sabato, 23 giugno 2018
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Opinioni e commenti
 

Schultz e Tsipras per cambiare l’Europa
Pubblicato il 14-04-2014


Tra un mese e mezzo, il 25 maggio, i cittadini europei saranno chiamati alle urne per rinnovare il Parlamento Europeo e per eleggere il nuovo presidente della Commissione europea. I principali candidati saranno Martin Schultz(PSE), Guy Verhofstadt (ALDE), José Bove e Ska Keller (Verdi), Jean Claude Juncker (PPE) e Alexis Tsipras(L’altra Europa-GUE). Analizziamo da vicino i due contendenti per la sinistra europea: Martin Schultz e Alexis Tsipras. Il primo è candidato per il Partito Socialista Europeo mentre il secondo per la Sinistra Unitaria Europea.

Schultz, esponente di spicco dell’SPD in Germania, sostiene che “senza una nuova politica industriale degna di questo nome” non ci sia futuro per l’Europa. Il primo punto è sbloccare 150 miliardi di euro per arrivare ad un PIL europeo del 20% entro il 2020 nel settore manifatturiero. Nel dettaglio i canali di finanziamento saranno così ripartiti: 100 miliardi da fondi strutturali; 40 dal programma per l’innovazione e la ricerca Horizon 2020 (approvato nel dicembre scorso) e una decina di miliardi dal piano per le imprese COSME. Tuttavia questa ingente manovra comunitaria europea non sarebbe possibile senza lo snellimento della burocrazia, altro elemento cruciale. Nell’ottica di un’Europa comunitaria, Schultz punta sull’internazionalizzazione delle imprese, stimolando la mobilità e migliorando la formazione all’interno delle stesse. Investimenti mirati saranno destinati ai settori ad alto contenuto tecnologico. Tutti bei propositi anche se sorge un problema: il costo dell’energia sempre troppo alto. Infatti, ora che l’Europa ha sanzionato la Russia ci saranno aumenti di prezzi sia del greggio sia del gas naturale controllati dalla Gazprom, il colosso energetico russo. Ultimo obiettivo di Martin Schultz e del PSE è facilitare l’accesso al credito, in particolare delle piccole-medie imprese, per innalzare il livello occupazionale, vera piaga sociale dell’Europa odierna. Il credito delle Banche europee però devono fare quadrare i conti con la Banca Centrale Europea. Gli istituti di credito dovranno anche incentivare le grandi industrie europee per consentire loro di riassumere un ruolo strategico delle politiche industriali a livello del mercato globale.

Veniamo ora al programma di Alexis Tsipras. Da cittadino greco Tsipras conosce molto bene gli effetti delle decisioni della Troika e i sacrifici imposti ad un popolo. Proprio per questo motivo il primo punto della “Lista Tsipras” è porre fine al regime di austerità e della crisi. Come fare? Avviando la trasformazione ecologica della produzione, dando priorità alla qualità della vita, alla solidarietà, all’istruzione, alle fonti energetiche rinnovabili. Il progetto del leader greco è semplice: fare dell’Unione Europea non solo l’Unione bancaria e finanziaria ma anche l’Unione politica europea. Sulla scia delle tragedie del Canale di Sicilia dell’anno scorso, Tsipras vuole riformare le politiche europee dell’immigrazione, garantendo i diritti umani, l’integrazione, il diritto d’asilo e le misure per la salvaguardia dei migranti, i quali sono costretti ad affrontare viaggi in cui mettono a repentaglio la propria vita. Torniamo alle politiche economiche per fronteggiare la recessione economica europea. Per porre l’immediata fine all’austerità è necessario un programma di ricostruzione finanziato direttamente dall’Europa attraverso i prestiti a basso tasso di interesse, ponendo l’accento sulla creazione di posti di lavoro e sullo sviluppo tecnologico e infrastrutturale. Una battaglia annunciata sarà quella contro il Fiscal Compact, il quale impone, a partire dall’1 gennaio 2015, il pareggio di bilancio anche ai paesi in gravi difficoltà riducendo la spesa pubblica di svariati miliardi. Il Fiscal Compact non consentirebbe ingenti investimenti a favore del lavoro, anzi; si arriverà a tagliare sempre più la spesa pubblica nei confronti del Welfare State. Altro punto programmatico è la tassazione dei guadagni che derivano dalle operazioni finanziarie, adottando in pratica una Tobin Tax inasprita.

La sfida a sinistra tra Schultz e Tsipras non deve però essere concepita come una lotta per la sopravvivenza dell’una o dell’altra fazione. Indipendentemente dai risultati del 25 maggio il PSE e il GUE dovranno collaborare costruttivamente per indirizzare l’Europa in un futuro di pace, solidarietà e giustizia sociale. Il bene dei cittadini europei passa, ancora una volta, per il buon senso di leader politici democratici e riformisti. L’Europa non ha bisogna di divisione ma di unità contro la povertà crescente e facendo barriera per arginare le forze politiche estremiste xenofobe e nazionaliste.

Manuele Franzoso

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