martedì, 24 ottobre 2017
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Opinioni e commenti
 

HOLLANDE CI LASCIA
LE PEN
Pubblicato il 28-05-2014


Marine-Le-Pen

Marie Le Pen conquista un elettore francese su quattro. Valls lo ha definito un “terremoto” e lo ha fatto a ragione. I socialisti del presidente Hollande sono, infatti, in caduta libera. La Francia svolta a destra con un Front National primo partito del Paese guidato da una leadership credibile, autorevole e sdoganata rispetto all’immagine della destra estrema. Marc Ozouf, esponente del socialismo francese e, per lungo tempo, anello di collegamento tra i partiti socialisti europei, parla di clima “da fine della Quarta Repubblica” che attanaglia il paese transalpino.. Non è un caso, infatti, che dopo le elezioni Le Pen abbia esplicitamente chiesto lo “scioglimento dell’Assemblea Nazionale” definendola “non rappresentativa”. Del resto, il leader del FN è lanciata alla conquista di steppe abbandonate visto il tracollo delle forze di sinistra e del PS ormai in caduta libera. Anche a destra, l’UMP è in difficoltà nell’opporre un’alternativa ai frontisti, travolto dagli scandali e incapace di opporsi ad un discorso che fa proseliti in una Francia colpita dalla disoccupazione.

Ozuf, come spiega il successo elettorale di Le Pen?

Il successo del FN affonda le sue radici in una molteplicità di fattori. È significativo, ad esempio, che Marie Le Pen, dopo il successo elettorale alle Europee, abbia messo subito in chiaro di non volere un accordo elettorale né con Alba Dorata, né con i neonazisti ungheresi. Il FN sa bene che un accordo con queste forze, considerate estremiste e poco istituzionali, danneggerebbe l’immagine pubblica che hanno costruito. Per intenderci, Le Pen è molto più moderata di Grillo. Il vero risultato straordinario che ha ottenuto il FN sono stati i voti raccolti nelle vecchie regioni industriali, nell’est. Parliamo di aree in cui il Partito comunista francese prendeva il 40%. Un elettorato che si è sentito completamente abbandonato: i pensionati, gli ex minatori, gente che è in disoccupazione da anni, i padri come i figli. Una fetta di popolazione che dovrebbe, insomma, naturalmente essere intercettata dal PS e che, invece, si sente abbandonata.

Le Pen ha parlato di “priorità nazionale”. Una parola chiave che ha conquistato l’elettorato?

Sull’idea di preferenza nazionale i Le Pen hanno creato un vero e proprio marchio di fabbrica del Fronte, sin dagli inizi: un punto su cui non è cambiato il discorso da padre a figlia. Un argomento che si coniuga bene con il momento di insicurezza economica e con il pericolo della piccola criminalità, diventando uno slogan dirompente nelle fasce popolari. Sul fronte economico, Le Pen ha presentato un programma molto incentrato sul sociale, salvo che il discorso cambia sulle questioni dell’immigrazione.

Una rivelazione?

No. In realtà c’erano già elementi in questo senso ed erano abbastanza chiari da tempo. Anche se c’è un altro dato da non sottovalutare: dobbiamo tenere conto che più della metà degli elettori non ha votato. Tra questi, non è da sottovalutare che almeno il 10 per cento delle astensioni di sinistra sono state astensioni volontarie, una sorta di voto di protesta per assenza di rappresentanza. Dati che ci danno la dimensione della crisi e che si caratterizzano attraverso 2 fattori estremamente significativi per la sinistra, due fattori terribili: il primo è che, oggi, il PS rappresenta circa l’8 per cento degli operai. Il secondo è che il FN rappresenta tra il 35 e il 40 per cento della vecchia base della sinistra. Quasi niente ha resistito e il risultato è chiaro.

Cosa si prospetta per la sinistra europeista francese?

Non certo uno scenario roseo, soprattutto se consideriamo che i moderati di centro, che hanno una base europeista, sono al 10 per cento. Sommato al resto dei partiti convintamente europeisti siamo su percentuali basse. Anche la disfatta del fronte di sinistra, che ha ha un risultato miserabile non ha intercettato voto della caduta verticale del PS. C’è un’atmosfera da fine della Quarta Repubblica con un PS che sembra non avere alcuna influenza sugli eventi. Ad esempio, molti socialisti continuano ad illudersi e ad affermare che l’elettorato magrebino non possa votare per la destra: un errore grossolano visto che gli ultimi dati hanno smentito questa credenza. Del resto era evidente visto che si parla di fasce di elettorato che hanno votato la destra perché hanno gli stessi problemi degli altri: la vita nelle periferie, la disoccupazione, la sicurezza.

Quale scenario politico si apre?

Abbiamo un tripartitismo e il vero rischio è che alle prossime elezioni presidenziali, la madre di tutte le elezioni soprattutto dopo le ultime modifiche costituzionali, la sinistra non arrivi nemmeno al doppio turno. Un rischio che si fonde con la bufera che sta travolgendo anche il centrodestra negli ultimi giorni e che sta prospettandosi come una sorta di tangentopoli francese: il Segretario generale dell’Eliseo è stato interrogato dalla polizia e questa storia dei finanziamenti illeciti è evidente che, da un momento all’altro, toccherà anche Sarkozy. L’unico uomo di Stato che emerge in questo momento è Alain Juppe, ex ministro sotto Chirac. Per la sinistra c’è il buio e, così come è oggi, difficilmente potrà trovare una via d’uscita da questa situazione. Hollande ha preso una direzione conservatrice e non ha realizzato nessuna innovazione: non è un caso che nel gruppo socialista alla Camera ci siano state 40 astensioni su una votazione e c’è il voto di un centinaio deputati che hanno detto sono contrari a questa politica. Un gruppo che non ha sblocco perché non c’è leader e c’è poco spazio di manovra. Il re è nudo: ricordo una battuta di alcuni anni fa quando chiesero a qualcuno se fosse vicina la ricomposizione e questi rispose che la scomposizione non era ancora finita. Descrive molto bene la situazione dei socialisti francesi. Anche la scelta di Schulz non ha portato a molto perché la gente ha capito che c’è una questione a livello europeo e la candidatura era più propagandistica che politicamente valida.

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

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