mercoledì, 19 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Stefano Biagiotti scrive:
Cosa vuol dire essere
socialista nel 2014
Pubblicato il 18-04-2014


Nel 2014, ha 45 anni, sembra anacronistico, quasi ridicolo per i più, presentarsi come “socialista”; per me è invece motivo di soddisfazione e compiacimento.

Socialista da sempre, con l’adesione alla federazione giovanile nel lontano 1987, ho avuto la possibilità, grazie alla fiducia che hanno riposto i compagni su di me, di rivestire ruoli politici, come segretario del direttivo comunale, ed amministrativi, come consigliere comunale, e, nei vari livelli, ho cercato, riuscendoci, di portare avanti quelle che sono le pietre miliari del Socialismo.

Il Socialista, e con lui il Partito Socialista Italiano, nel 2014 è vivo ed il Socialismo è il sentiero che molti partiti e movimenti hanno e stanno percorrendo, ed altri hanno cercato di cavalcare, negli ultimi 20 anni.

Il Partito Socialista Italiano è l’unico partito in Italia che fin dalla sua nascita, 1892, non ha dovuto modificare, sacrificare e rinnegare le proprie ideologie; ha però dovuto affrontare, negli ultimi 20 anni, azioni di ogni tipo da parte di organizzazioni che ne volevano decretare la su morte, senza però riuscirci.

Essere Socialista nel 2014 significa sposare ideali come: la laicità dello stato, la scuola pubblica per tutti, la sanità pubblica per tutti, la politica economica che ponga al centro l’uomo come fattore principale della produzione e non il capitale, l’equa fiscalità, la ridistribuzione delle ricchezze, la garanzia dei servizi sociali, la parità di genere non con la riserva delle quota rosa ma creando una società con pari dignità, i diritti civili e tanto altro.

Essere Socialista nel 2014 significa battersi per: una riforma del sistema elettorale più democratico; una riforma del sistema fiscale più equa; una riforma organica del sistema giudiziario; una riforma dell’apparato burocratico meno pressante per il cittadino e le imprese e una riforma radicale del titolo V .

Essere Socialista nel 2014 è guardare all’Europa non come un freno ma come trampolino per la creazione di nuove sinergie fra diversi, nuove occasioni di scambi economici e culturali perché da questi possano nascere occasioni di sviluppo e crescita .

Essere Socialista nel 2014 significa essere riformisti attenti ai cambiamenti, alle esigenze di una società in continua evoluzione; questo forse è quello che più fa paura: “essere al passo con i tempi”. Riformisti significa cercare di dare risposte concrete ai bisogni di una società in default economico e morale.

L’aver cercato per 20 anni di rinnegare l’importanza di un Partito Socialista in Italia e, ancor peggio, di aver tentato più volte di “ucciderlo-emarginarlo” sono stati , a mio avviso, atti che ci hanno condotto alla situazione di degrado in cui il nostro paese si sta trovando oggi non avendo avuto, fino ad ora, forze politiche riformiste e lungimiranti capaci di comprendere i cambiamenti che vi erano in essere nella società italiana.

L’auspicio è che ora le cose cambino visto che il 1 marzo 2014, dopo 41 dalla fondazione del PSE alla quale ha partecipato il PSI, il Congresso elettorale, svoltosi a Roma, ha accettato la domanda di ammissione del Partito Democratico.

Parafrasando, ora il voto utile è quello che ogni elettore esprimerà ad un “Socialista del 2014”.

Stefano Biagiotti
candidato a consigliere comunale per Montepulciano

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Commenti all'articolo
  1. Condivido quasi tutto l’articolo meno la parte che favorisce la nostra presenza nel pd che considero un partito antidemocratico e le ultime uscite del pdc mi fanno temere che produrranno l’ultima “picconata” alla repubblica prima di avere per i prossimi anni – prevedo tanti purtroppo – una repubblica ex-sovietica come l’Ungheria e tanti paesi dell’est.
    Riflettiamo il 25 maggio prima di mettere la croce sul PD perché non si vota il PSI anche se si dà la preferenza ad un compagno perché hanno i voti per eleggere chi vogliono.

  2. L’identità. In linea di principio un punto fermo. Per le persone e, nel nostro caso, per le entità collettive. Una consapevolezza di sé stessi che è alla base dell’esistenza. E del riconoscimento da parte degli altri. Nel mondo reale, le cose sono un tantino più complicate. Perchè la forza di una identità politico-culturale, così come vissuta all’interno, non si traduce necessariamente nella percezione della medesima da parte del mondo esterno. E perchè può accadere che il modo in cui i militanti interpretano il loro passato e il loro presente sia di ostacolo alla costruzione del loro futuro collettivo. Stiamo parlando, beninteso, di noi stessi. Dei socialisti. Sosteniamo #PrimaPSI

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