domenica, 17 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

7 maggio 1972: l’assassinio di Serantini
Pubblicato il 07-05-2014


Anniversario Franco SerantiniSe potessi raffigurare visivamente la storia me la immaginerei come un caleidoscopio di elementi duttili, quasi liquidi nella loro essenza, fluttuanti in uno spazio cosmico a disegnare trame in perenne movimento, dove macchie e tentacoli entrerebbero continuamente  in osmosi per poi tornare a dividersi in continuazione, senza dettami precisi, come imprevedibili pennellate di arte surreale. Un mondo dunque che non procede su di una linea orizzontale, ma che si espande e si ripiega su se stesso, fatto di apparenti punti di non ritorno e di inaspettate situazioni che convergono nuovamente tra loro.

Questa astratta premessa ci è utile per capire la straordinaria multiformità dello storico rapporto che lega il Socialismo italiano al movimento Anarchico: un flusso di avvicinamenti e di separazioni, di distanze che sembrano incolmabili ma che poi vengono annullate semplicemente con un pensiero, una frase, un’azione. Una lotta tra il cuore idealista e la mente razionale che ancora oggi rimane irrisolta e che non avrà mai fine; troppo simili gli ideali che infiammano l’agire (sia esso di lotta o riformista), la cultura di carattere laica e libertaria, la condivisione di grandi liberi pensatori come Giordano Bruno e Tommaso Campanella.

Proprio per tutte queste ragioni, per tutto ciò che unisce, compresa l’empatia per il tragico evento che si consumò a Pisa il 7 maggio del 1972, credo che sia giusto contribuire a mantenere vivo il ricordo di Franco Serantini, un giovane anarchico di appena ventuno anni travolto dalla violenza di Stato. La fredda e spietata cronaca dei fatti ci narra di un presidio antifascista che viene duramente attaccato dalla polizia; durante una delle innumerevoli cariche Franco viene circondato da un gruppo di celerini del Secondo e del Terzo plotone della Terza compagnia del I Raggruppamento celere di Roma, sul lungarno Gambacorti, e pestato a sangue.

Successivamente viene trasferito prima in una caserma di polizia e poi al carcere Don Bosco, dove, il giorno dopo, viene sottoposto ad un interrogatorio, durante il quale manifesta uno stato di malessere generale che il Giudice, le guardie carcerarie e il medico del carcere non giudicano serio. Il 7 maggio, dopo due giorni di agonia, Serantini viene trovato in coma nella sua cella, trasportato al pronto soccorso del carcere muore alle 9,45. Una tragedia dunque che implica una mancanza multipla di responsabilità: dalle forze dell’ordine passando dalla struttura carceraria per giungere infine alla successiva e terminale azione insabbiatrice della magistratura, che non ha voluto assicurare ai posteri della giustizia sociale i colpevoli di quello scellerato pestaggio.

Ciò che a noi preme è ricordare il volto di un giovane idealista sensibile alle sofferenze umane, teso verso un sogno di libertà e di giustizia immenso e ammaliante come il riverbero di un granello di polvere che attraversa un dardo di luce. Se è vero che gli occhi sono lo specchio dell’anima, quei suoi iridi tramandati da vecchie foto occasionali riflettono un mondo migliore in cui continuare a credere. A nome di tutti i compagni socialisti, dalle pagine elettroniche della nostra gloriosa testata depongo un ideale corona di garofani rossi sotto il monumento che ne ricorda il nome, una lastra di marmo significativamente donata dai cavatori di Carrara che oggi troneggia nei pressi del lungarno pisano, in Piazza S. Silvestro.

Carlo Da Prato

 

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Commenti all'articolo
  1. Una storia che deve far riflettere, soprattutto per l’epilogo che ha avuto e per le decisioni della magistratura….
    Un articolo da stampare e conservare tra le carte più interessanti, quelle che vanno rilette allorché la passione per la politica e per la storia del socialismo italiano sembrerebbero scemare…ma si tratta solo di un affievolimento di interesse che ha un carattere temporaneo
    Un fraterno abbraccio a Franco ed un sentito ringraziamento a Carlo

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