martedì, 11 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Quousque tandem abutere,
Merkel, patientia nostra?
Pubblicato il 14-04-2014


“Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri” è il comandamento che ispira la dittatura dei maiali sulle altre bestie, dopo la ribellione allo sfruttamento dell’uomo, nel romanzo scritto a mo’ di favola dal socialista libertario George Orwell “La fattoria degli animali”, allegoria di tutte le rivoluzioni che, trasformandosi in dittatura, tradiscono i loro principi. Orwell lo scrisse contro il regime totalitario comunista instaurato da Stalin e, oggi, sembra attagliarsi bene a quanto sta avvenendo in Eurolandia.

Le regole di Maastricht sui bilanci dei Paesi che partecipano all’euro dovrebbero essere uguali per tutti, ma non per la Germania, che si comporta nei confronti degli altri Stati come l’Unione sovietica con gli alleati del Patto di Varsavia: da “satelliti”!

Si guardi a quanto sta avvenendo in materia di rapporto tra disavanzo dei conti pubblici e prodotto interno lordo, il famigerato 3%. A fronte delle timide richieste italiane e francesi di deroga, almeno per quanto riguarda gli investimenti in infrastrutture, la Germania di Frau Merkel risponde di “no”. Si dirà pacta sunt servanda ed è giusto che sia così, considerato che il rispetto degli accordi è condizione fondamentale nel campo del diritto civile e di quello internazionale, ma tale regola è stata violata proprio dai tedeschi, che sembrano marciare in Europa cantando Deutschland über alles: “Germania al di sopra di tutto”, come facevano le truppe di occupazione nazista.

E sì, perché proprio la Germania, negli anni tra il 2001 e il 2005, superò sistematicamente la soglia del 3%, interrompendo un declino economico che sembrava irreversibile e ponendo le basi per il portentoso sviluppo del periodo successivo.

Per non parlare dell’atteggiamento tedesco rispetto alla crisi della Grecia; infatti, nella sua recente visita ad Atene la “Cancelliera di ferro” ha riconosciuto che, con le terribili politiche di austerità “lacrime e sangue” imposte dalla Troika (Fondo Monetario Internazionale, Banca centrale europea e Germania), la Grecia ha centrato gli obiettivi di risanamento meglio del previsto e può pensare al rilancio: così ha rassicurato i tedeschi che non dovranno pagare il conto di altri salvataggi, poiché la Nazione ellenica continuerà a praticare le famigerate politiche di austerity.

Attenta Frau Merkel però, se alle prossime elezioni europee dovesse prevalere il diffuso sentimento antieuropeo, tra destre populiste e sinistre radicali, l’Unione potrebbe andare in pezzi e con essa il benessere dei tedeschi a scapito degli altri cittadini del Vecchio Contienente. Alla Merkel, parafrasando le “Catilinarie” di Cicerone (Quousque tandem abutere, Catilina, patientia nostra?), si potrebbe dire “Fino a quando abuserai tu, Cancelliera, della nostra pazienza?”.

Ecco perché, è necessario che si affermi il Partito socialista europeo con il suo candidato Martin Schulz alla presidenza della Commissione, per una nuova fase economica e sociale che, al governo dei conti pubblici, sappia accoppiare equità e crescita.

Maurizio Ballistreri

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Commenti all'articolo
  1. I socialisti europei hanno la grave responsabilità di non aver provveduto a creare un grande partito socialista europeo invece, si sono limitati a creare un PSE finto, di cartone! Poi ci si chiede perché l’Europa si é fermata nel processo di integrazione! Dubito che basti avere Schulz presidente della commissione. Impegnamoci a giocare la carta Schulz e speriamo in bene.

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