giovedì, 18 gennaio 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Una certa voglia di stalinismo
Pubblicato il 01-04-2014


Il Presidente del Senato avanza riserve, niente affatto marginali, sulle proposte del Presidente del Consiglio per la riforma del Senato e subito parte una bordata di accuse contro la seconda carica dello stato. In quanto eletto e proposto dal PD per quel incarico non dovrebbe, a sentire in particolare Debora Serracchiani, avanzare critiche alle proposte del segretario del suo partito di riferimento. La spiegazione è ovvia per i critici, i quali sostengono che la Presidenza di un Senato, seppure in via di scioglimento, è talmente importante da richiedere a chi lo rappresenta, atteggiamenti distaccati e superpartes.

Non sono in discussione lo statuto, le regole e i poteri del segretario eletto dalle primarie, visto che con il concorso di tutti si sono organizzate le primarie secondo la logica dell’ asso piglia tutto. Chi vince le primarie decide e se in seguito sorgono dei dubbi, viene subito ricordato che oltre tre milioni di italiani, partecipando alle primarie hanno deciso su tutto e per tutti. Se malgrado ciò continui ad avere dubbi, significa che preferisci il pantano alla chiarezza e quindi la difesa ed il mantenimento di uno stato di cose che non piace proprio a nessuno.

Rischia di tornare di moda una sorta di stalinismo magari simpatico e soft che tuttavia, vedi le dichiarazioni della Serracchiani, ripropone l’occupazione partitica delle Istituzioni.

Se si trattasse di problemi personali o di semplici preoccupazioni politiche, potremmo reagire a chi minaccia ripetutamente di tornarsene a casa che alla fine potremmo anche farcene una ragione.

La gestione del partito è questione troppo seria se è vero che dalle sue scelte dipende non solo il nostro avvenire, ma anche quello degli italiani e in particolare dei nostri figli. Un partito che non può in prima persona partecipare alla gara al depistaggio in atto rispetto ai problemi reali di ogni giorno.

Depista Squinzi che per portare acqua al mulino dei suoi imprenditori parla ogni giorno di un Paese totalmente allo sfascio omettendo di denunciare lo scandalo di milioni di lavoratori che guadagnano, almeno stando al fisco, più dei loro datori di lavoro.

Depista il governatore della Banca d’Italia al quale nessuno sembra aver spiegato ancora che i lacci e lacciuoli derivanti dalla concertazione sono un retaggio del passato poiché è dall’epoca davvero molto remota dei governi Dini e Ciampi che la concertazione non esiste più.

Depistano coloro che nel partito e fuori, hanno identificato nel sindacato il vero e unico nemico della modernizzazione e della crescita del Paese. Sul sindacato poi si scaricano le tensioni di coloro che al sindacato stesso non perdonano nessun errore, (e gli errori non mancano) e le speranze dei tanti sostenitori delle virtù del libero mercato e delle banche per i quali ovviamente il governatore Visco non rileva nessun errore.

I grandi progetti vengono cosi vivisezionati e anche nel partito non esiste un luogo, un giorno e quindi un occasione per discutere nel merito. Il merito rischia di essere sostituito dalla ricerca spasmodica della bacchetta magica, e non importa se la fatina di turno viene poi smentita visto che l’obiettivo politico sembra quello di apparire e non di realizzare.

Sul lavoro si arranca, mentre sulle pensioni si continuano ad avanzare e ritirare proposte chiaramente sbagliate e soprattutto niente affatto sostenibili da chi abbia chiaro che la matematica non è un opinione. Ogni tanto ritorna in auge il discorso sulle ‘pensioni d’oro’ e sui privilegi pensionistici, e guarda caso a sostenere con forza l’operazione depistaggio sono proprio coloro che i privilegi e ‘pensioni d’oro’ intendono consolidarli anziché superarli gradualmente.

La situazione del Paese, anche se non priva di qualche piccolo sprazzo di luce è ancora molto nera. Ma è ovvio che in una fase ancora largamente segnata da sfiducia e populismo, servirebbe un partito che rifletta, dialoghi, chieda a tutti di partecipare. Questo richiederebbe un impegno e anche una forte disponibilità all’autocritica e soprattutto all’ascolto. Si eviterebbe così il rischio che alle critiche si risponda sistematicamente che tutto è già stato deciso il giorno che oltre tre milioni di italiani hanno partecipato alle primarie.

Silvano Miniati
Network sinistra riformista

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Silvio Berlusconi UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo

Lascia un commento