martedì, 18 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Scrive Bobo Craxi:
Il futuro del Socialismo
Pubblicato il 14-04-2014


Caro Direttore,

In questi mesi la politica italiana rapidamente ha cambiato verso e forma della sua rappresentazione attraverso “intese larghe” che restringendosi facevano spazio ad una nuova stagione politica contrassegnata dall’affermazione attraverso una manovra di palazzo del giovane leader PD (sconfitto alle primarie ma trionfatore della rapida campagna autunnale per la conquista della segreteria) che ha imposto un’accelerazione vistosa non soltanto all’”agenda” politica ma anche all’immagine stessa della politica e dei politici italiani. Di ciò è doveroso prendere atto senza tuttavia lasciarsi condizionare dal conformismo che ci priverebbe della necessaria e doverosa libertà di giudizio sulle scelte e sulle opzioni politiche che mano a mano vengono distillate sul campo economico e sociale e sul più complesso e delicato terreno istituzionale, nonché sul timido impulso di carattere internazionale che la nuova guida del governo ha riservato per un paese centrale come il nostro nel Continente europeo e nel Mediterraneo.

L’Avanti! tramite la tua penna ha sovente chiosato, senza pregiudizio alcuno, le mosse del nuovo premier e l’approccio dinamico di un  PD che si candida sempre di più a diventare il Partito dominus del sistema politico italiano rovesciando qualsiasi schema di cooperazione più largo con la sinistra tradizionale che deve fare i conti con la sua debolezza attuale, ma anche con gli errori storici e del passato recente su scelte di natura istituzionale (vedi Titolo V ), sulle Riforme del mercato del Lavoro, sulla tematica dei diritti Civili e sull’appiattimento ventennale  nei riguardi di una visione ottusa e conservatrice dell’organizzazione della giustizia e una difesa cieca dello straripamento del potere inquisitorio dei P.M.

Si è scritto sull’Avanti! che di fronte all’incalzare di novità epocali

(tale si è considerata la ri-adesione del PD al PSE) la difesa di una piccola formazione che si richiamasse alla ultracentenaria Storia del PSI già rappresentava un miracolo. Non posso che concordare con questo assunto, ma tuttavia non posso non sottolineare che gli sforzi di mantenere in vita una modesta organizzazione ispirata dagli ideali socialisti e riformisti, figlia della scomparsa del PSI ed erede del faticoso processo Costituente che ha riunito i cocci della diaspora socialista, sono dovuti soltanto alla capacità e diciamo alla testardaggine di chi non ha cessato di dare battaglia politica ed elettorale anche quando le condizioni erano vistosamente proibitive e che la sola presentazione di un simbolo socialista ha sempre dato l’idea e la sensazione che la radice non fosse rinsecchita o scomparsa.

Si possono contrarre accordi politici elettorali di segno diverso, lo si è fatto anche in modo contradditorio o addirittura contro-natura, purché l’intento ed il fine giustificasse il mezzo ritenuto spesso inidoneo o insoddisfacente. Mai, tranne che nel 2008 riuscimmo, a dare una rappresentazione unitaria dei socialisti e quella volta, a dispetto di tutti gli anti-bipolaristi, fu anche la nostra peggiore performance.

Ma un accordo elettorale per elezioni capestro come quelle europee o dovevano dare il segno di una reale tendenza politica capace di spingere l’area socialista a riunificarsi sotto l’egida PSE oppure, più banalmente, essa sarà, come è ormai è chiaro dalle prime battute, solo occasione di un posizionamento tattico di un Partito senza retroterra ideologico unitario entro una famiglia politica storica che accoglie questa esperienza italiana figlia delle note anomalie che hanno attraversato il nostro ventennio mantenendo quel velo di ambiguità che ha sempre contrassegnato la complessa storia delle organizzazioni politiche italiane, e di un supposto Patto Federativo purtroppo interpretato come un primo passo verso l’integrazione  successiva. Per chi avesse  ritenuto, ed il Congresso di Venezia aveva suscitato tutt’altra impressione rispetto alle scelte politiche effettuate in seguito,  che  esistesse una reale volontà di rilancio politico autonomo del Socialismo Riformista Italiano l’appuntamento europeo rappresenterà  una battuta d’arresto eloquente.

Si tratta ora di attendere i risultati elettorali, di incoraggiare i nostri compagni candidati ovunque essi si trovino ma  tuttavia di  prepararci ad una discussione politica che non abbandoni le premesse della nostra comune appartenenza ad una Comunità.

Si possono scegliere le strade più tradizionali di una divisione politica fra fusionisti ed autonomisti come è avvenuto nel recente Consiglio Nazionale, si possono imboccare le strade di una gestione più unitaria rifacendo al verso prampoliniano (evocato persino dal neo “socialista europeo” Del Rio) che solo uniti si è più forti, sono troppi i terreni su cui il punto di divisione non solo fra socialisti, ma nella stessa sinistra italiana, meritano una discussione più ampia e più profonda piuttosto che  affidarci al conformismo esterno, all’ottuso assorbimento del dissenso interno, al fatalismo rinunciatario e dispersivo che  penso non renda giustizia a coloro che come noi, e il Direttore dell’Avanti in testa, hanno scelto l’adesione alla nostra cultura e tradizione politica con fede razionale, perché è ancora possibile dirsi socialista in questo secolo e lo sarebbe ancora di più se fossimo un movimento più forte ed organizzato nella società Italiana.

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Commenti all'articolo
  1. Caro Bobo, condivido molte tue riflessioni e preoccupazioni. Ti rispondo per riassumenti il mio parere. Tu sai che nella riunione congiunta della segreteria nazionale e dei segretari regionali, svoltasi per decidere sull’accordo elettorale col Pd in vista delle elezioni politiche, io fui uno dei pochissimi a proporre la presentazione di liste di partito. Se lo avessimo fatto, con solo lo 0,1 in più dello 0,5 di Tabacci avremmo preso dai 7 agli 8 deputati. Molti di coloro che optarono per la lista col Pd, e non mi riferisco a te, per il quale era in serbo altra prospettiva, si scoprirono poi tenaci assertori dell’autonomia, dopo avere scoperto di non essere tra i candidati. Ma la politica è da sempre anche questo. E non sono certamente io a stupirmene. Altra cosa sono le europee. Esiste uno sbarramento al 4 per cento e il Pd è entrato ufficialmente nel Pse esponendo anche questa sigla nel simbolo. Difficile riuscire a convincere sulla necessità della presenza di un Pse italiano di dimensioni ridotte come le nostre a fronte di un Pse italiano cui i sondaggi oggi attribuiscono oltre il 30 per cento. Altra cosa ancora è il cosiddetto patto federativo. Che non esiste, almeno al momento. Quello sottoscritto da Nencini e Guerini è un semplice patto elettorale, che rimanda a un percorso di patto federativo che va certamente discusso e approfondito. Infine le liste. Anch’io le avrei fatte diverse e avrei preteso che tutti i dirigenti e in particolare i parlamentari ne facessero parte. Se ci devono contare che ci contino con le nostre migliori energie…

  2. Faccio parte di coloro che sono: illusi e romantici perché le idee non sono morte e la storia non è finita come afferma qualche storico a “la page”. Condivido quello che scrive Vittorio Craxi anche se sono più pessimista di lui. I comunisti non permetteranno mai di crescere dell’idea Socialista figurarsi di un PSI. I catto-comunisti per chi ancora non se ne renda conto sono anti-democratici e si chiamano democratici per il semplice motivo che tutti i partiti comunisti d’oltre cortina dopo il 1989 si sono chiamati democratici. Sono convinto che dobbiamo da soli ricostruire in questo paese un partito Socialista che ha come obiettivo la LIBERTA’ e la GIUSTIZIA SOCIALE e lasciamo perdere la parola riformismo che è servita ai liberali per prendersi il potere. Come militante mi preparerò per il prossimo congresso per ribaltare questo avvilente patto federativo e nelle elezioni se non troverò il simbolo del partito mi sentirò in dovere di votare secondo le mie idee e la mia coscienza. Comunque dopo le elezioni europee spero di incontrare i compagni per dibattere questi argomenti.

  3. Caro Bobo molto probabilmente è stata persa la condizione essenziale per qualsiasi formazione politica, la chiarezza verso i militanti e sopratutto verso i Cittadini elettori che non sanno mai cosa faranno i socialisti ed il perchè di queste scelte.

  4. Personalmente sono ancora convinta dell’importanza e del valore delle idee socialiste, ma sono anche consapevole dell’esigenza di adeguarle e di vivificarle rispetto al mondo in cui viviamo oggi. Mi preoccupa però, soprattutto, il rischio di non poter trasmettere alle giovani generazioni (salvo forse le appartenenze familiari) il nostro immenso patrimonio di idee. Occorrerebbero chiarezza, coraggio, determinazione, organizzazione, visibilità e un po’ di fortuna.

  5. Troppi errori, oscillazioni incredibili verso Casini, antisindacalismo senza senso e ripetere con ambiguità di “contrarietà alla confluenza nel PD” e poi fare piccoli passi per renderla inevitabile. Almeno salvaguardare la dignità politica ponendo “la pregiudiziale” sulla volontà di Renzi di “cancellare il nostro Partito” considerandoci “ricattatori (?)” e portatori di voti senza riconoscimenti di seggi elettorali. Un Patto federativo che è peggio di quello sottoscritto con Bersani e, come tale, senza alcun valore visto come siamo trattati proprio da Guerrini. Una dirigenza sconfitta e senza appello.

  6. Buongiorno e buona Pasqua a tutti.
    Condivido parola per parola lo scritto di Bobo.
    Al sottoscritto sembra che il nostro partito sia tornato alla conduzione del “buon Boselli”. Sono iscritto al partito e sono anche deluso, resterò a casa ancora a questa tornata elettorale.

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