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Opinioni e commenti
 

A teatro “Famosa”: quando diversità fa rima con infelicità
Pubblicato il 13-05-2014


FamosaNella pièce itinerante “Famosa” Alessandra Mortelliti, esordiente del teatro italiano, ma con un curriculum già di tutto rispetto, è Rocco Fiorella, un quindicenne nato e cresciuto nell’arretratezza culturale di quella provincia ciociara, dove il conservatorismo e il bigottismo arrivano a distruggere anche i rapporti familiari interni. Tra un padre ubriaco e violento e una madre posseduta dal demonio, Rocco cresce senza andare a scuola, imparando solo il linguaggio delle botte.

Rocco appartiene al genere maschile solo per “un errore genitale” ma si sente femmina e come tale desidererebbe apparire agli occhi degli altri. Ma la “società di massa” in cui è costretto a vivere è così omogenea da far scomparire le singolarità. Gli insulti e le offese contro Rocco partono da casa sua e corrono sulle bocche dei suoi compaesani, moltiplicandosi e raggiungendo quotidianamente la sua beata ignoranza. E da un paese che veramente è un “borgo selvaggio” è necessario scappare, cercando altro, magari quella notorietà, promessa dalla televisione, che serve a diventare qualcuno.

Chi se non “Maria De Filippi”, con il fascino illusorio delle sue promesse, potrebbe riuscire a incantare Rocco? In fondo basta preparare un pezzo di danza, uno di canto e uno di recitazione e Rocco è bravo in tutte e tre le discipline. L’occasione della vita compare all’improvviso in tv, il suo unico aggancio con la realtà che sogna. La “De Fillippi” chiama a raccolta tutti i nuovi talenti con un casting artistico per le sue trasmissioni. Nel viaggio fino a Roma, in un’ora densa di eccitazione e paura, Rocco indossa parrucca e “scarpe zeppate” per mostrare agli altri ciò che veramente è, ma anche lì la regina del trash – come l’aveva incoronata il popolo del web su cui si esibiva postando filmati su “Iù Tubbo” – entra a pieno titolo tra i geni incompresi, quelli su cui si rovescia l’ilarità collettiva riservata a tutti quei grotteschi malcapitati, ignari della propria inettitudine. Le vittime prescelte dal cinismo snob dello show business che vive e prolifica cibandosi dello scherno delle anime ingenue.

Il ritorno al paese “merdoso” innescherà una nuova spirale di violenza, dalle botte dal padre fino a una rinnovata irrisione dal resto della comunità. Rocco viene rinchiuso nella sua stanza dal padre e trascorre sospeso questo tempo infinito sperando che arrivi la telefonata da Mediaset. Che chiaramente non arriverà mai perché in fondo il mondo romano di Cinecittà altro non è che la copia dorata ma più ipocrita del paese grigio e misero di Fiorella. E a Rocco Fiorella o Fiorella Rocco come spesso le conviene presentarsi al mondo, ormai rinchiusa in un centro di igiene mentale, non resterà che la speranza che la Madonna un giorno le regali fama e una “patata” nuova.

A-mortelliti-famosa“Famosa”, scritto e interpretato da Alessandra Mortelliti, nipote del celeberrimo Andrea Camilleri, con la supervisione alla regia di Rocco Mortelliti, diventa così un intenso e commovente manifesto di denuncia verso la società e la politica che, nella loro totale indifferenza verso i diritti civili, perpetuano e legittimano un pensiero unico da restaurazione moderna. Nella società “liquida” in cui viviamo, esiste una sola morale, imposta come regolazione coercitiva dell’agire sociale attraverso la proposta di valori cui nessun uomo ragionevole può sottrarsi. Come diceva Zygmunt Bauman: “nell’idea dell’armonia e del consenso universale, c’è un odore davvero spiacevole di tendenze totalitarie, rendere tutti uniformi, rendere tutti uguali.

Alla fine questa è un’idea mortale, perché se davvero ci fosse armonia e consenso, che bisogno ci sarebbe di tante persone sulla terra? Ne basterebbe una: lui o lei avrebbe tutta la saggezza, tutto ciò che è necessario, il bello, il buono, il saggio, la verità. Penso che si debba essere sia realisti che morali. Probabilmente dobbiamo riconsiderare come incurabile la diversità del modo di essere umani.” Peccato davvero che spettacoli di tale levatura debbano essere riservati ai soli teatri periferici, gli unici ancora a scommettere sulle nuove proposte.

Alessandra Mortelliti, autrice ed interprete del testo teatrale, romana, classe 1981, dopo la maturità classica si diploma, nel 2006, presso l’Accademia Nazionale D’Arte Drammatica “Silvio D’Amico”. Lavora in teatro con registi quali, Mario Ferrero, Lorenzo Salveti, Giovanni Greco, Giancarlo Sepe, Piero Maccarinelli, in televisione con Gianluca Maria Tavarelli (Il Giovane Montalbano), nel cinema con Rocco Mortelliti (La Scomparsa di Patò, Festival di Roma 2010), Matteo Scarfò (Anna, Teresa e le Resistenti),Andrea Costantino (Sposerò Nichi Vendola, Festival di Venezia 2010), Biagio Fersini (Amalia).

Nel 2010 scrive il monologo “Famosa” che si classifica terzo al concorso letterario “Per Voce Sola 2010”. Dal 2011 al 2014 “Famosa”, da lei stessa interpretato, viene portato in scena a Roma e in una ventina di città italiane con successo di pubblico e critica. Il suo nuovo lavoro “La vertigine del drago” per la regia di Michele Riondino, in scena la Mortelliti e Riondino stesso, è stato presentato al “Festival dei due mondi 2012” di Spoleto per proseguire la tournee 2014 a Catania, Milano e Roma.

Silvia Anela

 

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