domenica, 21 gennaio 2018
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Opinioni e commenti
 

“Storia della lega italiana per il divorzio” di Domenico Letizia
Pubblicato il 04-04-2014


Storia-lega-italiana-divorzio-LetiziaIl bel libro di Domenico Letizia, “Storia della Lega Italiana per il divorzio”, esce a poche settimane dal quarantennale del referendum del 12 maggio 1974, che segnò la prima grande vittoria laica del nostro Paese. Inutile ricordare che il merito della legge che introdusse il divorzio in Italia é da attribuire al nostro Loris Fortuna, che sarà poi protagonista anche della battaglia per la legalizzazione dell’aborto. Suo compagno di avventura fu il liberale Antonio Baslini. Ma fuori dal Parlamento decisive furono le epiche lotte dei compagni radicali, con Marco Pannella su tutti che, anche grazie alla Lega per il divorzio, sensibilizzarono la pubblica opinione fin dagli inizi degli anni sessanta.

Letizia compie un interessante excursus storico a cui aggiungo poche notizie. I primi parlamentari italiani a firmare una legge per l’introduzione del divorzio furono due socialisti. Nel 1901 i deputati Agostino Berenini, di Parma, e Alberto Borciani, di Reggio Emilia, che era stato due anni avanti il primo sindaco socialista della città, presentarono una proposta di legge che restò lettera morta e che incontrò critiche e opposizioni anche in settori della stessa area progressista. La questione si arenò e mai venne risolta. L’Italia rimase a lungo l’unico paese dell’Europa occidentale privo di una legislazione sul tema. Prima il fascismo, soprattutto dopo la firma dei Patti lateranensi del 1929, e poi la Dc, che non avrebbe mai accettato di mettersi contro la Chiesa, posero una pietra tombale sull’argomento.

I laici furono una minoranza soprattutto per atteggiamento e si riscoprirono maggioranza solo negli anni settanta. Erano stati i socialisti e i socialdemocratici a votare contro l’articolo sette della Costituzione nel 1947, che contemplava l’assunzione in Costituzione del Concordato. Da allora la vicenda della sinistra italiana si é articolata in un profondo dissenso tra quanti ritenevano che le lotte laiche fossero pericolose per aprire un fronte nel mondo cattolico (Togliatti e in parte anche Berlinguer, ma per imitazione anche larga parte di socialisti durante l’unità d’azione col Pci) e quanti invece sostenevano che non si potessero barattare i principi. E dunque che le battaglie per i diritti civili fossero ineludibili e anzi peculiari del mondo socialista, tali da preservarne ad un tempo identità e autonomia. Nella prima fase del centro-sinistra fu lo stesso Nenni a sconsigliare di posare il piede sull’acceleratore.

Bastavano le riforme sociali e i dissensi etici potevano portare danno alle prime. Passando a una concezione meno ideologica del centro-sinistra i socialisti si posero poi all’avanguardia del fronte divorzista. Non a caso lo stesso Fortuna, originariamente collocato con la sinistra socialista, si schierò con gli autonomisti nenniani. Il rapporto tra socialisti e democristiani si trasformò e divenne rispettoso della reciproca autonomia e diversità. I socialisti potevano sviluppare le loro battaglie sulla laicità e i diritti civili, la Dc non faceva cadere il governo. I temi etici erano esclusi dai patti di governo. La Dc chiese nel 1970 e ottenne, dopo l’approvazione parlamentare della legge Fortuna, di introdurre il referendum abrogativo. I comunisti si mostrarono reticenti e preoccupati tanto da iniziare una trattativa assurda e perdente con i democristiani per evitare il confronto elettorale che, sostenevano, avrebbe diviso le masse popolari. Furono socialisti e radicali a tenere duro, approfittando anche della rigidità di Fanfani.

Quest’ultimo si mise alla testa di una vera e propria crociata in stile quarantottesco dove al posto dei comunisti che mangiavano i bambini c’erano i socialisti e i loro alleati che facevano divorziare mamma e papà. La vittoria dei laici al referendum del 12 maggio fu anche la vittoria della cultura sull’incultura. Ricordo la bella canzone di Domenico Modugno dedicata all’amore “senza data e carta bollata”. Fu la la vittoria della libertà sull’oscurantismo. Loris Fortuna é morto nell’ormai lontano 1985. A lui bisogna dedicare il quarantesimo anniversario di quella entusiasmante, indimenticabile impresa. Al libro di Letizia il merito di avercelo ricordato assieme alla magnifica storia della Lega italiana per il divorzio.

Mauro Del Bue

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