UN PROGETTO PER L’EUROPA

Europa-elezioni-Renzi

L’Europa si interroga sul domani. Le elezioni hanno delineato un quadro difficile per il Vecchio Continente: se la Francia, uno dei pilastri del progetto voluto dai Padri Fondatori, sceglie il Front National qualcosa vorrà pur dire. Anche la Gran Bretagna, non proprio un paese “europeista”, manda un segnale piuttosto chiaro: Nigel Farage, leader degli euroscettici UKIP conquista oltre il 31 per cento e i laburisti sembrano chiusi in un angolo, come un puglie suonato, ad incassare ganci. Se la Scozia il prossimo 18 settembre 2014 dovesse decidere di rendersi indipendente il bacino elettorale dei laburisti potrebbe definitivamente dissanguarsi. Ne parliamo in due tappe con due attenti osservatori delle dinamiche politiche e sociali, Massimo Salvadori e Luciano Pellicani. Continua a leggere

Se io parlo e scrivo è perché vi voglio bene

Lasciatemelo dire. Cerco di trovare una soluzione possibile per la nostra storia, per i nostri valori, per i nostri programmi. Sulla storia potrebbe anche bastare l’affermazione di Goffredo Bettini al nostro festival di Grosseto. Certo se ci riconoscessero davvero che noi abbiamo avuto ragione, porterebbero nelle sezioni del Pd le foto di Berlinguer e di Moro e non quelle di Turati, Saragat, Nenni, e non voglio dire Craxi? Sulla storia c’è ancora molto da chiarire e per la storia è giusto non morire. Ma non basta. Sui valori abbiamo forse una diversità sul tema della laicità e della giustizia? Vedremo. Prendiamo intanto atto che Renzi ha inserito il suo partito nel socialismo europeo. E il Pd ha approvato il divorzio breve. Vedremo che cosa succederà sul testamento biologico mentre sull’eterologa ha deciso la Corte. Renzi annuncia anche la riforma della giustizia. Se conterrà o meno la separazione della carriere sapremo anche la distanza che ci separa da lui.

Qualche caro compagno sostiene che il Psi dovrebbe esistere a prescindere da tutto e questo è ragionamento che non condivido. La politica esiste prima del partito. E se la politica non c’è non può esistere partito. Anzi, io penso che la coerenza debba essere individuata con la politica, non con il partito. Invece sono in tanti che ragionano esclusivamente in base al rimpianto. La nostra comunità si compone generalmente di ex aderenti a un partito che non esiste più da vent’anni. E non si capisce perché dovrebbe esistere oggi se non esistono più tutti i partiti di vent’anni fa. Non basta sognare il passato per riviverlo oggi. E non basta avere avuto ragione nella storia per diventare protagonisti nella politica.

Sto cercando di individuare una via. É forse vero quel che sostiene Franco Ruvinetti, che nel Pd c’è stato. E cioè che Renzi e compagnia non sanno che farsene di noi. Eppure è vero che Renzi ha nominato Nencini vice ministro mentre Letta no. È pur vero che nei comuni il nostro sostegno è stato a volte determinante e i nostri eletti sono numerosi. Ed è altresì vero che lo spirito collaborativo in molte realtà non manca. Tuttavia metto nel conto anche questa difficoltà. Mi chiedo se non valga la pena metterci il naso e verificare col carico delle nostre ragioni storiche e ideali, col condizionamento dei nostri valori e programmi. L’alternativa è la splendida e mortale solitudine. Un braccio di debolezza perso in partenza.

Qualcuno pare sostenga che con più coraggio, più determinazione, magari anche con un gruppo dirigente diverso, sarebbe un’altra cosa. E secondo me confonde un simbolo con una funzione politica. Quest’ultima dovrebbe essere praticabile in un sistema politico così semplificato e dove la diversità italiana è stata annullata con la scelta socialista europea di Renzi. I gruppi dirigenti socialisti di questi vent’anni sono stati vari. Un po’ figli del vecchio Psi come De Michelis, Martelli, Intini, un po’ relativamente giovani come Boselli, Nencini. C’era di meglio? Perché qualcuno non si è fatto avanti? Le iscrizioni sono libere, i congressi democratici.

Dovremmo creare un soggetto a fianco di Sel che si sta spaccando? E per dire cosa? Che ha ragione la Cgil? Che non va fatta un riforma del mercato del lavoro come voleva il nostro Marco Biagi? Non ci sto. Continuo a pensare che l’unica via, per quanto lastricata di sale, sia quella che ho prospettato. Se fallirà magari ancora prima di cominciare non sarà una buona cosa. Ne prenderemo atto. Per quanto mi riguarda tutto quello che sto facendo, gratuitamente, lo faccio per la nostra comunità, per l’affetto e solidarietà che mi legano a chi assieme a me ha sofferto e sperato. Ha lottato e resistito anche nei momenti più tragici. Per trovare un approdo per tutti che assicuri il rispetto e la gratitudine che insieme meritiamo.

Divorzio breve, primo sì della Camera

Divorzio-breve

Un forte applauso – levatosi questa mattina dopo la votazione finale nell’aula di Montecitorio – ha accolto la norma sul divorzio breve che prevede 12 mesi in caso di separazione giudiziale e 6 mesi per quella consensuale. Il testo – che ha ottenuto 381 voti favorevoli, 30 contrari, e l’astensione di 14 – ora passa al Senato. I relatori del testo, Alessandra Moretti del Pd e Luca D’Alessandro di Forza Italia – hanno invitato i colleghi senatori ad approvare a loro volta il provvedimento in tempi brevi, auspicando “che il testo non venga stravolto e che non si dia il via al solito rimpallo tra le Camere”. Grande soddisfazione è stata espressa da Marco Di Lello, presidente dei deputati socialisti che definito la legge “una buona legge, una legge socialista”. Continua a leggere

Lo Stato chiede 1,2 mld alle case farmaceutiche

Novartis-Roche“La salute prima di tutto” è chiaro, ma se si gioca su questo fattore e a rimetterci è il portafogli e lo Stato? Su questo punto hanno giocato le due case farmaceutiche svizzere Roche e Novartis che – sfruttando una norma ambigua (e oggi modificata) per i cosiddetti farmaci off-label e i ritardi dell’Aifa, l’Agenzia per il farmaco – si sono accordate tra loro a spese dei contribuenti, hanno spinto un farmaco molto più costoso (Lucentis) al posto del molto più economico Avastin. Continua a leggere

Far finta di non capire…

Adesso sono diventato un fusionista. Peggio, per qualcuno mi sono allineato a chi vuole liquidare il Psi. Un’insieme di frustrazioni e di accidie si mescolano tra Facebook e mail varie. Per quanto mi riguarda sono abituato a dire e a scrivere quel che penso. Senza troppi giri di parole. E quel che penso ho scritto nell’ultimo editoriale dell’Avanti che ha riportato quel ho detto in Direzione. I concetti sono sostanzialmente tre e sono chiarissimi. Il primo è che é inutile e perfino dannoso far finta di avere fatto rinascere il Psi e oggi celebrarne il funerale. Di esequie funebri al Psi ne abbiamo consumate anche troppe e il nostro vecchio e glorioso partito non le merita. Finiamola di far finta di non vedere la realtà. Noi abbiamo fondato in questi vent’anni delle piccole aggregazioni di socialisti e le abbiamo collocate a sinistra, transitoriamente anche a destra e nel 2008 in perfetta autonomia. I risultati sono sotto i nostri occhi. A quelli che continuano a parlare di autonomia consiglierei di valutare il risultato del 2008 ed evitare di parlare senza ragionare.

Il secondo concetto è che proprio perché noi siamo un grumo che resiste, la nostra piccola organizzazione non deve né consumarsi, né tanto meno morire. Non siamo solo memoria storica, se no dovremmo fondare un archivio o una fondazione. Siamo un soggetto politico che ha idee peculiari. Basterebbe leggere quel che ho scritto sull’Avanti a proposito dell’Italicum o della riforma del Senato, per rendersene conto. Ma anche ripassare, scusate se parlo di me ma credo di aver diritto alla difesa, le mie prese di posizione a sostegno di Buemi sul caso Berlusconi o contro il giustizialismo di facciata sul caso Cancellieri. Strano che io, fusionista, abbia assunto in questi anni sempre le posizioni più indipendenti e spesso anche polemiche col Pd e i cosiddetti difensori dell’autonomia del partito se ne siano rimasti zitti. Il problema è come far vivere noi stessi. Se non interveniamo e in base a una declamata autonomia lasciamo che tutto si logori, allora sì che lavoriamo per la nostra estinzione. Aggiungo anche che coloro che pensano di rilanciare un soggetto socialista a sinistra del Pd, vicino a Sel e a Tsipras, possono farlo ma vanno contro la collocazione europea dei socialisti e contrastano le intuizioni del vecchio PSI di Craxi e Martelli.

Il terzo riguarda il cosiddetto patto federativo col Pd. Bisogna metterlo coi piedi per terra. Ancora non si capisce cosa sia. È solo un pronunciamento. Non è l’esplicitazione di una nuova forma politica e organizzativa. Io ho lanciato un’idea e cioè di concepire il nostro rapporto col Pd alla stregua di quello che venne formalizzato tra Pdl e piccoli partiti alleati. Si previde una sorta di doppia militanza con aree politiche che restano tuttavia in vita con proprio tesseramento, congressi e organi. Si previde la possibilità di presentare liste in completa autonomia a livello comunale e regionale, ci si impegnò invece a liste comuni in campo politico ed europeo. Potrebbe essere una buona soluzione. A chi considera il Pd di Renzi alla stregua del Pci, cosa che non passa per la testa nemmeno a Berlusconi. e mi da del fusionista, consiglio una visita psichiatrica, a coloro che considerano il Pd di Renzi come quello di Bersani consiglio di guardare la famosa foto di gruppo, a coloro che considerano il nostro partito alla stregua del vecchio Psi consiglio un paio di grossi, ma molto grossi, occhiali. Per il resto ognuno indichi una via, anche diversa, ma possibile, per la nostra comunità. Oppure si rassegni a seguire quella degli altri.

IN MEZZO AL GUADO

Riforme-Renzi

Non è tutto rose e fiori. Anzi. Nella relazione annuale di Banca Italia, illustrata oggi dal governatore Ignazio Visco si vedono alcune luci, ma anche diverse ombre. Prima di tutto la Tasi. Il prelievo sulle prime case potrebbe aumentare di oltre il 60% rispetto al 2013 nel caso in cui i comuni adottassero l’aliquota massima, quella al 2,5 per mille. Un altro allarme arriva dal bonus di 80 euro in busta paga. La Banca d’Italia ha calcolato infatti che per garantire gli obiettivi di riduzione del deficit e il consolidamento del bonus di 80 euro anche il prossimo anno, per il 2015 il governo dovrà adottare interventi per ulteriore 14,3 miliardi indicando, comunque, che nel Def si stimano 17 miliardi di risparmi massimi nel 2015 dalla spending review. Continua a leggere

Alberto Benzoni
ricorda Tullio De Felice

“Non è accio”. Non è malaccio. Era una espressione tipica di un nostro vecchio e caro compagno che ci ha lasciato giorni fa. Con discrezione, come era suo costume. E significava che, tutto sommato, una cosa- che fosse analisi politica, proposta di intervento, documento e quant’altro – non era poi così male; in altre parole che era degna di attenzione anzi da approvare senz’altro.

Non era il verdetto di un oracolo. Il nostro amico era lui stesso lontano anni luce dal ritenersi tale. Era piuttosto la reazione, tipicamente, volutamente minimalista di che era abituato da anni a vagliare con attenzione, se non con metodica sospensione critica ogni cosa che sapesse di fretta, di novità, di strumentalità legata a questo o a quel particolare momento.

Per Tullio, come per tutti quelli della sua generazione politica ( si era formato, a cavallo tra gli anni quaranta e cinquanta, alla scuola di Rodolfo Morandi) il socialismo, nel suo divenire, era un percorso lento: in cui, per arrivare lontano, contava prima di tutto curare la sicurezza e la correttezza dei propri passi.

E, comunque, procedere di conserva. Mai un passo dietro agli altri; ma neanche un passo avanti, magari con la pretesa di indicare la strada. In questo può essere considerato la figura tipica del “partito di prima”; insomma di quello che, nato, anzi “forgiato”( come si diceva allora…) negli anni del dopoguerra, era maturato negli anni del centro-sinistra, per completare il suo ciclo negli anni di Petroselli. E, in questo lungo percorso era stato una figura importante sia nella sua azione amministrativa ( aveva seguito, in particolare, i lavori per la realizzazione della metropolitana ) sia nel suo lavoro politico. Se della vecchia civiltà socialista, fatta di rapporti con la gente e di solidarietà orizzontali, sopravvive ancora qualcosa nei quartieri popolari e periferici della nostra città, lo si deve anche a lui.

Nel nostro compagno scomparso vivevano forti convincimenti e forti passioni. Però si guardava bene dal manifestarli. Perché era una persona sobria e riservata oltre ogni limite. E perché, per così dire, si confondeva e si annullava nella vita del partito. Attento a difendere le sue prerogative; ma senza mai sgomitare per superare la coda. Sensibile alle questioni di linea e cioè all’esigenza primaria di conciliare l’ideologia con la realtà; ma nel senso di costruire, sempre, possibili punti di mediazione politica. Lento nel costruire i propri convincimenti; ma deciso poi nel mantenerli; e senza strombazzarli all’esterno.

Nel corso degli anni ottanta la sua figura, mai volutamente marcata, doveva lentamente scomparire dall’orizzonte. Senza dubbio per sua scelta. De Felice, convinto autonomista quale era sempre stato, condivideva la sfida politica e ideologica al comunismo, propria della rivoluzione craxiana; ma, al tempo si sentiva sempre più estraneo al mondo politico, che dico al modo di fare politica che intorno a quel progetto era mostruosamente cresciuto.

Dopo il crollo, il Nostro si fece volutamente da parte. Non cercò altri e più accoglienti lidi. Non partecipò ai vari e affannosi progetti di ricostruzione del partito Offrì ( in particolare sulle questioni urbanistiche romane) la sua disponibilità; ma sapendo in partenza che non sarebbe stata recepita. Come tutti noi, Tullio aveva vissuto il crollo come una vera e propria tragedia; anzi come una sorta di ingiustizia storica. Più lucidamente di molti di noi aveva colto le responsabilità nostre in questo dramma; e, quindi, l’impossibilità di qualsiasi lieto fine.

Passò, allora, i suoi ultimi anni cercando di capire che cosa era successo. In una ricerca assidua ma del tutto personale e solitaria. Così come solitari erano sempre stati i suoi tormenti e le sue passioni politiche. In queste ricerche fece anche ricorso alla mia memoria storica e alle mie interpretazioni del passato. Gliene sarò eternamente grato. Faremo, tutti, il possibile perché il frutto di queste sue lunghe ricerche non scompaia insieme a lui. La memoria condivisa è, dopo tutto, il fondamento di qualsiasi comunità; e di una comunità che per De Felice è stata l’orizzonte di tutta una vita.

Alberto Benzoni

 

Europa, facciamo meglio
le elezioni per avere
più democrazia

Europee-elezioni-GrilloIn un articolo apparso in “MicroMega 3/2014”, Philippe Van Parijs, filosofo ed economista, conosciuto come uno dei principali sostenitori della proposta dell’introduzione a titolo universale del reddito di cittadinanza (o reddito di base), avanza un’interessante ipotesi di “modello di democrazia” per il contesto dell’Unione Europea, conforme alla sua alta frammentazione socio-politica e fondato sull’organizzazione di un’unica “circoscrizione elettorale paneuropea”. Continua a leggere

Scrive “Cittadini stanchi di subire”: le responsabilità di Acea

Se ACEA viola le leggi e prende i giro i cittadini

Già il nome dà un’idea precisa della situazione. Il comitato “cittadini Stanchi di subire”, costituito presso Upter Solidarietà, nell’arco dei primi due mesi di attività si è limitato a raccogliere le tante proteste e segnalazioni che arrivano ogni giorno. Decine e decine di segnalazioni sono la riprova di un diffusissimo stato d’animo di malcontento e di insoddisfazione per una qualità della vita che viene considerata sempre peggiore dagli interessati. Nel mirino c’è l’ACEA, la partecipata del comune di Roma che gestisce la erte di distribuzione energetica. Storie di diritti negati: questo emerge dalle denuncie dei cittadini, un sistematico calpestare diritti chiaramente fissati dalla leggi, dalle circolari e dalle carte dei diritti.

E, di giorno in giorno, si allunga la lista delle lamentele e delle denunce che riguardano ACEA. Esiste un problema contatori che non funzionano. Per molti è addirittura ancora impossibile sapere a chi debbano realmente rivolgersi, se ad ACEA, o se all’azienda che ha provveduto alla loro installazione. A noi sembra assolutamente ridicolo che l’ACEA non si assuma fino in fondo la responsabilità del funzionamento di tutto quanto serve alla erogazione e alla misurazione del servizio. Altrettanta imprecisione esiste per quanto riguarda i contratti per la erogazione.

La libera concorrenza va bene, il casino no. Ci sono cittadini che si dichiarano ormai stressati da dover rispondere quasi ogni giorno a telefonate con le quali si promette un qualche miracoloso risparmio con un cambio di contratto. Va aggiunto infine che coloro che sentono l’esigenza di capirne di più rivolgendosi alla fonte, denunciano una situazione ambientale che possiamo considerare addirittura incredibile. Non pochi dicono di essersi recati allo sportello per chiedere chiarimenti di varia natura e di essersi imbattuti in operatori non sempre bene informati e, molto spesso, sbrigativi e arroganti. Una lamentela questa che viene in particolare dalle persone più anziane, ma non solo da esse. Segno evidente che esistono operatori poco consapevoli del valore sociale del loro ruolo e che non hanno ancora capito che scaricare le proprie frustrazioni sull’utente in quanto soggetto più debole significa compiere una scelta assolutamente inaccettabile. Proprio a partire da quanto viene raccontato e denunciato sull’ACEA e, non volendo trasformare il comitato “cittadini stanchi di subire” in una sorta di ufficio dove ci si rammarica alla vecchia maniera, abbiamo deciso di iniziare a partire dal mese di giugno alcune azioni concrete. Nel caso di ACEA chiamando in causa la legge sulle class action, l’ authority di vigilanza sui servizi e la direzione dell’ACEA. Tutti coloro che in modo concreto intendono partecipare, essendo direttamente interessati a questa azione concreta sono pregati di prendere contatto con il comitato “cittadini stanchi di subire” presso Upter Solidarietà.

Comitato “Cittadini stanchi di subire”

Per Grillo e Farage
il sogno europeo è un incubo

Grillo-farageDopo il voto alle urne europee, il “garante” del Movimento 5 Stelle, Beppe Grillo, sta studiando le possibili alleanze al Parlamento di Bruxelles. La scelta sembra essere già stata presa: l’interlocutore privilegiato è Nigel Farage dell’UKIP.

Il Partito per l’Indipendenza del Regno Unito (in inglese United Kingdom Independence Party, UKIP) è un partito euroscettico fondato nel 1993 e il loro obiettivo principale è l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea. Inoltre l’UKIP propone un programma improntato al liberismo economico e ai valori della destra più conservatrice: oltre all’uscita immediata dall’Unione Europea, si propone di aumentare le spese militari, raddoppiare la capienza delle carceri e bloccare l’immigrazione sia dall’Europa meridionale sia dall’est Europa. Continua a leggere