martedì, 24 ottobre 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Due riflessioni a caldo
Pubblicato il 27-05-2014


Una riguarda l’Europa, una riguarda il nostro partito. Cominciano dalla prima. Non v’è dubbio alcuno che, eccezion fatta per la Germania, e la motivazione è evidente, il voto ha premiato le opposizioni e all’interno di queste i movimenti euro scettici o addirittura contrari all’Europa. I casi dell’Inghilterra, della Francia, della Spagna, della Grecia, dell’Irlanda, ma potremmo continuare, lo stanno a dimostrare. Ovunque le forze socialiste, socialdemocratiche, laburiste sono in flessione. Addirittura dimezzati i francesi, polverizzati i greci, umiliati gli spagnoli con immediate dimissioni di Rubalcaba, perchè non hanno saputo approfittare della loro posizione contraria al governo Rayol. E che dire dei laburisti, anch’essi all’opposizione? Il partito di Ed Milliband esce deluso dalla contesa che vede sconfitto Cameron e i suoi tories. In ognuno di questi paesi avanzano e si affermano forze estremiste e antieuropee. In Francia e in Inghilterra diventano addirittura le forze più votate.

Che dire del processo di integrazione europea e dei socialisti europei? Bisogna trovare il coraggio, se non si vuole mettere a serio rischio la democrazia (fa un certo effetto leggere quasi al 10 per cento un partito nazista in Grecia), di considerare chiusa questa fase costruita solo coi vincoli e i conseguenti impedimenti alla crescita. Se si vuole che Europa e democrazia tornino sinonimi occorre una svolta. Bisogna rivedere i parametri di Maastricht e naturalmente il fiscal compact. Senza questa duplice revisione difficilmente le forze europeiste troveranno linfa vitale per tornare alla testa dei loro paesi. Le forze socialiste europee devono trovare la forza di rinnovarsi. Per troppi anni anche noi, che abbiamo vissuto con angoscia questa anomalia italiana, abbiamo invocato la semplice omologazione politica del nostro Paese con l’Europa. E invece anche le forze del socialismo europeo paiono arrancare e vivere più di glorie passate che di vitalità presente.

Naturalmente qui occorre inserire una riflessione sul Pd di Renzi e su di noi. La scommessa di un partito italiano che andasse oltre i confini delle socialdemocrazie europee pare oggi vinta, anche se mai come adesso i consensi sono aleatori e come vengono facilmente guadagnati, così possono essere perduti. Tuttavia questa era stata in fondo la scommessa di Blair, ma anche di Craxi e Martelli. Oggi è, sia pure in forme meno lineari e approfondite, la linea di Renzi. Lo è di fatto. Nel senso di un partito della sinistra che guarda al centro e riesce a suscitare consensi anche a destra. Questa non è stata negli anni ottanta anche la nostra strategia? Credo che il Pd abbia beneficiato anche di una luna di miele del governo. Renzi è ancora in viaggio di nozze. Vedremo il seguito. Ma credo che la linea sia giusta e vada appoggiata. Non condivido per niente né il messaggio di un socialismo europeo integralista, né tanto meno quello di un sinistrismo di facciata. Entrambi sono presenti nella nostra piccola comunità.

Noi dobbiamo fare i conti con questa novità e con le nostre limitate forze. Domani si svolgerà la direzione del partito. Sconsiglierei di ripartire da una insana polemica sulla mancata presentazione della lista, un accapigliarci sul nulla senza tenere conto della realtà. Penso invece sia utile parlare con franchezza del rapporto tra noi e il Pd. Definire i confini di una più attiva e penetrante partecipazione. Si era immaginato un percorso di patto federativo, lo si metta coi piedi per terra. E non si perda tempo a immaginare rivoluzioni che non ci saranno. I veri rivoluzionari o sono implacabili e freddi realisti o diventano illusi visionari.

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Spagna UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. Se andare oltre ai confini delle socialdemocrazie europee significa non essere più socialisti e voler trasformare quello che una volta era il socialismo europeo (che ha bisogno di un rilancio!) in un contenitore idealmente vuoto che esiste solo per amministrare il potere, posso affermare con convinzione che il PD ci sta riuscendo e che io non voglio assolutamente fare parte di questo progetto. Io sono socialista e sono del PSI per questo, chi non lo è sta nel PD. Ma ci sta solo per voti e soldi, nulla più.

  2. Io sarò un illuso visonario ma credo proprio di no , e penso che il Patto federativo e la proposta di Di Lello di un Intergruppo alla Camera con il Partito Democratico siano tutta una serie di passaggi ( Marcia di avvicinamento ) alla graduale liquidazione del glorioso Partito Socialista Italiano e l’entrata come piccolo gruppo di socialisti nel PD. Sono passati i tempi del Partito garibaldino propagandato dal Segretario Nencini. Non se ne parla più!!! E’ dal 2008 ( voto utile del compagno Veltroni che ci ha voluto tanto bene !?! ) che non presentiamo alle elezioni principali la nostra lista ed il nostro simbolo . Il Partito si è trasformato in un Comitato Elettorale per pochi dirigenti nazionali . Basta avere buone conoscenze nel PD ed il gioco è fatto ! Quando vai a parlare con i socialisti per chiederli un voto ti guardano in faccia e se va bene ti dicono ” ma il PSI c’è ancora ?? “. E nella Direzione nazionale non si dovrebbe parlare di queste cose ??? O che si deve parlare se non della crisi del Partito e delle sue prospettive come Partito che vuol ritornare vivo , forte e sopratutto AUTONOMO ! Se questo è essere un illuso visonario fai te .

  3. Che Renzi abbia attuato ciò che noi volevamo negli anni ottanta è cosa dura da accettare, ma è la realtà. Lui ha innovato dove noi abbiamo fallito rinchiudendoci su noi stessi. Per me un sogno infranto che ancora mi perseguita. Per 20 anni abbiamo cercato di sopravvivere e non vivere: questa è la nostra colpa. Ora siamo al Che Fare? Un patto federativo è di fatto il prologo per un rapido assorbimento. Un partito dello zero virgola con uno del 40. Caro Mauro, ma ti pare? Un tentativo di riscatto è possibile se si hanno idee e se si ha voglia di combattere per la loro realizzazione. Io penso che dovremo valutare il nostro stato e solo se conveniamo che non abbiamo più nulla da dire federarci e poi confluire. Io, alla mia età, mi dedicherò ai miei libri e alle mie scritture, ma attenti a non essere più realisti del Re.

  4. Sei anni di crisi hanno stravolto l’Unione europea. La risposta socialista alla politica dell’austerità non c’è stata. Da sempre l’Unione è stata guidata, insieme o a turno dal PPE e dal PSE. Diciamocelo francamente: dopo la bocciatura del trattato costituzionale siamo andati avanti senza meta e la crisi ci ha travolti.
    Riusciremo a intraprendere nuove strade? Riusciranno i socialisti europei a trascendere dal nazionalismo che ne ha limitato l’azione in Europa?
    E’ qui la sfida che darà il tempo anche alla politica di Renzi, tutta da inventare.
    Ecco, i socialisti siano fucina di idee e di proposte, com’è sempre stato nella tradizione, affinché una politica di rilancio produttivo e dell’occupazione si instauri in Italia e che il processo di federazione europea avanzi, contro il ritorno agli stati nazionali, come vorrebbero i (soliti) francesi e gli inglesi.

  5. non si può non analizzare come l’unione progressista – popolare possa portare alla disintegrazione dell’area riformista che in questo momento storico potrebbe una forte spinta verso il cambiamento. il nostro paese necessita ora più che mai della presenza socialista, forza politica fondamentale per una politica di riforme quale quella del lavoro, magistratura ed elettorale. non è la piena adesione al progetto Renzi che si persegue una politica di riforme ma solo con un confronto leale ed indipendente. pertanto le forze socialiste ragionino ora sulla ricerca di una identità che altrimenti si smarrirebbe definitivamente. cordialmente.

  6. Caro Mauro
    E’ vero cominciare con una polemica sulla lista si lista no è pestare l’acqua nel mortaio.
    Personalmente non sarei entrato nel governo Renzi a queste condizioni ma ora ci siamo e bisogna fare la nostra parte.
    Mentre invece è fondamentale chiarire e chiarire una volta per sempre che cosa è e che cosa non è questo patto federativo, Un patto che lo invochiamo noi ma che il PD ignora. Questo è il minimo di chiarimento che la segreteria deve al partito .
    Fatto questo però , visti i risultati, occorre una profonda riflessione che deve portare ad un congresso sul ruolo in Italia che il partito deve svolgere .
    Come traspare anche dai commenti ai tuoi articoli le valutazioni che anche tu e la segreteria del partito esprimete sul Pd e su Renzi divergono fortemente con quelle di tanta parte del partito.
    Io , modesto militante , chiedo un partito che si appropri del suo ruolo e che lavori per una alternativa diciamo di sinistra e di progresso per il governo del paese e voglio ,in un congresso democratico, confrontarmi con i militanti del partito ma, sopratutto ,
    non voglio per questo etichettato come retrogrado , testa al passato , 68/imo frustrato
    Volendo anche ,se volete, essere progmatico corre dietro a Renzi ora non porta a niente , questo è pane del Pd non nostro alla copia eè meglio l’originale , come volendo essere politico seguire le ricette che erano Blair ora nel 2014 è voler male a noi e all’Italia.
    Compagno Maurizio Molinari

  7. A quando il prossimo congresso?
    Cosi’ chi e’ pseudo socialista va con il pd e chi e’ socialista si mette umilmente a ricostruire il PSI e pone nel dimenticatoio tutti questi politicanti da strapazzo. Ma non si rendono conto che sono solo dei provinciali piccolo borghesi.

  8. caro Mauro,
    sottoscrivo pienamente le tue considerazioni,ricordando un passaggio fatto da Renzi prima delle elezioni:l’adesione del PD al PSE.In cinque minuto ha chiuso la storia delle divisioni della sinistra italiana,non è un ragonamento semplificativo ma è la realtà.L’accordo federativo è l’unica strada per mantenere l’autonomia e lavorare sul territorio,dove i risultati alle amministrative dimostrano che solo lavorando si ha il consenso.La teoria dei puri più puri” è ormai superata dalla storia e la titolarità di una grande storia e di grandi valori deve esser messa al servizio della società e non di un club autoreferenziale .Il rapporto con il PD ora è 1 a 40 mantenere autonomia e capacità di proposta politica è un paletto ineluttabile per evitare qualsiasi “fusione”.L’autonomia ci permettere di mantenere sulle schede il nostro simbolo.Ecco su questo si potrebbe aprire un bel dibattito sarebbe ora di rispristinare il vecchio e caro garofano,questo si per distinguere i socialisti storici da quelli dell’ultima ora cioè il PD.
    Avanti compagni!!

  9. sono allibito delle tesi di Nencini e Del Bue. Per quale motivo avete inserito quattro nobili compagne/i nelle liste del pd x le europee, e non vi siete messi voi in lista al loro posto?

  10. Torno a ripetere ciò che vado sostenendo da tempo e che rilancio alla luce del recente risultato elettorale.
    Quella con il PD deve essere una “Alleanza Competitiva”, la quale può conoscere un processo di parziale riequilibrio solo sapendo interpretare la società attuale con le attuali categorie, non certo meccanicamente riconducibili alle felici intuizioni degli anni 80.
    Nuovi modelli di sviluppo devono affacciarsi nell’ambito di una rinata elaborazione politico-culturale di noi socialisti, cresciuti nel tempo solo attraverso lo slancio di rivoluzioni culturali, coerenti con lo spirito dell’epoca.
    Continuare a sorreggere, ad esempio, l’apologia della globalizzazione e di questo assetto europeo, in nome di un astratto europeismo, significa abitare un’altra epoca, sapendo contemporaneamente respingere altrettanto astratti richiami antieuropeistici.
    Bettino Craxi da Hammamet sottolineava come l’impianto europeo costruito nel modo che conosciamo, nella migliore delle ipotesi avrebbe rappresentato un limbo, nella peggiore un inferno, aggiungendo che lui, più che definirsi euroscettico, si considerava europessimista.

  11. “Nel senso di un partito della sinistra che guarda al centro e riesce a suscitare consensi anche a destra. Questa non è stata negli anni ottanta anche la nostra strategia? “.
    No e personalmente non ricordo una sola parola di Craxi in questo senso.

  12. Adesso che si dovrà ridisegnare un’assetto politico nell’ambito nazionale, l’ombra del PD è straordinariamente ingombrante da un lato e comoda da un altro. Dell’orgoglio non possiamo più farercene scudo, i numeri non aumentano con l’orgoglio, i numeri aumentano con l’attività politica sul territorio, vedi in Umbria dove l’orgoglio c’è ed è confortato dai numeri, così si fa politica e non chiacchiere. Il progetto federativo deve salvaguardare l’autonomia del partito il resto sono solo esercizi dialettici.

  13. Al grande successo del P.d P.S.E non è mancato il nostro contributo, certamente poteva essere più convinto.
    Nel partito, sbagliando, molti compagni hanno preferito polemizzare sul simbolo e per quello, non si sono impegnati per portare consenso ai nostri candidati, che con uno sforzo maggiore da parte nostra, potevano varcare la soglia del Parlamento Europeo.
    E’ andata meglio alle amministrative, il Patto Federativo ha funzionato, i compagni credibili sono stati eletti.
    Si apre d’avanti a noi una fase di ampie riflessioni e di grandi decisioni,spero che il partito, non butti alle ortiche il lavoro che è stato fatto dal compagno Nencini e con coraggio e determinazione porti a compimento il lavoro iniziato.

  14. Ciao Mauro, ci siamo lasciati giovedì sera speranzosi di un voto socialista nei comuni dove eravamo presenti (pochi), ma il ciclone Renzi ci ha rosicchiato anche i nostri voti; così siamo rimasti con un risultato che non ci soddisfa e ci mette in difficoltà di tenere unita la sezione per continuare a lavorare per questo nostro partito.
    Ne ho viste tante nei miei anni di militanza che posso dire tranquillamente che questi figli del Partito Comunista e dei Democristiani non sono rispettosi degli accordi federativi.
    Vogliono il nostro sangue (vedi voti) e poi si dimenticano degli accordi.

  15. Mauro la partita socialista non va giocato più fuori del Pd ma nel Pd. Il 41% non ha solo rafforzato Renzi (e il Pd?) in Italia ma lo ha proiettato come salvatore pure di una certa idea di Europa. Non farei però paragoni con il PSI anni ’80 se non nell’atteggiamento liberale, per il resto e per logica un partito al 42% difficilmente in Italia può essere riformista.

  16. Diciamocelo, ero presente come invitato al congresso di Venezia, niente progetto, nulla in prospettiva, strategia del sopravvivere . Ora elezioni terminate, risultati non soddisfacenti richiedono una verifica popolare sui territori per verificare cosa chiedono e quali sono i bisogni dei Cittadini Italiani, quale socialismo Europeo ed Italiano si deve proporre per il prossimo secolo. Renzi ha capito due cose essenziali che hanno e faranno le fortune elettorali soldi nelle tasche degli Italiani ed occupazione in diverse modalità, con diverse forme contrattuali ma che ridanno dignità all’essere umano. Con queste scelte ha rimesso in discussione giustamente anche il ruolo del sindacato che da troppo tempo si era assopito dimenticandosi che la società è in continua evoluzione ed il mondo del lavoro non accetta più un sindacato che cammina con la testa all’indietro Sul futuro del PSI abbiate la bontà e l’umiltà di ascoltare i baluardi rimasti sui territori che sono le avanguardie di qualsiasi futuro del socialismo italiano.

  17. Caro Direttore, vedo un profondo travaglio della base, ma il nostro vertice va dritto nella direzione decisa di crescente avvicinamento al PD, sapendo che il cosidetto Patto Federativo è scritto sulla sabbia. Non siamo neppure riusciti a chiamare la lista unitaria PD-PSE, ma semplicemente il simbolo del PD di Renzi. Riscontro ogni giorno una volontà anche alla base di ignorarci e relegarci ai margini. Avevamo proposto un Cimitato Pro-Schulz e neppure ci hanno risposto, nonostante le telefonate, le E-mail e gli SMS. Nei contenuti sono contrario a sostenere posizioni neo-liberiste e non Socialiste-Riformiste.E’ bene che il Partito decida cosa fare da grande, convocando i Congressi prima territoriali e dopo quello Nazionale, altrimenti è una democrazia rovesciata.

  18. Cari Compagni (ci si può ancora chiamare così???) chi vi parla è uno dei tantissimi Socialisti senza tessera che non hanno rinunciato all’idea in cui credono ma che non credono più ad un gruppo dirigente che ha pensato solo a preservare in questi anni poltrone e prebende per pochi anzichè tentare di ricostruire un tessuto locale, provinciale regionale che si era liquefatto. Molti in questi anni ci hanno lasciato ma sento sotto le ceneri covare ancora un fuoco…. è il fuoco del Socialismo!!!! ma per farlo rinascere non servono discorsi sulle future alleanze, non servono gruppi dirigenti autoreferenziali ed occupati a conservare i loro microscopici crocchi di potere, servono IDEE e SACRIFICIO come scrive un grande Socialista Rino Formica “”I generali sconfitti, per errori o per sfortuna,
    siano impegnati a scrivere testimonianze veritiere” e cedano il passo a nuovi compagni per ricostruire da zero una forza socialista, non sarà semplice anzi ma oggi serve credibilità e voi non l’avete!!! con immenso rispetto per tutti i semplici compagno che ci hanno creduto vi saluto fraternamente il resto è noia……

Lascia un commento