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Opinioni e commenti
 

Europee. Verso un intergruppo Pd-Psi-Sel
Pubblicato il 03-04-2014


ELEZIONI-Europee

“La comune presenza nel gruppo europeo e le liste comuni sotto il simbolo del PSE di PSI e PD ci indica la strada di un confronto anche con SEL. Se in sede europee si condivide lo stesso orizzonte del manifesto programmatico del PSE, se si è insieme in Europa perché non ipotizzare  un intergruppo in Italia?”. La proposta arriva dal capogruppo alla Camera del PSI, Marco Di Lello, nell’ambito del convegno “Costruzione Europa. Cantiere Socialista” tenutosi presso la sala delle Colonne della Camera dei Deputati. Una proposta che guarda al futuro della socialdemocrazia italiana e che rappresenta un punto di convergenza delle analisi e delle opinioni espresse negli interventi dei partecipanti al convegno organizzato dalla delegazione dei socialisti alla Camera. “Credo che questo possa essere l’approdo del confronto aperto tra le tre componenti italiane che in sede europee si rifanno al Pse. Credo che almeno una parte di Sel sia a favore di questa scelta”.

Numerosi gli interventi di esponenti del PSI, PD e SEL, tra i quali: Riccardo Nencini, Marco Di Lello, Andrea Orlando, Lorenzo Guerini, Roberto Speranza.  Il dibattito è stato moderato da Nino Bertoloni Meli, giornalista de ‘Il Messaggero’.  Per SEL è intervenuta Titti di Salvo. Ad aprire il convegno Maria Pisani, Claudia Bastianelli e Luigi Iorio del PSI.

Tra gli esponenti del PSI, anche Oreste Pastorelli, e Pia  Locatelli che ha chiuso l’incontro rilanciando la proposta dei Di Lello sulla creazione di un intergruoppo per favorire la convergenza dei 3 partiti della sinistra europea sul panorama nazionale. Locatelli ha parlato della “necessità di creare le condizioni per trasformare SEL in una forza di governo”, in vista di un’ulteriore obiettivo che deve accomunare le forze europeiste: “È necessario che i partiti, in Europa, facciano quello che chiedono agli Stati, cioè cedere sovranità al PES in favore della realizzazione del grande progetto degli Stati Uniti d’Europa”.

In apertura, la portavoce del PSI, Maria Pisani, ha illustrato una dettagliata analisi sulla congiuntura politica ed economica che caratterizza l’Europa alla vigilia del’appuntamento elettorale del prossimo maggio: “Credo sia importante guardare con estrema attenzione alle ripercussioni della crisi economica che rischiano di tradursi in instabilità politica per il governo dell’Europa”, ha detto Pisani. “C’è ancora poca consapevolezza della centralità del tema dell’inclusione sociale perché il progetto europeo si basa su un’idea forte di Europa che le stringenti politiche di bilancio rischiano di minare favorendo i populismi: dobbiamo, invece, riprendere il cammino dell’integrazione”.

Luigi Iorio, responsabile Diritti del PSI, ha parlato della necessità di “disegnare un nuovo concetto di politica in un’Europa segnata da un profondo momento di crisi”: per Iorio “non si può pensare di andare avanti senza la creazione di un vero e proprio governo europeo”, un progetto che non può prescindere “dalla ridefinizione di un sistema della giustizia, soprattutto in un paese come l’Italia dove, sotto questo aspetto, la situazione è al collasso determinando, tra l’altro, uno sperpero di risorse pari all’1 per cento del PIL”. Per l’esponente socialista, “la questione dei diritti della persona rimane un elemento centrale dell’idea di Europa: Ius soli, depenalizzazione delle droghe e diritti degli omosessuali sono battaglie sulle quali c’è bisogno di un maggiore impegno”, in Italia come a Bruxelles. Da questo punto di vista – ha aggiunto Iorio – “voglio bene a Renzi, ma vedo ancora molta timidezza: il vero spread che l’Italia deve colmare è proprio sulla questione dei diritti civili e della giustizia”.

Claudia Bastianelli, segretaria dell’FGS, ha parlato di “un’Europa a due velocità anche per quanto riguarda la disoccupazione giovanile: quella del nord con un basso tasso, quella mediterranea con tassi preoccupanti. Si tratta di paletti da eliminare affinché si possa costruire un Europa dei popoli, un’Europa più politica che si diriga in direzione degli Stati Uniti europei”.

Anche Marco Di Lello ha posto l’accento sulla necessità di creare “un’Europa che faciliti la mobilità del lavoro”: proprio per questo, secondo il capogruppo socialista alla Camera, “è necessario condividere con le forze della sinistra un’unità d’intenti. Se gli obiettivi sono comuni, che senso ha essere divisi?”, si chiede Di Lello.

Europee-Pd-PseNel suo intervento, il segretario del PSI e vice ministro alle Infrastrutture, Riccardo Nencini, commentando la ufficializzazione del simbolo elettorale con cui i due partiti correranno insieme alle elezioni europee si è detto “felice che il PD abbia accolto la proposta di una collaborazione politica ed elettorale con il PSI”. “Il simbolo con un chiaro riferimento al partito del socialismo europeo, come avevamo richiesto – osserva Nencini – ne è la prova evidente. Stiamo lavorando a candidati condivisi, in esecuzione al programma approvato al congresso del PSE del primo marzo a Roma che ha confermato il sostegno della sinistra riformista a Martin Schulz, candidato socialista alla guida della commissione europea”. In riferimento alle prossime elezioni, Nencini ha detto che si tratta di “Europee difficili: ci presentiamo con un simbolo condiviso che ci consente di giocare due partite, la casa riformismo dentro la casa del socialismo europeo per cercare di sconfiggere l’anti- europeismo”.

Parole condivise anche dal capogruppo PD alla Camera, Roberto Speranza, che ha detto di considerare “l’ingresso del PD nel PSE come il superamento di un’anomalia tutta Italiana che necessariamente porta all’accelerazione di un processo politico comune tra le forse riformiste del PDe del PSI”. Speranza ha sottolineato che “nel nostro Paese sta divenendo luogo comune considerare le istituzioni democratiche parte dei problemi dei cittadini. Insieme possiamo alzare un argine davanti a questo populismo. Dobbiamo riappropriarci del senso delle parole come uguaglianza e riformismo” – ha concluso Speranza – “e sono certo che c’è un po’ più di futuro dalla parte nostra che in altre parti”.

Anche per il Ministro Andrea Orlando, intervenuto al seminario, “l’adesione del PD al PSE è molto positiva, ma questo non risolve i problemi. Mi chiedo quale sia il nostro contributo al PSE? È necessario scommettere su dimensione sovranazionale, ora occorre valorizzare i contenuti. Superare le politiche di rigore e l’esasperazione dell’individualismo che hanno fallito. Un’Europa più giusta è condizione di un’Europa più ricca, ora costruire politica anticiclica. PD e PSI sono parte di una cultura comune” che mira a “non conservare un quadro istituzionale che va cambiato”, ma pensare alla creazione di “pesi e contrappesi”, perché “non si può risolvere semplicemente con l’abolizione del Senato. I Socialisti sono il lievito naturale per questa nuova elaborazione e”, come Di Lello, “credo sia giusto incalzare anche SEL su questo terreno comune”.

E sulla questione della riforma del Senato e della legge elettorale lo stesso Speranza aveva sollevato dei dubbi: “Ci troviamo di fronte ad un passaggio complesso per quello che riguarda le elaborazioni politiche: dobbiamo rispondere alle problematiche dei cittadini in un’ottica istituzionale. Capisco che Renzi voglia arginare il populismo, ma questo va fatto senza favorire soluzioni che, sulla carta, consolidano il sistema istituzionale, ma che, se non ragionate, possono portare alla sua distruzione: dobbiamo smentire chi dice che le istituzioni democratiche non sono riformabili”. Anche Orlando, parlando delle riforme in atto, ha sottolineato come sia necessario “guidare i processi e non cercare di bloccarli attraverso soluzioni che mirano a creare un semplice “contrappeso alle spinte innovative”.

Proprio in merito alla riforma del Senato è stato presentato il disegno di legge firmato da 21 senatori del Pd e dal socialista Buemi che prevede un progetto un percorso diverso da quello presentata dal Governo. Anche questa proposta, come quella di Renzi, affronta quattro questioni fondamentali per quanto riguarda la riforma della Camera Alta. Tre coincidono con il disegno di legge presentato oggi che però va oltre alle intenzioni del presidente del consiglio, a cominciare dal numero complessivo dei parlamentari ulteriormente ridotto, 315 in tutto. Su un punto differiscono totalmente, ossia sul fatto che il Senato debba rimanere elettivo. “Non possono – sostengono i senatori firmatari della proposta alternativa a quella di Renzi, tra cui Chiti, Mineo e Buemi – svolgere importanti ruoli istituzionali contemporaneamente, come nel caso dei presidenti di regione”.

“Il rischio più grande – ha dichiarato Buemi – è che tecnicamente le elezioni di secondo grado – ossia all’interno degli amministratori locali – rischierebbero di non garantire un vero pluralismo, indispensabile nelle più alte istituzioni in quanto pura espressione del sistema maggioritario”.

“Noi non siamo uno stato federale come la Germania dove i governatori dei Lander sono espressione di un parlamento pluripotenziario territoriale per cui è giusto che siedano in una Camera”, ha concluso il senatore socialista. “Il nostro Senato, pur espressione dei territori deve svolgere la funzione di garanzia sui alcuni temi importanti e rappresentare un luogo di composizione delle tematiche locali.”

Buemi ha anche evidenziato che il disegno di legge di modifica del Senato depositato il 17 marzo scorso dallo stesso senatore socialista “non si discosta di molto da quello presentato oggi dai 21 senatori del Pd se non nel numero dei senatori e in alcune funzioni che rimarrebbero di pertinenza della Camera Alta”.

“Ma il mio Ddl 1392 sta trovando consensi in forze politiche diverse, compresi gli ex grillini”, ha continuato Buemi: “La diversità di appartenenza dei sottoscrittori dimostra quanto il consenso sui punti evidenziati nella proposta sia ampio e vada oltre le singole posizioni individuali. Quando la discussione entrerà nel merito sono convinto che il Presidente del Consiglio valuterà positivamente il contributo che, lealmente, gli è stato offerto con questa iniziativa”.

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

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@robbocap

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Commenti all'articolo
  1. Più passa il tempo e più mi rendo conto, con amarezza, che chi si dedica alla politica, oggi, lo fa solamente per “la stozza” un impiego ben retribuito e a tempo indeterminato perché chi è privo di ideali è disponibile a qualsiasi compromesso come quello di soggiacere alle arroganze del “lupetto” che sta sfasciando l’Italia, ma nessuno che fa parte della casta cerca di contrastarlo; già, altrimenti perde l’impiego.
    Comunque non vi preoccupate prima o poi il tanto vilipeso “popolo” vi darà il benservito.

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