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Opinioni e commenti
 

Stamina, bocciata dalla scienza finisce in tribunale
Pubblicato il 23-04-2014


Stamina-VannoniCi sono casi in cui avere torto sarebbe stato molto meglio. Per i malati e per i loro parenti aggrappati a qualsiasi speranza di miglioramento, per la ricerca scientifica che si sarebbe trovata di fronte a una scoperta rivoluzionaria, per le istituzioni, parlamento e governo, che hanno voluto dare una possibilità consentendo la sperimentazione di un metodo di cura che metodo di cura non è.

Invece, purtroppo, i dubbi sollevati da parte della comunità scientifica e dalla magistratura erano e sono più che fondati. La vicenda Stamina finisce così con 20 indagati, tra cui il guru del metodo Davide Vannoni e il suo braccio destro Marino Andolina, accusati a vario titolo di associazione a delinquere finalizzata alla truffa, al commercio e alla somministrazione di medicinali guasti o imperfetti, al commercio o somministrazione di medicinali pericolosi per la salute. Tra gli indagati figurano neurologi, biologi, medici degli Spedali civili di Brescia.

Nelle carte della chiusura indagine da parte della procura di Torino si legge che Vannoni era “di fatto animato dall’intervento di ricavare guadagni grazie pazienti con malattie degenerative senza speranza”.

Per quattro anni il presidente della Stamina Foundation, laureato in Lettere e Filosofia, sedicente scienziato, “per sostenere la ricerca sul trapianto di cellule staminali mesenchimali e diffondere in Italia la cultura della medicina rigenerativa”, ha promesso cure miracolose, illudendo pazienti e parenti, mostrando video in cui bambini malati compivano impercettibili movimenti con una mano, chiedendo e ottenendo che la “terapia” venisse effettuata in un ospedale pubblico. Le “cure” erano proseguite, nonostante la bocciatura dell’Aifa, l’agenzia italiana del farmaco, grazie anche all’intervento di tanti giudici che, sostituendosi ai medici, avevano accolto i ricorsi dei pazienti intimando ai medici la prosecuzione della “terapia”.

Abile manipolatore, Vannoni, grazie alla trasmissione televisiva le ‘Iene’, non nuova a questo tipo di divulgazioni (vi ricordate il veleno dello scorpione cubano che curava il cancro?), ottiene ampio spazio sui media con le storie di pazienti ‘simbolo’ come la piccola Sofia o Celeste.

Ce ne è abbastanza per commuovere e alimentare speranze e così durante l’esame al Senato viene approvato all’unanimità un emendamento che prevede una specifica sperimentazione di impiego di medicinali per terapie avanzate preparati su base non ripetitiva con uso di cellule staminali mesenchimali. Il caso diventa di rilevanza internazionale e scienziati italiani e stranieri esprimono un giudizio decisamente negativo su tale emendamento in quanto, così facendo, l’Italia rischia di eliminare drasticamente tutte le regole scientifiche che invece sono state sempre ritenute necessarie.

“Il rispetto per la sofferenza dei malati e dei loro parenti, – aveva detto Pia Locatelli tra le prime a sollevare la questione in Parlamento e a chiedere chiarimenti sul metodo e sul suo artefice – per i quali abbiamo la massima comprensione, non deve farci dimenticare il nostro dovere di legislatori che è quello di dare regole certe e non speranze che non sono basate sul alcun presupposto scientifico. Scienza e medicina non possono essere fatte in risposta alla piazza e alla magistratura”.

Oggi a quasi un anno di distanza da quando il Parlamento ha iniziato a occuparsi della vicenda, dopo la prima bocciatura da parte della Commissione scientifica istituita dal Ministero della salute che ha dichiarato il metodo infondato e inefficace, è arrivato il rinvio a giudizio.

“Mi dispiace dire che purtroppo i nostri dubbi su Stamina erano fondati – ha dichiarato Pia Locatelli “Sarebbe stata una cosa bellissima costatare che ci eravamo sbagliati e che esiste veramente una cura in grado di guarire le migliaia di pazienti afflitti da malattie degenerative gravissime di origine genetica e neurologica. Non è così e ce ne dispiace. Continuare adesso la sperimentazione con dei fondi pubblici, dopo il parere negativo della scienza, equivarrebbe a finanziare i viaggi a Lourdes per dare speranze ai malati. La speranza aiuta molto, moltissimo, – ha concluso – ma la speranza deve avere fondamento perché senza verità scientifica si illudono le persone, e noi legislatori e legislatrici in coscienza non possiamo farlo. É questione di etica”.

La ministra Lorenzin comunque ha tenuto a precisare che le due vicende quella giudiziaria e quella scientifica vanno tenute separate e quindi la seconda commissione, istituita dopo il ricorso al Tar vinto da Vannoni, proseguirà il suo lavoro. “Sono ancora estremamente stupita – ha commentato Lorenzin – di quello che è accaduto a Brescia e di come sia potuta entrare in un ospedale pubblico una sperimentazione che tale non era e che non aveva neanche un brevetto. Credo che questa esperienza, a prescindere da come andrà a finire, debba servire da insegnamento alle istituzioni scientifiche, sanitarie, al mondo legislativo e giudiziario e, se permettete, anche ai mass media”.
Soprattutto ai mass media, aggiungiamo noi.

Cecilia Sanmarco

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Commenti all'articolo
  1. Sono rimansto spiacevolmente stupito dall’accostamento fatto dalla compagna Locatelli tra metodo Stamina e Lourdes. L’ho trovato inopportuno e offensivo. Lourdes fino a prova contraria non ha mai danneggiato, spennato o illuso nessuno, mentre il metodo Stamina e’ una truffa ben organizzata e provata.

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