domenica, 17 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Far finta di non capire…
Pubblicato il 30-05-2014


Adesso sono diventato un fusionista. Peggio, per qualcuno mi sono allineato a chi vuole liquidare il Psi. Un’insieme di frustrazioni e di accidie si mescolano tra Facebook e mail varie. Per quanto mi riguarda sono abituato a dire e a scrivere quel che penso. Senza troppi giri di parole. E quel che penso ho scritto nell’ultimo editoriale dell’Avanti che ha riportato quel ho detto in Direzione. I concetti sono sostanzialmente tre e sono chiarissimi. Il primo è che é inutile e perfino dannoso far finta di avere fatto rinascere il Psi e oggi celebrarne il funerale. Di esequie funebri al Psi ne abbiamo consumate anche troppe e il nostro vecchio e glorioso partito non le merita. Finiamola di far finta di non vedere la realtà. Noi abbiamo fondato in questi vent’anni delle piccole aggregazioni di socialisti e le abbiamo collocate a sinistra, transitoriamente anche a destra e nel 2008 in perfetta autonomia. I risultati sono sotto i nostri occhi. A quelli che continuano a parlare di autonomia consiglierei di valutare il risultato del 2008 ed evitare di parlare senza ragionare.

Il secondo concetto è che proprio perché noi siamo un grumo che resiste, la nostra piccola organizzazione non deve né consumarsi, né tanto meno morire. Non siamo solo memoria storica, se no dovremmo fondare un archivio o una fondazione. Siamo un soggetto politico che ha idee peculiari. Basterebbe leggere quel che ho scritto sull’Avanti a proposito dell’Italicum o della riforma del Senato, per rendersene conto. Ma anche ripassare, scusate se parlo di me ma credo di aver diritto alla difesa, le mie prese di posizione a sostegno di Buemi sul caso Berlusconi o contro il giustizialismo di facciata sul caso Cancellieri. Strano che io, fusionista, abbia assunto in questi anni sempre le posizioni più indipendenti e spesso anche polemiche col Pd e i cosiddetti difensori dell’autonomia del partito se ne siano rimasti zitti. Il problema è come far vivere noi stessi. Se non interveniamo e in base a una declamata autonomia lasciamo che tutto si logori, allora sì che lavoriamo per la nostra estinzione. Aggiungo anche che coloro che pensano di rilanciare un soggetto socialista a sinistra del Pd, vicino a Sel e a Tsipras, possono farlo ma vanno contro la collocazione europea dei socialisti e contrastano le intuizioni del vecchio PSI di Craxi e Martelli.

Il terzo riguarda il cosiddetto patto federativo col Pd. Bisogna metterlo coi piedi per terra. Ancora non si capisce cosa sia. È solo un pronunciamento. Non è l’esplicitazione di una nuova forma politica e organizzativa. Io ho lanciato un’idea e cioè di concepire il nostro rapporto col Pd alla stregua di quello che venne formalizzato tra Pdl e piccoli partiti alleati. Si previde una sorta di doppia militanza con aree politiche che restano tuttavia in vita con proprio tesseramento, congressi e organi. Si previde la possibilità di presentare liste in completa autonomia a livello comunale e regionale, ci si impegnò invece a liste comuni in campo politico ed europeo. Potrebbe essere una buona soluzione. A chi considera il Pd di Renzi alla stregua del Pci, cosa che non passa per la testa nemmeno a Berlusconi. e mi da del fusionista, consiglio una visita psichiatrica, a coloro che considerano il Pd di Renzi come quello di Bersani consiglio di guardare la famosa foto di gruppo, a coloro che considerano il nostro partito alla stregua del vecchio Psi consiglio un paio di grossi, ma molto grossi, occhiali. Per il resto ognuno indichi una via, anche diversa, ma possibile, per la nostra comunità. Oppure si rassegni a seguire quella degli altri.

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Commenti all'articolo
  1. carissimo mi trovi perfettamente in linea con il tuo ragionamento , forse , se dal 2008 , i socialisti avessero fatto i socialisti ,invece di nascondere la testa come gli struzzi , ma rialzarla, oggi non saremmo cosi. Io onestamente sto stretto dentro il PD

  2. Personalmente penso, anche in base all’esperienza vissuta all’interno del PD che al PD non interessa assolutamente nulla di noi, della nostra cultura e tanto meno del PSI che fu di Craxi e Martelli. Se hanno parlato con noi è perchè qualche voto in più poteva fare comodo. Ora, anche con l’apertura fatta a a quel che resta di Scelta Civica e SEL, possono tranquillamente infischiarsene. Noi abbiamo perso l’occasione storica; gli ex PCI hanno contribuito a distruggere noi e poi hanno distrutto se stessi.; gli ex democristiani di sinistra sono un residuato culturale sostanzialmente anti -occidentale e anti-moderno. Renzi e i suoi boys e girls (per una volta belle) pensano che sia venuto il loro momento e che noi e tutti gli altri residuati sono il vecchio da scartare. La realtà è che o troviamo al nostro interno le energie sufficienti a vivere e non sopravvivere, come da 20 anni ci siamo acconciati a fare seguendo la logica dei piccoli partitini residuali che pensano solo al “primum vivere” e non anche a filosofare o il destino è segnato dentro o fuori il PD. L’autonomia non vuol dire stare da soli, ma saper fare politica e raccogliere consensi. Su una cosa Mauro ha assolutamente ragione: in questi ultimi 20 anni il PSI non è affatto rinato.

  3. Caro, ancorchè apodittico, Del Bue,
    in una cornice formale sostanzialmente condivisibile, il nucleo del tuo ragionamento sta nel “problema di come far vivere noi stessi”.
    Giusta, nonchè inevitabile, la scelta collocativa del PSI.
    Tuttavia perchè si coltivi una prospettiva di crescita, nella “alleanza competitiva” con il PD, i temi degli anni 80 sono oggi per un verso acquisiti, per altro verso marginali.
    Il tema è, sulla base dei nostri eterni valori, costruire nuove categorie per fronteggiare i problemi della società attuale.
    Si impone, in sostanza e fondamentalmente, nell’ambito dell’attuale passaggio d’epoca, la necessità di investire criticamente l’attuale modello di sviluppo, con nuove elaborazioni che mettano in discussione, riformisticamente, l’attuale dinamica globalizzante e l’attuale assetto europeo.
    Il resto appare contorno.

  4. Caro Mauro, da un certo punto di vista il Tuo Editoriale no fa una grinza. Ma, quando dicio chi ha delle idee le esponga:giustissimo. Ma verrà a profitto oppure no, quello che si propone. L’autonomia il PSI la dimostra (anche) a vendo due gruppi di parlamentari autonomi, sia alla Camera che al Senato,. E questo abene. Cio che non va benee la perdita di iscritti ( a volte di uina certa prepatrazione Politioca) che perdiamo pedissequamente, starda facendo. A mio parere MANCA la condivisione delle idee con le strutture di base, specie nei momenti importanti e decisivi (Candidature, Congressi). Manca quello che si dice a volte anche nelle relazion i congressuali l’Organizzazione. Com e si fa -cito ad esempio- che regioni come Il Piomonte e la Liguria, non riescano a portare, più di 2 -3:000 voti per leggere Marina Lombardi al parlamento Euiropeo? Questo è solo un esempio, come ripeto. Mi vuoi dire che cosa contano le sezioni e le Federazioni di Partito. S

  5. Bravo Mauro. Fai bene a fare chiarezza. E’ ora di finirla con le illusioni e gli illusionisti che imperversano su Facebook. Un’orda di strateghi che non hanno mai gestito nemmeno una sezione del PSI e che non hanno mai amministrato nemmeno l’ECA.

    • Si caro Direttore, Claudio47 ha ragione, sembri ostinatamente aggrappato ad una forma di coerenza supportata dall’indubbia esperienza e abilità acquisita nel tuo passato di politico e pubblicista.
      Spero e credo che tu ti renda conto che la grande maggioranza dei tuoi commentatori la pensa in modo diametralmente opposto a quanto tu affermi e cioè che se pure da un punto formalmente numerico il nostro PSI è ridotto ai minimi termini il nocciolo duro autonomista se pure non è più riuscito e riemergere però è tutt’altro che morto.
      E’ come quel fuoco di brace accesa che cova sotto una montagna di cenere.
      Aspetta solo che gli venga caricata sopra un po’ di buona legna da ardere.
      Cordiali saluti.

  6. Buongiorno Direttore, il tuo editoriale sulla carta può essere condiviso ma la realtà è un altra.
    All’interno del nostro partito nessuno ha interesse far crescere il soggetto, c’è la cultura della poltrona. Caro direttore con questa tornata elettorale abbiamo toccato il fondo. Dove sono gli eletti al parlamento europeo? almeno uno dove è? è valsa la pena mettirsi ancora in ginocchio davanti al Pd? Quanti anni passeranno ancora e non si vuol capire che la politica si fà nelle piazze, tra la gente, si spiega alla gente cosa si vuol fare come e perchè, nei congressi locali pilotati, ormai ridotti a portare moglie figli e parenti per far numero, la gente si è allontanata perchè invece di far politica si fà altro.
    Caro Direttore ritorno con i piedi per terra e mi scuso per il mio sfogo, voglio farti una domanda, ma è possibile che chi si alza la mattina e fa una lista da 20 anni a questa parte ha dei buoni risultati e noi con le nostre paure e incapaci di proporre una proposta politica siamo ancora ai box. Saremo tutta la vita aggrappati al PD?…….
    Saluti
    Pasquale Claps

  7. Sono ormai oltre cinque anni che cerco di spiegarlo, di comunicarlo nel modo più convincente possibile, ma mi rendo conto che non dev’essere facile far cambiare idea ai vecchi militanti, mentre ai dirigenti del micropartito è praticamente impossibile. Ho lasciato nell’urna il mio primo voto socialista all’epoca di tangentopoli, e da allora ho sempre sperato che potesse rinascere un forte PSI. Ho sostenuto Intini, Boselli, la meravigliosa idea della RNP, ma poi, con Nencini, ho gettato la spugna. Avevo aderito alla mozione di Pia Locatelli “Prima la Politica”, una sorta di RNP.2. Sappiamo tutti come andò a finire. Oggi, con l’adesione al PSE non c’è più spazio per un altro contenitore politico. I socialisti devono ritagliarsi uno spazio nel PD, con la prospettiva di diventare maggioritari. Ma per far questo bisogna ripartire dai territori. È il percorso che ho scelto: nel mio circolo sono partito in posizione di minoranza qualche anno fa. Oggi sto nel direttivo, da presidente di assemblea, maggioritaro, per peso elettorale e per capacità strategica grazie a diversi compagni socialisti che sono accanto a me. Dopo anni apriremo anche una sezione giovanile, con ragazzi motivati. Non solo, con pazienza e perseveranza abbiamo anche piazzato in posizione influente uno dei nostri in segreteria provinciale. Il glorioso PSI può rinascere solo nel PD. Altre strade non ce ne sono.

  8. non credo faccia molta differenza. Quali obiettivi sociali e conseguenti soluzioni offriamo,in maniera ragionata ed organica?E per cui ci si organizza?Questo dovrebbe anche il Psi in luogo dei posizionamenti per ottenere poltrone.Ora che qualche strapuntino personale è stato già stato concesso in cambio della subordinazione-evaporazione in ben individuabili realtà o persino sono scomparse,vedi l’Unione,credo che sia dimostrato- ancora una volta! che o si sciolgono positivamente i suddetti interrogativi oppure si superano definitivamente le pretese di esserci come Partito: ovviamente a danno del Paese che ,non certo a caso e in larghissima misura,diserta !!!

  9. Da poco sono Segretario Provinciale PSI a Verbania. Ripartendo da uno 0,48% alle passate elezioni comunali, serve oltre il 3% per fare un consigliere, abbiamo fatto la scelta in linea con il PATTO FEDERATIVO e ci siamo candidati in due nelle liste PD. Mantenendo la nosta identità PSI. Il risultato, dopo il ballottaggio che sarà sicuramente vinto determinerà, al minimo, un consigliere comunale PSI. Ed il rilancio di una presenza politica che andava scemando. Dopo lìentrata del PD nel PSE ci sono due partiti LABURISTI in Italia. Collaborare per VIncere ! Avanti !

  10. Egregio direttore,
    io da Socialista Craxiano non mi rassegno di certo a seguire la via degli altri, non penso neppure lontanamente che la mia idea e il mio pensiero finiscano nelle grinfie di altre formazioni politiche.
    Detto questo, certamente non voglio entrare nelle sue vicende personali, lei ha tutto il diritto di replicare e difendersi, e sono convinto che in direzione avrà portato le sue ragioni, però mi faccia dire che tutto il resto che c’è nel comunicato è contestabile.
    Inizio a parlare dell’argomento che mi sta più a cuore, l’autonomia: Io non valuto il risultato del 2008, io ragiono, io valuto i dirigenti, io valuto chi tiene il timone, io valuto il manico, così ci si conquista l’autonomia, ma non solo, anche l’identità, e la dignità, principi fondamentali da offrire al popolo socialista per un voto e uno scopo politico.
    Io al partito voglio bene, perché è una fetta della mia vita, l’autonomia ci si conquista con le battaglie politiche e istituzionali, creando le alternative politiche alle altre formazioni, sostenendo i valori della nostra storia, inserendo al momento opportuno le idee che ci circondano quotidianamente, questo è il succo per partire, poi un bravo dirigente, elabora conseguentemente il dar farsi.
    Credo, guardando i fatti che sono accaduti, che la dirigenza si sia seduta accomodandosi con perfette regole ad una politica di sicurezza, e cioè infilandosi nelle varie tornate elettorali nelle liste altrui, con patti federativi e proponendosi a partecipare a liste civiche di qualsiasi natura e credibilità.
    La faccenda più acclamata credo che sia stata quella delle politiche del 2013, in cui avete spifferato ai quattro venti di aver riportato i socialisti in Parlamento, con l’accordo con Bersani, un intreccio che veniva dalla sua candidatura e vittoria delle primarie Pd contro Matteo Renzi, cioè il Psi del dicembre 2012 era identificato nel Pd con Pierluigi Bersani. Questo discorso se lo ricordi.
    Altro capitolo da lei menzionato, è che questo grumo resiste, non si consuma e non muore: Speriamo, io dico, ma dopo questo voto e il renzismo che incombe, credo che ci rimarrà poca sostanza socialista, e infatti anche i più ottimistici, come il vostro dirigente Rometti, riportano i risultati solo di nove città su tutto il territorio italiano, io credo che ci vorrebbe un po’ di coraggio, e da parte della dirigenza dovrebbero essere trasmessi sul blog del partito tutti i risultati, non solo per la cosiddetta trasparenza, ma per coerenza nei confronti dei compagni.
    Se un partito o una organizzazione politica resta in vita, per pochi iscritti, senza più avere sezioni o punti di riferimento dove ognuno esprime le proprie opinioni, le questioni che possono essere percorse sono: o un rilancio immediato con una sterzata a 360 gradi, cambiando dirigenti, linea politica e via dicendo, oppure, come è in corso, un partito personalizzato; ecco perché tantissimi compagni si riducono ad utilizzare e-mail e facebook, è l’unico modo per valicare il muro del silenzio.
    Il paragrafo che riguarda Sel e Tsipras credo e spero che lo abbia scritto solo per contorno perché con il socialismo occidentale, o come lo vuol chiamare, non abbia alcun riferimento, ma fuori da ogni logica, me lo faccia dire, è il proseguimento del discorso: Cosa c’entra il Psi e la linea politica di questo Psi, con quello di Bettino? credo che nei sedici anni della sua segreteria non abbia mai e poi mai avuto una identità appiattita nei confronti di un’altra formazione politica. E’ vero che la politica è cambiata e i partiti non sono più gli stessi ma andare a scomodare quel periodo politico, quel Psi e quel Segretario mi sembra in questo momento fuori dalle norme politichesi.
    Il Pd di Renzi non si può accostare con il Pds, sono due questioni diverse, oggi il Pd non è la socialdemocrazia, il futuro di questo Pd renziano è nei popolari, vedi le scelte, intreccia i discorsi, vaglia gli argomenti, incrocia i personaggi, questo è un navigatore che ci riporta nella vecchia Dc di sinistra, questa sì che sarà l’alternativa alle politiche e scelte socialdemocratiche, devo constatare che siamo stati bravi, perchè in tutto questo poutpourì abbiamo avuto il coraggio di infilarci Bettino, certo quando fa comodo qualsiasi dirigente fa il richiamo della foresta.
    Il patto federativo che il Psi ha stipulato con il Pd, viene come si è detto da quell’accordo con Bersani, oggi dopo il voto del 25 maggio dobbiamo domandarci: quanto peso politico ha quella stretta di mano?
    Alle politiche 2013 come si è detto i patti furono rispettati, e la dirigenza gongolava per avere fatto una scelta giusta, ma la mancanza socialista a Strasburgo era nell’aria oppure è stata una brutta realtà?
    Allora è giusto o no come dicono tanti compagni che potevate presentarvi da soli, forse era l’occasione per tirare fuori un po’ di orgoglio.
    Ma se tutto questo ci riporta alle scelte fatte dal Psi in questi ultimi anni, si deve richiamare l’attenzione alle seconde primarie, cioè quelle fra Renzi – Cuperlo – Civati, a distanza di un tempo con le prime di circa un anno, la storia racconta che il Psi taglia con la sinistra del Pd e si infila prepotentemente alla corte di Matteo Renzi, un cambio di rotta che ci porta oggi con questi risultati, il partito ha compiuto un’ opera buona, un’ opera santa, una stravaganza o una scelta politica senza ritorno e risultato?
    Sinceramente non credo che Matteo Renzi abbia le capacità e le caratteristiche di Berlinguer, il passo politico di Bersani con quello di Renzi non è paragonabile però egregio direttore questa è una autocritica che fa nei confronti alla propria dirigenza, perché, “questo discorso se lo ricordi” nell’autunno 2012 per il Psi l’uomo giusto era Pierluigi, va bene discutere di discontinuità, ma prego, moderatamente, perché in questo frangente si passa dalla componente comunista a quella cattolica, un atto importante e delicato, poi nei salotti buoni si discute dei dispetti di Renzi.
    Per curiosità domando: quanto sono costati politicamente gli ammiccamenti che il Renzi è un decisionista come Craxi, e per lo più continuare a dire: piace ai socialisti perché è guappo?
    Certamente e le do ragione questo partito non è quello degli anni ottanta, non può esserlo per moltissimi motivi che possono derivare sia dal periodo di strutturazione del partito, sia da chi sono i dirigenti, e dalla politica che si attua, certo che quei dirigenti venivano da un periodo storico dove il partito era uscito da grandi sconfitte e amarezze, però aveva in serbo una grande cosa: l’esperienza, e i grandi manovratori di allora con al comando della portaerei Bettino, ci permise in pochi anni di sedersi al tavolo con la nostra autonomia e identità insieme alla Dc e il Pci. “Notare dove si ritrova la parola autonomia”.
    Sinceramente non credo che questi dirigenti attuali del partito avessero parola in capitolo in quel Psi, perché erano anni diversi e i dirigenti avevano un altro comportamento nei confronti del popolo socialista, non si sarebbero mai azzardati di scrivere una lettera ai compagni come è avvenuto con questa dirigenza e mi riferisco alla data del 29/07/2009; la legga, la commenti e tiri le conclusioni e poi come viene riportato si goda pure l’estate, non si arrotoli mai le maniche, ma si ricordi che si deve preoccupare come si fa a pagare una bolletta telefonica del partito.
    La via che indico è quella che credo voglia la stragrande maggioranza dei socialisti, riunire tutti i compagni che sono nelle varie formazioni politiche, con interventi nei territori, con incontri sia nei circoli e luoghi di riferimento e addirittura con gazebi nelle strade e nelle piazze delle città per far conoscere non solo cosa il partito è in grado di fare, ma un po’ di storia non farebbe male e parlo anche di quella recente, per esempio anni 80’ e 90’, compresa tangentopoli, perché la ragione è dalla nostra parte, inoltre dobbiamo iniziare a far capire all’opinione pubblica che il socialismo non è un accessorio della destra, non è la ruota di scorta del Pd, tanto meno di Sel, una linea politica nuova che si può trarre nei capitoli delle nuove socialdemocrazie, certamente si possono trovare tantissimi altri argomenti dove il partito può e dovrà sfondare se vorrà continuare a vivere, ma con il renzismo che incombe e imperversa deve correre prendere decisioni, se no ci sono altri che pensano a estinguerlo. Anche questa volta il treno è passato e i socialisti sono rimasti a piedi, meglio dire che il treno alla stazione socialista non si è fermato.

    Cordiali Saluti
    Caciolli Giovanni

  11. MA L’IDEA NON MUORE: NON BASTA
    Dice il Talmud che un mezza verità è una bugia intera. L’autonomia del PSI non vive se non rinasce una cultura politica e programmatica socialista, che non può essere un’operazione puramente intellettuale, anzi mentale, ma una scelta politica. Tuttavia la scelta politica richiede che ci siano le condizioni. La prima è l’estensione e non il restringimento degli spazi democratici. Non abbiamo fatto battaglie forti continuate nel tempo contro la deriva maggioritaria e il

    rafforzamento degli esecutivi. Il voto a favore dell’Italicum non è cancellato da un ordine del giorno del CN . Nella battaglia giudiziaria contro il porcellum, il lombardellum e la legge elettorale europea il PSI nazionale è stato totalmente assente. Se sono stato sentito ufficialmente il Prima Commissione Camera è stato per iniziativa autonoma e senza contropartite del Gruppo SEL alla Camera: non so se il PSI abbia mandato qualcuno o nessuno. Soltanto l’Avantionline ha sostenuto la mia iniziativa. Quando penso al PSI non lo vedo come la ridotta in cui si devono asserragliare gli ultimi socialisti, come fossero quei soldati giapponesi che, sperduti nel Pacifico, non sapevano che l’imperatore si era arreso. I socialisti sono più numerosi degli iscritti al PSI e sicuramente più veri di tanti che figuravano presenti ad assemblee “volatili”. Il PSI per la sua storia e l’appartenenza al PSE era, ora col PD membro maggiore del PSE chissà, il nucleo più autorevole per un’aggregazione dell’area socialista, che rispondeva ad esigenze diffuse anche nel PD e in SEL. Nel 2013 vi era l’occasione per una presenza nelle liste, che un Tabacci ha avuto il coraggio di fare. Altra occasione erano le Europee, bastava avere il coraggio dei Verdi e contare sul PSE. Certo che c’è il 4% ma nel paese c’era una battaglia guidata da un socialista, in cui altri hanno creduto. Se il ricorso è accorto entreranno non solo Fratelli d’Italia, a anche Verdi e Scelta Civica. Nulla è garantito, ma se una battaglia è giusta si fa. L’assurdo è che si son fatte altre scelte, ma senza crederci. Candidati nel PD allora si doveva creare un movimento intorno alla scelta dei candidati, gestita invece nel più rigoroso silenzio. Si è anche avanzata l’ipotesi che se si lanciava una candidatura forte il PD non avrebbe dato il posto in lista. Il patto federativo può essere un’idea ma allora bisognava accelerare mettendolo subito alla prova in queste regionali e amministrative. Ora sono di nuovo sul piatto l’Italicum e la riforma del Titolo V e dintorni. ne facciamo una cartina di tornasole dei rapporti politici con il PD investendo tutte le forze democratiche o chiederemo un sottosegretario in cambio del nostro silenzio?

    Felice C. Besostri

    393 9229 493

  12. Caro Direttore,
    decidere è agire. Allora decidiamo di sfidare il PD alla stesura di questo benedetto patto federativo. Patto che abbia le caratteristiche che tu hai elencato. Anzi, io lo proporrei papale papale come quello degli alleati di FI.
    Da qui si vedrà la disponibilità dei nuovi dirigenti del PD.
    Da quel momento avremo anche chiarezza della strada da percorrere e potremo, spero, anche imprimere un cambiamento alla dirigenza attuale del PSI. Sarà giocoforza fare un congresso con tesserati veri e mettere al primo punto l’organizzazione del partito.

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