giovedì, 18 gennaio 2018
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Opinioni e commenti
 

L’Ucraina a un passo dal baratro
Pubblicato il 16-04-2014


Ucraina-guerra-civile

L’Ucraina si avvicna, pericolosamente, al baratro della guerra civile. Dopo gli ultimatum degli scorsi giorni lanciati dal governo di Kiev nei confronti degli insorti filorussi che occupano i palazzi del potere in varie aree del paese, passati inascoltati e senza conseguenze, questa volta il presidente Oleksandr Turchynov ha deciso di fare sul serio.

Già dalle prime ore di martedì, le autorità ucraine hanno lanciato un’operazione antiterrorismo nel nord della regione orientale di Donetsk. Colonne di blindati si sono mosse in direzione della di Sloviansk circondando la città dove insorti filo Mosca, che si dice siano coordinati da un ufficile russo, sarebbero barricati nelle stazioni di polizia intenzionati a resistere.

Sono ben nove le città dell’est dell’Ucraina ancora controllate dalle milizie filorusse, dopo che i manifestanti hanno preso il controllo di edifici amministrativi e della polizia. Nonostante gli avvertimenti di Kiev, i dimostranti hanno fortificato le loro posizioni erigendo nuove barricate.

E non sono mancate le prime vittime: le forze ucraine, infatti, hanno attaccato l’aeroporto militare di Kramatorsk, preso pochi giorni prima, e quattro esponenti filorussi sono morti, mentre altri due sono rimasti feriti. Un escalation che secondo il premier russo, Dmitri Medvedev, è da interpretare come il segnale che l’Ucraina «è sull’orlo di una guerra civile».

Secondo Medvedev «l’unica via per andare avanti è quella del dialogo con tutte le regioni ucraine», dialogo che deve vedere, secondo il leader russo, un maggiore coinvlgimento da parte della comunità internazionale rispetto alla soluzione dei problemi economici dell’Ucraina, soprattutto per quello che riguarda il saldo dei debiti energetici di Kiev verso Mosca che ammonta a circa 2,2 miliardi di dollari.

Proprio la difficile situazione dell’economia si somma allo scenraio già difficile dal putno di vista poltico e della sicurezza: a causa dell’incertezza, infatti, molti ucraini hanno svuotato i propri depositi bancari per assicurarsi disponibiolità di contante in caso di necessità. La banca centrale, in risposta, si è vista costretta a alzare i tassi di interesse dal 6,5 per cento al 9,5 per cercare di rallentare la galoppante svalutazione della moneta nazionale causata dalla conversione di massa in valuta forte come il dollaro e l’euro. Un meccanismo perverso che ha innescato una inflazione in rapida crescita con il conseguente aumento del costo delle merci di importazione, ulteriore elemento di critica da parte dei residenti filorussi che accusano il neogoverno di Kiev di incapacità nella gestione dell’economia.

Insomma, nonostante le rassicurazioni del presidente Oleksandr Turchynov, che in parlamento ha parlato di una manovra per la ripresa del controllo delle aree insorte condotta «gradualmente» e «in maniera equilibrata e responsabile», l’Ucraina sembra inesorabilmente incamminata sulla strada della guerra civile. Con l’aggravante che, se ad appoggiare i filorussi c’è Mosca, dietro Kiev potrebbe non esserci nessuno.

RdA!

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