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Opinioni e commenti
 

Senato, idee a confronto nel PD
Pubblicato il 02-04-2014


Senato-BuemiIl PD si muove. L’avanzata del presidente del Consiglio deve fare i conti non solo con i malumori dei forzisti, ma anche con le controproposte che arrivano dall’interno del suo partito: 22 senatori democratici hanno annunciato la presentazione di un disegno di legge costituzionale che fa concorrenza alla proposta di Renzi. Una Camera composta da 315 deputati e un Senato, che rimarrebbe elettivo, composto da 100 rappresentanti delle Regioni e 6 degli italiani all’estero. “Se Renzi vuole fare l’anticasta, non potrà liquidare la nostra proposta accusandoci di essere dei conservatori perché questo disegno è più anticasta del suo”, spiega all’Avanti! il senatore PD ed ex direttore di RaiNEws24, Corradino Mineo.

Si tratta di un intervento “molto più radicale in termini di tagli agli sprechi visto che, nei fatti, dimezziamo il numero dei parlamentari”, continua Mineo che, però, sottolinea come “pur condividendo l’obiettivo di snellire le procedure e superare il bicameralismo perfetto sia necessario non incamminarsi su un terreno pericoloso commettendo l’errore di sottovalutare la portata delle modifiche a un meccanismo così delicato. Perché sulla democraticità di Matteo non ci sono dubbi, ma se si sbilanciano troppo i poteri, domani, potrebbe arrivare un demagogo con in mano il potere di cambiare la Costituzione ogni mese”.

Nel dettagli, il disegno di legge costituzionale n.1420 prevede il superamento del bicameralismo perfetto attribuendo solo alla Camera la competenza di esprimere il voto di fiducia al governo, così come di deliberare in materia di leggi di bilancio. Al Senato va il compito di vigilare sulle garanzie che ”non sono un bene né del governo né della maggioranza “, ricorda Mineo, così come la facoltà di esprimersi su riforma della legge elettorale e attuazione dei trattati europei.

Onorevole Mineo, da cosa nasce il bisogno di presentare un disegno di legge costituzionale alternativo alla proposta di Renzi?

Nasce dalla condivisione di un obiettivo, ma con la convinzione che questo debba essere perseguito in un’altra forma. Se si analizza la nostra proposta ci si rende conto che questa prende tutti i paletti di Renzi, ma li scrive meglio e non è un caso che, oltre ai 22 firmatari, il progetto goda di una condivisione ampia anche fuori dal PD. Noi vogliamo il cambiamento e crediamo che il nostro disegno di legge sia la strada per arrivarci senza commettere dei gravi errori. Quella dei presidenti di regione e dei sindaci prestati per tre giorni al Senato è una corbelleria.

Perché?

Perché si verrebbe a costituire un Senato da “dopolavoro” che, unito alla legge elettorale con fortissime connotazioni maggioritarie alla Camera, creerebbe un pericoloso squilibrio di poteri.

Ma, secondo lei, come mai Renzi si è incamminato su questa strada?

È ovvio che Matteo Renzi voglia contendere a Grillo il voto populista. Va benissimo, io sono con lui in questo. Ma bisogna stare attenti alle scelte che si fa perché andare sull’onda del “tagliamo la casta” può portare a scelte non ragionate. Come si fa a pensare che i sondaci possano venire a Roma per pochi giorni al mese per affrontare questioni molto complesse e importanti rispetto alle quali sono poco preparati perhcè si occupano di altro. Pensare di risolvere così, con un atto di forza, la questione politica delle autonomie non mi sembra praticabile perché in questa maniera si sfascia l’equilibrio tra i poteri.

Si spieghi.

Prenda la Germania: è vero che i rappresentanti del Bundesrat, la seconda camera, non sono eletti direttamente ma vengono designati dai singoli governi federali, ma questo però si sposa con una legge proporzionale al Bundestag che garantisce la rappresentanza. Anche in Francia esiste un forte bilanciamento di poteri e la rappresentanza dei territori è molto ben garantita.

Ma, quindi qual è il disegno politico di Renzi?

Il disegno politico è naturalmente quello di accelerare tutti i tempi favorendo la governabilità. Ed è ragionevole perché, evidentemente, il sistema è bloccato e non poteva più andare. Ma la strada scelta frettolosamente è altrettanto dannosa perché disegnata da consiglieri esperti in questioni amministrative, ma non in tematiche legislative complesse. È gente che si è sempre occupata di consigli comunali che non ha l’ampiezza di vedute di un legislatore.

Cosa intende dunque quando parla della “questione politica” delle autonomie?

La questione è che le autonomie hanno deragliato e l’obiettivo di Renzi è anche quello di riportare un po’ di ordine, ma questo si può fare in molti modi. Lui in quel modo pensa di risolvere il problema di tenere sotto controllo i sindaci e i presidenti di Regione. Ma, in nessun posto al mondo c’è una camera politica eletta da una legge super maggioritaria e l’altra che rappresenta un sistema “dopolavoristico” dove, ad esempio, il presidente del Lazio, con tutti gli impegni che deve esperire, deve recarsi 3 volte a settimana. Intendiamoci: io sono un uomo della sinistra che da sempre ha creduto moltissimo nella riforma delle regioni che fu portata nel Paese nel ’70. Ma, già allora c’è stata la rivolta di Reggio e il modello di sviluppo basato su spesa pubblica e intermediazione con i territori già mostrava i suoi limiti. In questo modo si è creata una deriva per cui la casta è anche quella delle regioni. Ma, l’obiettivo di ridurre il fenomeno è da affrontarsi politicamente, senza bisogno di tenere a Roma sindaci e consiglieri, ma con cento senatori eletti regione per regione che fanno da trait d’union.

Ma, perché secondo lei si è scelta la strada del decreto in CDM?

Renzi pensa che se lui si ferma questo processo di innovazione va a rotoli quindi tira sempre avanti. Soprattutto avendo consiglieri come Del Rio e Boschi che vengono da esperienze di amministrazione, non ha valutato le alternative e poi è andato a presentare il disegno. Ma c’è anche un’altra ragione: ci sono nel PD quelli che hanno i coraggio di dire “sono con te”, ma tu sbagli e altri che dicono che sono d’accordo e poi frenano e lui ha il problema di non far frenare. Noi presentiamo un decreto per dimostrare che non abbiamo voglia di frenare, ma di fare le cose bene.

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

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