domenica, 9 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Vent’anni dopo. Quel che alcuni di noi fingono di non aver capito
Pubblicato il 07-04-2014


La Lega e Tangentopoli sono stati effetti della caduta del Muro e della fine dei contrasti ideologici. Qualcuno di noi aveva capito che la svolta riguardava tutti e non solo il Pci. Nessuno si era reso conto che sarebbe stata così profonda e radicale da spazzare via un intero sistema politico. Si potrebbe obiettare che il Muro in Italia è caduto all’incontrario, crollando addosso ai partiti anticomunisti. Non è così. La prima sua conseguenza è stata la fine del Pci, il primo partito che ha dovuto cambiare nome e indirizzo. Si potrebbe sostenere che ha salvato gli ex comunisti, il leader del Pri e la sinistra Dc, il cosiddetto partito di Repubblica. Non è esattamente così. Salvati dal punto di vista giudiziario sì, ma non politicamente. Tant’è vero che il Pri praticamente non esiste più e la sinistra Dc ha investito il suo passato prima nel Ppi e poi nella Margherita e infine nel Pd, mentre i comunisti sono divenuti Pds, poi Ds e adesso Pd.

Sono passati vent’anni dalle prime elezioni della cosiddetta Seconda Repubblica, inaugurata con nuovi partiti e il sistema maggioritario. E sono vent’anni che i socialisti tentano di rinascere in vario modo. Ora è giusto dire la verità. I tentativi di rilanciare i vecchi partiti nel nuovo sistema politico sono tutti falliti. In Rifondazione comunista doveva rinascere la vecchia tradizione comunista italiana seppellita dalla Bolognina. Oggi Rifondazione è praticamente sparita. In vario modo si è tentato di far rinascere la Dc, ad esempio con Rotondi, ma anche con lo stesso Casini e la sua Udc. Dove sia finito il primo non saprei, mentre il secondo è oggi obbligato a chiedere asilo al Nuovo centrodestra di Alfano per presentarsi ancora alle europee. La stessa destra ha cambiato più volte se stessa. Prima con la svolta di Fiuggi e la nascita di An, poi aderendo al Pdl, e il tentativo di resuscitare il vecchio spirito neofascista da parte di Storace é andato a vuoto. Esistono qua e là variopinte e anche un po’ patetiche riedizioni socialdemocratiche, repubblicane, liberali. Sono come l’araba fenice.

Orbene in questo contesto perché doveva riemergere il solo Psi? Peraltro il partito uscito più malconcio da Tangentopoli? Perché doveva prendere corpo il partito esattamente nelle condizioni e magari proporzioni di prima solo per soddisfare i desideri di chi orgogliosamente aveva deciso di non mollare? I risultati massimi delle riedizioni del vecchio Psi sono stati, dal 1994 ad oggi, attestati a poco più del 2 per cento. Tanto raggranellò il Psi nel 1994, tanto lo Sdi nel 1999, tanto il Nuovo Psi nel 2004. Oggi la percentuale è anche minore per il Psi nato dalla Costituente. Tutta colpa dei dirigenti? Solo colpa della scarsa visibilità? Diciamo che per rilanciare una proposta del passato ci vuole una proposta nel presente.

E siccome si è voluto insistere sull’identità bisogna prendere atto che quella socialista europea è stata per alcuni anni propria dal Pds-Ds e oggi è del Pd di Renzi, mentre quella liberale, tipica anch’essa del vecchio Psi, è ormai trasversale. Si poteva insistere con la Rosa nel pugno, unico progetto a mio avviso ancora attuale, ma rifiutato perché poco o per nulla identitario. Ne traggo solo una certezza. Che aver mantenuto una comunità unita nel rispetto della tradizione socialista italiana è stato ed è tuttora un capolavoro. Aver permesso ad alcuni di noi di tornare in Parlamento, anche. Continuare ad esser presenti in modo non trascurabile nelle amministrazioni locali, pure. Avere un segretario vice ministro, come sopra. Capisco i desideri, ma che non diventino frustrazioni. Poi del resto si occuperanno, speriamo, i posteri.

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Commenti all'articolo
  1. Io credo sia giunto il momento che i socialisti italiani rimasti nel PSI affrontino il problema dividendo due cose; la prima è quella del PSI dal dopoguerra ai giorni nostri valorizzando la gloriosa storia del partito che tolse le catene al popolo attraverso riforme che diedero libertà benessere e dignità agli italiani, la seconda per non cadere nel reducismo elaborare ed individuare nella società italiana un progetto quasi rivoluzionario con quei nuovi fermenti che se anche in forme a volte difficili da comprendere volenti o non volenti rappresentano le nuove generazioni nel terzo millennio, anche noi negli anni 1950/70 nei dibattiti avevamo difficoltà a farci comprendere sia nelle sezioni che in mezzo alla gente perchè venivamo accusati di essere utopisti e di voler correre troppo in fretta, la storia recente sta dimostrando che avevamo ragione, quindi verso questi movimenti non diamo giudizi frettolosi per risalire la china non bisogna rassegnarsi ma combattere e crederci e chissà che da questi non rinasca un nuovo socialismo di cui il Paese a mio avviso ha tanto bisogno

  2. Caro Mauro
    Le frustazioni mi vengono ,non dal essere convinto che siamo e dobbiamo essere Psi , ma dal come è stato condotto il partito da quello che mi è chiesto di fare anche se ne sono profondamente cotrario.
    Non puoi dire che in questi 20 anni sono falliti i vari tentativi di riscuscitare il Psi perchè così non è , i vari SI/SDI /PS. sono stati tentativi di far nascere qualcosa di nuovo nel campo socialista e abbiamo cercato di soppravvivere facendo i paguri in casa altrui.
    Concorderai con me che quanto è nato ,nella seconda repubblica ,ha perso ogni credibilità nel corpo elettorale , in primis il PD, se questi sono gli eredi di DC/PCI/e diveri . mantenedo la percentuale dei loro riferimenti storici dovrebbero oggi avere il 60% dell’eletorato invece hanno insieme il 30% di un elettorato che è la metà di quello che era nel 1992.
    I meriti per avere 4 deputati e 1 senatore + 1 per culo di Buemi e 1 inatteso all’estero è ben poco gloria se non errore madornale . Se il partito si fosse presentato con sue liste, dando al proprio potenziale elettorato la sensazione di essere in giuoco, sareppe stata cosa molto diversa ed ora avremmo un governo Bersani . Pertanto , in amicizia, ti invito ha tralasciare questo argomento , abbia pietà del nostro fegato.
    Ora ripetiamo l’errore pochi candidati e nel PD, io spero che tutto il partito farà il suo dovere e sostenere a dispetto dell’errore i ns. candidati. Spero sinceramente che si abbia almeno un parlamentare europeo ma sarà dura.
    Se i partiti della seconda repubblica hanno fallito perchè invece non accettare la battaglia politica , da socialisti quali siamo , noi abbiamo una cultura di riferimento che manca totalmente agli altri competitor politici, è questa la nostra arma questo è il patto che possiamo stipulare con quell’Italia migliore che non si arrende agli slogan o alla politica urlata ma che mnon vota perchè non trova chi la rappresenta , questi possiamo essere. Credimi non sono l’ultimo giapponese sull’isola , ma al massimo un nonno che teme da spaventato dell’insipienza dell’attuale classe politica, però anche in queste elezioni andiamo come i paguri in casa altrui.
    Male ma. faremo sempre il nostro dovere di attivista e militante del partito ma dopo spero anche con te di non dare più un colpo al cerchio e una alla botte ma di darne uno nella sola direzione giusta il Psi al centro di tutto. Con pragramatismo come esige la politica ma da giugno le liste sono Psi.
    Fraterni saluti
    Compagno Maurizio Molinari

  3. Sono d’accordo con l’analisi: se consideriamo poi gli errori di strategia e di tattica, le ripicche e i tentativi di rivincita fra le varie componenti ed anche l’insipienza nel valutare la situazione, ebbene è un miracolo che vi sia ancora il PSI.
    Tuttavia il rilancio, ancora oggi, è fondato su una lettura vecchia della società e del rapporto con gli elettori. Sono necessarie idee e coraggio per attuarle superando i timori di apparire ingenui.
    Per coinvolgere giovani e e ridare slancio agli sfiduciati sono maggiormente valide proposte tipo quelle avanzate da quelli del FARE. Innovative e riformiste in misura efficace. Gli scarsi risultati sono quasi totalmente imputabili alla triste vicenda dei loro leaders.
    In caso contrario adattiamoci. Non è la fine del mondo ma sarà la fine del PSI

  4. Caro Mauro , l’analisi che hai fatto , non ammette una piega.. E’ proprio per quello che sta accadendo intorno a noi (non solo in Italia) che occorre ritarare la politica socialista . In Italia con una lavoro culturale e politico. Un nuovo lavoro di scomposizione e ricomposizione degli ideali ed obiettivi del Socialismo . Questo potremmo cominciare a fare , nel nostro piccolo.

  5. Caro Mauro, grazie innanzitutto perché ci fai discutere. Sono d’accordo con te, specie sui risultati attuali del Partito, ma non del tutto sulla lettura del ventennio. Nella mia opinione l’orizzonte dei socialisti italiani degli ultimi vent’anni non è stata la rinascita, ma invariabilmente la sopravvivenza, sia che ci sia rappresentati come reduci di una guerra perduta che come nobili decaduti aristocratici e minoritari. Comune tra queste due visioni trovo un diffuso senso di ingiustizia che ancora pervade quei socialisti che già lo erano venti anni fa. Che i socialisti si aspettassero anche di rinascere, visti i fatti accaduti non sorprende, ma le aspettative sono state miracolistiche e segnate da tatticismi, senza mai avere un serio progetto di crescita della nostra organizzazione. Anche nelle occasioni più propizie (Rosa nel Pugno, Costituente) non siamo andati oltre tentativi di breve raggio. Credo che non siamo mai riusciti, ma nessuno ci ha mai provato, a spostare l’attenzione sugli aspetti organizzativi e gestionali decisivi per la crescita di un’organizzazione.
    Viceversa l’esperienza italiana di questi anni non dimostra tanto che le connotazioni ideologiche otto-novecentesche non hanno più consenso politico-elettorale, quanto che formazioni, anche estemporanee o personali, purché ben organizzate possono crescere rapidamente ed occupare posti significativi per la guida della società. Per ben organizzate intendo che nel loro insieme la struttura organizzativa, le sue regole di funzionamento, le strategie della leadership e le attività praticate, hanno una certa coerenza e sono finalizzate alla crescita della stessa organizzazione. Quelle male organizzate faticano a stare i piedi, mandano messaggi incoerenti e non praticano strategie di crescita (ad es.: qualcuno è convinto che sia più facile fare nuovi iscritti proponendo tessere dell’anno trascorso?). Perciò non ne ricavo, diversamente dalle tua analisi, che il problema centrale sia quello di un’identità socialista e liberale finita ad appannaggio di altre formazioni. Di liberale non c’è quasi nulla nella nostra cultura politica nazionale, come nell’economia, e di socialista vedo altrettanto poco. Anzi non mi sembra, il nostro, un Paese dove uguaglianza, fraternità e libertà abbiano mai avuto un valore fondante per le nostre istituzioni e per la nostra convivenza civile.

    • Concordo pienamente con l’analisi di Cocchi, sulla esigenza di una organizzazione coerente con gli obiettivi. Sarebbe bastata anche la semplice “cura d’anime” degli iscritti di un tempo a ridare ossatura e vigore all’asfittico partito. Non si è fatto anche perché chi, ai vari livelli, presiedeva il partito era teso a difenderlo dai potenziali “traditori” e da eventuali nuove leve che si sono così rivolte altrove

  6. caro mauro, non c’era bisogno che rifacessi lastoria del ventennio, la sappiamo, ma è la prima volta che ti leggo e che scrivi che praticamente tra noi e tutti gli altri non ci sono differenze di destino,,,ma non è così, proprio ora che gli italiani hanno capito che abbiamo pagato un prezzo altissimo più di tutti, il PSI nasce nel 1862 e non negli anni quaranta ecc. ecc. certo che siamo diversi certo che vogliamo, ritornare ad essere “importaanti ” ma se ci nascondiamo nel pd come faremo?

  7. Difficile non condividere la lettura che fai di questi vent’anni, così del “capolavoro” di essere tornati in parlamento, di aver testimoniato una certa presenza nelle amministrazioni locali, etc. A molti si presenterà il problema del CHE FARE? Chiedere asilo nel PD, rifugiarsi in qualche associazione o chiedere al WWF la protezione per le specie in estinzione?

  8. Caro Direttore
    il PSI ha scelto l’identità, che non ha pagato, ancora. Ma non è detto che non paghi in futuro. Il sistema uscito da Tangentopoli sta finendo. E non parlo del bipolarismo bastardo, che anzi forse sarà rinsaldato dalla legge elettorale, ma piuttosto del ciclone anti-politico, caso solo italiano e slegato dal Muro.
    Ironia della sorte, inoltre, l’identità socialista ha ed avrà un inaspettato revival proprio grazie alle europee ed al PSE (in vero andava sfruttato già alle ultime europee). La congiuntura di queste due situazioni potrebbe far ben sperare anche i meno inclini alle illusioni. Giro per i circoli del PD da mesi oramai e nessuno ha ancora ben percepito la portata esplosiva della contaminazione socialista che rievocando Meriti e Bisogni sembrano alieni, ma non lo sono.

  9. Ho scritto questo editoriale perché, vi dico la verità, non sopporto più, sarà l’età, le lamentele continue di chi pretende che il mondo giri come pare a lui. Siamo una comunità che ha deciso, vent’anni fa, esattamente da quell’aprile del 1994, di non mollare. Son passati vent’anni e sento ancora discorsi come se fossero passati venti giorni. Il più bizzarro è quello della riunificazione della diaspora. Siamo veramente folli. I socialisti che vent’anni fa aderirono a Forza Italia sono tra i fondatori del partito di Berlusconi. I comunisti? L’attuale gruppo dirigente del Pd non ne vede al timone nemmeno uno. Se ne compiace lo stesso Berlusconi che però si preoccupa perché non ha più l’argomento e perde consensi su Renzi. Vorrei almeno riflettere su tutto questo. Siamo una piccola comunità che voglio resti unita e organizzata, ma con gli occhi aperti sul presente e sul futuro. Anche sta roba che se non ci presentiamo alle elezioni allora siamo finiti… Veramente il rischio di sparire lo abbiamo corso dopo esserci presentati nel 2008 sfidando il mondo….

    • Ciò che io trovo bizzarro, invece, è far passare il Pd attuale come un “quid novi”, è come se Sciascia non fosse esistito; quindi dobbiamo essere contenti, senza rompere tanto le scatole, che il governo renzi-alfano ha trovato le coperture finanziarie per dare 70 euro al mese a insegnanti e impiegati! siamo contenti che al timone del Pd ora ci sono persone nuove! e gli esclusi, i precari, il ruolo delle banche, la discussione sul credito pubblico, la media e piccola impresa distrutta, la fine del cooperativismo, di tutto questo cosa dice la dirigenza del PSI, e il governo renzi-alfano? diciamola tutta, non solo è bizzarro, ma è vergognoso che il segretario del Partito Socialista Italiano faccia il sottosegretario di questo governo; e, parimenti, trovo “bizzarro” che si voglia presentare questa nuova “intellighenzia” come il nuovo. Qui non si tratta di sognare riunificazioni, ma se qualcuno, anche Tremonti, oppure Sapelli, dice qualcosa di vero, di utile, di illuminante, cioè quello che dovrebbero dire i dirigenti socialisti, allora ben venga, vuol dire che qualcuno che ragiona in maniera socialista c’è, e cosa importa se lo dice uno che era in Forza Italia o nella Lega. Anche in Mondoperaio appaiono ottime riflessioni sul ruolo delle banche nella sorte dei singoli governi e, più in generale, sull’esigenza di rivedere la struttura del credito in senso “pubblico”; ma poi non v’è alcun riscontro in ambito politico, è come se vi fosse un appiattimento, un navigare a vista (altro che “timone”, caro Direttore); la mancata presentazione del Partito è la certificazione di tutto ciò, ma allora si dica chiaramente che alcuni dirigenti del Psi entrano nelle liste del Pd, ma non si parli di patti, ancorché solo di tipo elettorale, poiché il patto è fra partiti e non fra un partito e alcuni privati. E non si cerchi di dare giustificazioni “storiche”, come la crisi o la fine della forma-partito. Perché in tutta Europa esiste, e si presenta autonomamente alle elezioni, un partito socialista, e in Italia no? è incapacità dei dirigenti del Psi? non è bizzarro dire che si può esistere anche non presentandosi alle elezioni?

  10. Condivido la riflessione, ma non le deduzioni logiche.
    Non è vero che dovremmo per forza presentarci alle elezioni, ma dovrebbero essere i Socialisti a stabilirlo e non il “lupetto”.
    Se dal 1989 sono accadute molte cose una cosa non è sparita e non deve sparire la DEMOCRAZIA. Sin dall’antica Grecia questa parola è stata foriera di lotte tra coloro che volevano soggiogare i popoli e chi si ribellava. Siamo di fronte a cambiamenti epocali e anziché concorrere a risolvere i problemi per un futuro migliore si cerca attraverso la modifica delle istituzioni di mettere a tacere ogni voce di dissenso e aprire una via autoritaria alla soluzione delle difficoltà. questi sono i motivi che ci convincono che si deve fare di tutto per mantenere il PSI e l’idea SOCIALISTA sopravvissuta anche nei periodi più bui del passato.

  11. L’analisi è interessante e per certi versi condivisibile.Ma in tutta Europa, per limitarsi al nostro continente, i partiti che si richiamano al socialismo liberale e riformista sono presenti e continuano ad esistere, crollo del muro di Berlino e fenomeni di corruzzione pur essendo avvenuti. Solo in Italia c’è questa situazione e questo bipolarismo anomalo ( per la verità in crisi )
    Allora non è tanto il discorso sul mantenere viva una identità quanto quello di riempirla di contenuti credibili.

  12. Coraggioso, ma stavolta superficiale.
    Prescindendo dalle vicissitudini di Tangentopoli e della disgregazione dei socialisti, troppo colpiti dalla vicenda di Craxi, bisogna pèrendere atto del cambiamento che è avvenuto nella società italiana.
    Berlusconi, bontà (?) sua, all’inizio aveva incarnato un certo spirito nuovo, ma è rimasto incaprettato dai suoi limiti politici e dai suoi interessi personali.
    Perché non è “rinato” il Partito socialista?
    Per la pochezza dei suoi nuovi dirigenti? Per la scissione dei Laburisti?
    NO, i socialisti non sono rinati perché è venuto meno il loro “brodo di coltura” che è costituito dalla classe lavoratrice, operaia in primis. Venute meno le grandi aziende, parcellizzato il lavoro in mille rivoli, tra precari e partite iva, dov’è rimasto lo spirito di solidarietà che accomunava i lavoratori della stessa azienda, della stessa categoria, della stessa terra?
    Venuto meno il presupposto di essere “compagni” di una medesima situazione, si sono allentati i vincoli di solidarietà che fecero nascere il socialismo nel mondo.
    Quando si dice che metà degli iscritti alla GCIL sono pensionati, si riflette con chiarezza lo stato dell’arte nel campo che fu del socialismo,
    Certo, mi dirai, il socialismo è anche altre grandi cose, nel campo dell’umanesimo, della cultura, del governo.
    Ma la base del socialismo era nelle fabbriche.
    Ecco, il PSI non è andato alla ricerca dei modi nuovi di essere socialisti nel nuovo mondo globalizzato in un’Europa degli Stati e del capitalismo europeo.
    Parliamone a fondo.
    Ecco, per esempio: “Matteo Renzi, socialista europeo”. Scaviamo a fondo e ci accorgeremo che quello che pensiamo noi del Socialismo è difficile a rintracciare. in questo profilo.

  13. Mamma mia quale sicurezza. Non ti accuserò di essere superficiale tu. Ma almeno consentimi di dubitare che negli ultimi trent’anni il Psi sia stato il partito della classe operaia e non piuttosto dei ceti emergenti che avevano apprezzato il nostro sforzo di modernità, da Rimini 82 in poi.

  14. Anche perché dagli anni ottanta noi siamo stati liberalsocialisti, non semplicemente socialisti. E avevamo anticipato Blair e Schroeder. E compreso che il paleo socialismo era roba da archivio storico.

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