lunedì, 18 giugno 2018
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Opinioni e commenti
 

Tra Schroeder e Renzi
Pubblicato il 08-04-2014


Leonardo Scimmi ci riporta al tema centrale della discussione sulla crisi e porta a paragone l’esempio della Germania. Il pacchetto di riforme introdotto dal socialdemocratico Gerald Schroeder costituì la spinta per la ripresa di un paese ridotto in una difficile condizione economica e sociale dopo il ventennio post unificatorio. Per tutti gli analisti ne fu la condizione fondamentale. Nel 2003 la Germania contava 5 milioni di disoccupati e un progressivo preoccupante impoverimento generale. Al governo c’era una coalizione di sinistra formata da Spd e Verdi, presieduta al leader della socialdemocrazia tedesca Schroeder. Quest’ultimo prese il coraggio a due mani e con la consulenza di Peter Hartz, allora capo del personale della Wolkswagen, formulò proposte innovative, coraggiose e che si rivelarono adeguate.

Il progetto, definito poi Agenda 2010, finì per costituire una vera e propria riscrittura del Welfare. Che questo sia avvenuto su impulso della sinistra testimonia peraltro la particolarità della patria di Bad Godesberg. Disse Schroeder al Bundestag il 14 marzo del 2003: “Ridurremo le prestazioni dello Stato, promuoveremo la responsabilità individuale, ed esigeremo un maggior contributo da parte di ognuno”. Il suo governo, anche i Verdi di Fischer furono della partita, volle introdurre novità importanti anche se tutt’altro che popolari, come la diminuzione delle indennità di disoccupazione, i tagli dei contributi sanitari per le malattie, una maggiore flessibilità per i lavoratori assunti nei primi quattro anni dalle nuove imprese, assieme ad altri quali una minore pressione fiscale sulle imprese e sul lavoro, fissando anche tetti massimi al prelievo del 42 per cento rispetto al precedente 53.

Dunque i principi della sua Agenda 2010 erano: minore pressione fiscale, maggiore flessibilità del lavoro, minore spesa sociale. Questi tre capisaldi avevano qualcosa in comune con la filosofia della sinistra, compresa quella socialdemocratica? Già Tony Blair in Inghilterra e Bettino Craxi in Italia avevano rotto i vecchi schemi. Se il problema di fondo è la ripresa, in nome del vecchio e sempre attuale principio dell’equità, bisogna rimuovere tutti gli ostacoli che la impediscano. Senza sviluppo non esiste occupazione e senza occupazione non può esistere equità. Il problema del nostro tempo non è la tosatura della pecora, è la sopravvivenza della pecora e la sua naturale evoluzione, perché possa essere tosata. Questo Schroeder, ma anche Blair e Craxi, avevano capito.

Il capo dell’Spd dovette affrontare scontri durissimi con la sinistra socialdemocratica e col sindacato e finì per perdere tutte le elezioni regionali, per convocare nuove elezioni politiche e per perdere anche quelle. Ma egli rimane oggi nella storia per avere recato il contributo più elevato allo sviluppo economico e sociale del suo paese. Oggi la Germania è una nazione che, non solo ha superato la sua crisi, ma è divenuta una delle economie più forti del mondo. Mi auguro che il Jobs Act, del quale condivido pienamente la filosofia, possa portare altrettanti benefici all’Italia e mi auguro naturalmente che Renzi, contrariamente a Schroeder, le elezioni le vinca. Anche se a volte è meglio scontrarsi con l’opinione generale, aver torto subito, ma ragione dopo. Ciò che conta è la lungimiranza che alla fine la vince. E’ questo anche il parere del nostro presidente del Consiglio?

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Commenti all'articolo
  1. Caro, ottimo, lucido, Del Bue,
    le acquisizioni del socialismo liberale furono, negli anni 80, intuizione felice ed il nostro orgoglio.
    Tuttavia, nell’attuale epoca rappresentano condizione culturale necessaria ma politicamente insufficiente, affacciandosi prepotentemente l’esigenza della ricerca di nuove vie che rispondano alle problematiche attuali.
    Senza rigurgiti collettivistici, da Amartya Sen, Joseph Stiglitz, Paul Krugman, fino ai suggestivi suggerimenti di Georgescu Roegen ed, addirittura, Serge Latouche, qualcosa di nuovo sta nascendo, al fine di produrre oggi orizzonti di innovazione, tali da poter unicamente prefigurare l’ipotesi di un nostro rilancio.

  2. Caro, ottimo, lucido, Del Bue,
    le acquisizioni del Socialismo Liberale degli anni 80, sono l’orgoglio nostro e dell’intera Sinistra.
    Tuttavia, nell’attuale epoca, rappresentano condizione culturalmente necessaria ma politicamente insufficiente, affacciandosi oggi direttrici di nuove vie, corrispondenti alle attuali esigenze.
    Senza rigurgiti collettivistici, dal pensiero di Amartya Sen, Joseph Stiglitz, Paul Krugman, sino ai suggerimenti di Georgescu Roegen e, financo, Serge Latouche, è possibile individuare un orizzonte di profonda innovazione, quale unico strumento di possibile rilancio della nostra nobile, ancorchè sfibrata, tradizione.

  3. Forse il problema, che fu di Schoeder e k’è ancora della Sinistra in generale,è riconoscere l’iniquità di “dar (quasi) gratis,tutto a tutto”: come nei nostri servizi sanitari,formativi,.etc.Un pò meno nei trasporti, dove chi viaggia paga almeno un minimo in più rispetto a chi non usa il servizio. Non è dunque GIUSTO che si utilizzino i servizi alla pari tra utenti di diverso reddito?E che il “dipendente” paghi l’università non frequentata da lui o dalla figlia? Applicandoci al modo della compartecipazione (anche x incentivare gli operatori più braci) contribuiremmo alla l’efficienza, al risparmio e all’equità.Forse,con l’autogestione !!??

  4. Ottima analisi, il vero quesito è la lungimiranza e dalle dichiarazioni fatte dal Presidente Renzi noto maggiore attenzione al consenso immediato e poco futuro, evidentemente il metodo Berlusconi piace a tanti arrivisti, la programmazione è cultura da statisti che paga a lungo termine.

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