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Opinioni e commenti
 

Voto di scambio. Di Lello: la legge che voleva Falcone
Pubblicato il 11-04-2014


ULISSE-beni mafia-INTDovrebbe mettere tutti d’accordo il ddl volto a reprimere il reato di “voto di scambio mafioso”, eppure la modifica dell’articolo 416 ter sta portando a veri e propri scontri in aula. A dettare legge stavolta è più la confusione generale su un reato ben radicato nel nostro Paese: da una parte le polemiche sulla riduzione della pena (per il reato di scambio politico mafioso la pena non sarà più dai 7 ai 12 anni di carcere, ma passerà da 4 a 10 anni), dall’altra il riconoscimento di una norma volta a contrastare lo scambio tra politica e mafia. Viene poi eliminato il principio della punibilità del politico “che si mette a disposizione” dell’organizzazione mafiosa, da molti frainteso visto che bastava che un pentito parlasse di un atteggiamento di “messa a disposizione” e l’indagato era certo.

“É un regalo alle mafie perché con l’abbattimento della pena al 42 % si ha un più agevole voto di scambio”. E’ quanto afferma il senatore del M5S, Mario Michele Giarrusso, membro della commissione antimafia che spiega perché la riduzione della pena non porti altro che a un punto di favore per i politici corrotti: “Con l’art. 444 del codice di procedura penale con una riduzione di pena si può avere un patteggiamento e di conseguenza si può arrivare a due anni che non vengono mai scontati da parte di chi è colluso con la mafia”.

Il problema della riduzione della pena non è secondario perché “con un minimo di 7 anni si ha l’interdizione perpetua dai pubblici uffici mentre con una pena inferiore si ha un’interdizione temporanea che permette al politico di tornare subito in circolo”.

Per quanto riguarda poi l’associazione Libera, che auspica l’immediata e definitiva approvazione da parte del Senato della riforma del 416 ter, il senatore ha spiegato: “Sono semplicemente tratti in inganno dalle due parole ‘altra utilità’ che altro non sono che uno specchietto per le allodole, visto che anche noi precedentemente avevamo inserito la modifica qualunque altra utilità”.

Infine sull’argomento tempo e sull’appello del Pd a non rinviare una legge contro la mafia, Giarrusso ribatte: “Tutta questa fretta la dice lunga sul volerla approvare proprio prima delle elezioni”.

Di tutt’altro avviso Marco Di Lello, capogruppo del Psi a Montecitorio che spiega che nel testo uscito dal Senato a giugno non veniva tipizzata la condotta da sanzionare. “Quella che si sta facendo in questi giorni è polemica pura, il testo che ne è uscito ora è stato elaborato con la collaborazione della direzione nazionale antimafia e con esperti del settore. Ci abbiamo messo quattro lustri, ma questo testo recepisce la riforma voluta da Falcone nel 1992”. Infine sul problema della riduzione della pena il socialista ribadisce: “Al riguardo esiste già il 416 bis senza contare che per quanto riguarda la polemica sull’interdizione dai pubblici uffici abbiamo a garanzia la legge Severino”.

Si aspetta ora la decisione che arriverà questo martedì e che se passerà porterà a un altro punto di vantaggio per il governo che, attraverso il sottosegretario alla giustizia Cosimo Ferri, si era impegnato a far approvare in via definitiva la legge prima delle elezioni europee del 25 maggio.

Ieri un’altra “ghigliottina” (la chiusura anticipata della discussione generale sul ddl), per ‘tagliare’ i tempi del dibattito, una decisione che ha provocato proteste nell’opposizione, soprattutto del M5S, ma almeno potrebbe servire a mettere fine alla collusione tra politica e mafia.

Maria Teresa Olivieri

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