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Opinioni e commenti
 

RITORNO AL PASSATO
Pubblicato il 08-05-2014


EXPO-Milano

«Leggo le notizie sul Televideo e ho l’impressione di essere tornato indietro nel tempo, a vent’anni fa». Così Paolo Pillitteri, ex sindaco della “Milano da bere” socialista, commenta quella che è stata definita la “nuova Tangentopoli” del capoluogo lombardo. Sette arresti tra il gotha dell’organizzazione dell’Expo 2015, manifestazione che avrebbe dovuto rappresentare il fiore all’occhiello e che rischia, invece, di tramutarsi nell’ennesima umiliazione della politica.

L’inchiesta della Procura milanese su presunti episodi di turbativa d’asta e corruzione legati all’Expo vede coinvolti, infatti, tra gli altri anche Angelo Paris, direttore pianificazione acquisti della Expo, Primo Greganti, storico esponente comunista passato alla storia per il coinvolgimento nell’inchiesta Mani Pulite, l’ex parlamentare democristiano, Gianstefano Frigerio, l’ex parlamentare pdellino, Luigi Grillo e Antonio Giulio Rognoni, ex direttore generale di Infrastrutture Lombarde, uomo di fiducia di Roberto Formigoni.

Secondo gli inquirenti ci troveremmo di fronte a una vera e propria «cupola per condizionare gli appalti» che prometteva «avanzamenti di carriera» avvalendosi di «protezioni politiche».

Onorevole Pillitteri, che valutazione dà di quanto accaduto a Milano in relazione all’Expo?

Leggo le notizie sul Televideo e ho l’impressione di essere tornato indietro nel tempo, a vent’anni fa. Dovrò cercare un amico astrofisico che mi spieghi come si sia potuta determinare una così straordinaria congiuntura astrale. Se in più di vent’anni non è cambiato niente, vuol dire che tutto è peggiorato: leggere che sulla più grande opera internazionale di Milano, l’Expo 2015, esisterebbe addirittura una “cupola” per condizionare gli appalti è una cosa molto grave.

Regolarmente continuano a esplodere scandali di corruzione che coinvolgono il mondo politico e imprenditoriale. Sembra un fenomeno non arginabile. Di che natura è il problema secondo lei?

C’è evidentemente qualcosa che non ha funzionato e che continua a non funzionare. Di fatto, chi pretendeva, allora, di cambiare il sistema non tramite la politica, non tramite una profonda autocoscienza della politica, ma delegando alla magistratura, si è sbagliato. E, inevitabilmente, la situazione si ripropone, in una forma peggiore. È l’ennesima sconfitta della politica.

Un problema politico, cos’altro?

Sicuramente alla base c’è anche un problema culturale, una non aderenza del tessuto profondo del Paese all’idea moderna di Stato, inteso come organismo impersonale fatto di leggi e non come intercapedine di interessi privati o di cerchia. Questo determina una protesta generalizzata che vediamo montare ogni giorno. Ma, noi socialisti, noi riformisti ci dobbiamo porre nell’ottica di fornire risposte il più possibile razionali e sappiamo bene che cavalcare sentimenti antipolitici è un’operazione ad alto rischio. Mai da movimenti di rifiuto nascono risposte progressiste, è una dinamica che abbiamo già visto.

Vede delle possibilità di cambiamento?

Renzi è una risposta politica. Ha racconto la sfida e sta percorrendo la via maestra del riformismo che, rifacendomi a Turati, è la replica politica all’antipolitica. Ha colto i motivi che spingono l’antipolitica e li ha sfidati. Certo, l’Italia è il Paese delle sabbie mobili e non delle praterie del west: bisognerà misurare la capacità della politica di sconfiggere questa tendenza.

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

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