giudiziarie e sulle opportunità di nominare o mantenere al vertice un nominato, a prescindere dalle quote rosa o azzurre. La parità di genere comporta anche una parità di trattamento.

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Commenti all'articolo
  1. Caro Mauro
    Io continuo a domendarni perchè siamo in questo governo.
    Abbiamo un presidente del consiglio che vanta di aver finalmente fatto nomine di donne nelle aziende di stato, Dunque si fa una questione di genere , neanche avesse trovato delle nuove Belisario, per guidare i soli veri colossi economici Italiani , che fatturano decine di miliardi per poi nominare all’Eni , un ente che fà più politica estera della Farnesina, Emma Marcegalia con tutte le incongruenze e conflitti di interesse che tu ben illustri in questo articolo. Renzi stà ripetendo e risistemando il gruppo dei “PATRIOTI” che “SALVARONO” Aitalia dopo che la comunità tutta ne ha assorbito le perdite e incassando molti vantaggi da Benetton , Marcegalia, Colanino etc..
    E noi per il viceministro Nencini ci rendiamo complici di tutto questo ????? meditiamo compagni meditiamo.
    Fraterni saluti compagno maurizio Molinari

  2. La nomina di tre donne a presidente quando conta l’amministratore delegato è un altro esempio di propaganda di bassa lega. Piuttosto noterei la promozione di Moretti che dalle Ferrovie passa alla ben più importante Finmeccanica. Lo stesso Moretti – l’unico peraltro che ha avuto il coraggio di farlo – che aveva risposto con una pernacchia a Renzi quando questi aveva ventilato il taglio dello stipendio. Nei posti che contano, Eni e Finmeccanica, altri hanno deciso per Renzi. Il resto sono chiacchiere da bar.

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