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Opinioni e commenti
 

TELEGUIDATI
Pubblicato il 11-04-2014


Tv-Grillo

«Una vergognosa violazione del pluralismo del servizio pubblico in favore del presidente del Consiglio e dei suoi ministri». È duro il Movimento 5 stelle nei confronti della RAI, accusata di «servilismo nei confronti del Governo che rasenta livelli da regime». Non è certo la prima volta che l’Azienda di Stato viene apostrofata in questa maniera e, questa volta, i 5 Stelle portano a riprova i dati dell’Osservatorio di Pavia secondo cui al Governo, nella settimana che va dal 22 al 28 marzo, è stato assegnato il 45,1 per cento dello spazio televisivo nei TG.

Il tutto a ridosso delle prossime europee sulle quali è altissima l’attenzione di Renzi che spera di ottenere una sorta di legittimazione popolare dopo essere arrivato a Palazzo Chigi attraverso un percorso non proprio ortodosso.

Deputati e senatori del Movimento 5 Stelle hanno presentato stamani un esposto all’autorità garante delle comunicazioni: quello che viene da chiedersi è come mai ci sia stato bisogno dell’intervento dei penta stellati quando esiste un’autorità preposta proprio a questa funzione di controllo. Per il senatore socialista Enrico Buemi, recentemente nominato membro della Commissione bicamerale permanente di Vigilanza sulla RAI, la risposta è piuttosto semplice: «Come  molte delle strutture che in Italia sono preposte al controllo, anche sul tema delle comunicazioni c’è una subalternità a coloro che, a seconda del momento, esercitano la maggiore responsabilità politica». Del resto, come lo stesso Buemi fa notare, non c’è da stupirsi che «chi è preposto al controllo senta una forte influenza, specie perche le autority sono di nomina governativa».

E, se il controllore non controlla, gli spazi si aprono alla conquista del più forte o del personaggio del momento, in una parola, della politica spettacolo: «Quello della sovraesposizione di Renzi è un fenomeno che va avanti da prima che lui diventasse segretario del PD e poi presidente del consiglio. È un dato di fatto che quando si tengono le primarie del PD si crea un’attenzione spropositata da parte dei media sul candidato che viene dato vincente e di chi viene segnalato dal sistema come il nuovo», afferma il radicale Marco Beltrandi, ex membro della stessa Commissione di Vigilanza.

Per l’esponente radicale, del resto, non è strano che le autorità di controllo preposte non siano intervenute: «I media puntano sulla novità che piace al sistema politico che, a sua volta, controlla soprattutto la RAI,  e alla fine non dispiace nemmeno a Fininvest o a Berlusconi. L’interesse comune è quello di accendere le passioni su un finto cambiamento, agitando i sentimenti di malessere contro la politica e alimentando una speranza che poi finisce inesorabilmente frustrata. Un meccanismo perfetto per non cambiare le cose. Ecco perché le novità funzionali al sistema politico ricevono questo trattamento mediatico».

Secondo Beltrandi non è una caso che sia stato dato enorme spazio ai proclami del governo «nonostante, ad oggi, non ci sia nulla di concreto o di realizzato e le riforme annunciate siano, di fatto, già slittate: la democrazia italiana è fortemente falsificata a causa di questo tipo di informazione che non restituisce agli elettori una vera libertà di scelta. Se non si restaurano le istituzioni, sarà difficile uscire dalla crisi italiana: per farlo si deve ripristinare la democrazia e lo Stato di diritto per far funzionare le istituzioni, non per smantellarle come questi “nuovismi” vorrebbero fare. La realtà è che c’è una serie di interessi economici e politici che hanno interesse a far saltare le istituzioni democratiche e la TV rimane lo strumento cardine visto che, pur in tempi di Internet, continua a orientare circa l’80 per cento dell’elettorato».

Una visione che trova riscontro anche nelle parole del socialista Buemi: «I grandi gruppi imprenditoriali e finanziari, le lobby politiche ed economiche vivono una difficoltà a gestire in termini democratici le società e quindi cercano di comprimere gli spazi di democrazia».

C’è dunque una continuità, un coordinamento tra queste spinte e i progetti di riforma? Per Buemi si tratta più che altro di una coincidenza di interessi agevolata dal fatto che «chi non ha vissuto fasi democraticamente problematiche del passato non si rende conto dei rischi e pensa di essere sempre in maggioranza e trarre vantaggio dalla situazione. Nella sostituzione di potere chi è minoranza può diventare maggioranza e non è necessariamente detto che sia una maggioranza democratica».

Secondo l’analisi del senatore socialista, infatti, «tutta la problematica del sistema non pluralistico affonda le sue radici, in ultima istanza, nel meccanismo elettorale: anche gli organismi di garanzia, nominati dallo stesso controllore, finiscono inevitabilmente per essere espressione di camere elette con il maggioritario, oltre che con le liste bloccate, quindi il risultato sono organi che, nelle premesse, non possono essere davvero indipendenti. La democrazia si sostanzia con l’agibilità delle minoranze non con agibilità delle maggioranze».

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

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Commenti all'articolo
  1. L’articolo è senz’altro ben fatto. Mi chiedo, però, Buemi che ci sta a fare nella commissione di vigilanza? Anzi, insisto, il PSI che fa i patti federativi con chi sostiene apertamente che i Socialisti dovrebbero inserirsi nel pd come una rappresentanza di animali in via di estinzione secondo il WWF, concorre colpevolmente alla distruzione della Repubblica che da vent’anni le forze conservatrici – cioè la chiesa e le forze (pseudo)-imprenditrici – stanno attuando. Invito, perciò, tutti i socialisti che vogliono difendere la Repubblica Parlamentare a prepararsi per il prossimo congresso del Partito affinché questa avvilente situazione si possa ribaltare.

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