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Opinioni e commenti
 

Immigrazione. Matrimonio finto per una tragedia vera
Pubblicato il 23-05-2014


Iostoconlasposa2Cinicamente si potrebbe supporre che maggiore è il numero delle vittime, più probabilità si hanno che finiscano nel dimenticatoio, questo perché migliaia di morti sono più difficili da concepire nell’immaginario collettivo. É forse per questo che l’opinione pubblica guarda, si inorridisce, ma poi gira la testa di fronte ai 20 mila immigrati inghiottiti dal Mediterraneo.
É vero che da gennaio ad aprile 2014 si sono registrati 25.650 arrivi in Sicilia e 660 in Puglia e Calabria, ma è anche vero che si tratta di persone che scappano dalla guerra e da condizioni di vita disumane. Non solo ma aiutare queste persone significa rischiare di essere perseguiti dalla Legge.

Per questo Gabriele del Grande, giornalista e autore del blog Fortress Europe, Khaled Soliman Al Nassiry, poeta e scrittore palestinese siriano e Antonio Augugliaro, editor e regista televisivo hanno realizzato un film documentario “Io sto con la Sposa”, il tutto organizzato in due settimane dopo l’idea nata per scherzo: “Quale poliziotto chiederebbe mai i documenti a una sposa?”. L’idea è quella di sensibilizzare e portare alla luce una tragedia che si perpetra sulle coste del mediterraneo ormai da troppo tempo e soprattutto perché “Ventimila morti in frontiera nel Mediterraneo sono abbastanza per dire basta. Non sono vittime del fato né della burrasca.

Ma di leggi alle quali è arrivato il momento di disobbedire”. I tre hanno così organizzato un film in sole due settimane, aiutando cinque palestinesi e siriani in fuga dalla guerra a proseguire il loro viaggio da Milano a Stoccolma e rischiando con l’uscita del film di essere condannati fino a 15 anni di carcere per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Al momento è aperta una raccolta fondi per poter presentare il film al Festival di Venezia, per pagare almeno la metà degli elevati costi di post-produzione hanno pensato di lanciare una campagna di crowdfunding sulla piattaforma Indiegogo, fino al 17 luglio, disponibile in italiano, inglese e arabo.

Noi abbiamo chiesto a uno degli autori, Antonio Agugliaro, informazioni su questo progetto.

All’inizio c’è stata molta curiosità. Non era stato anticipato quasi nulla sul film, la trovata pubblicitaria di non dire nulla sul progetto fino al 18 maggio alla fine ha avuto i suoi effetti?
Sì, abbiamo deciso di non anticipare nulla e abbiamo ricevuto ben 500 like solo nella prima settimana alla nostra pagina Facebook.

Perché è giusto finanziare un progetto come il vostro?
Perché noi crediamo non solo che esista una comunità di persone sensibili sul tema dell’immigrazione ma anche perché sosteniamo che ogni essere umano dovrebbe avere la libertà di poter scegliere dove andare e soprattutto dove vivere.

A parte l’idea e la trovata della sposa, simbolicamente cosa rappresenta “Io sto con la sposa”?
Prima di tutto si vuole giocare sulla “maschera” e sulla concezione che ormai si ha dell’immigrato, un travestimento quello della sposa che vuole non solo cambiare il linguaggio che si adotta quando si parla di immigrazione ma anche spogliare quell’entità del rifugiato per farla divenire un essere umano. Tragicamente si fa sempre un elenco di numeri di sbarchi e morti senza spiegare o tentare di capire chi siano o perché approdino da noi queste persone.
In secondo luogo il nostro è un augurio, ovvero che ci sia finalmenet un matrimonio tra l’Europa e il mondo arabo e che il mediterraneo torni a unire questi due mondi invece che a dividerli.

Questo matrimonio alla fine ha influenzato anche voi durante le riprese e il viaggio?
Sì, il gruppo si è fuso a tal punto che a Copenaghen dovevamo dividerci ma ci riusciva veramente difficile, anche stare in stanze separate era ormai inconcepibile.

Per quanto riguarda la vostra presentazione al Festival di Venezia, perché proprio quel Festival e non uno di respiro minore?

Appunto perché si tratta di un Festival importante e solo in questo modo possiamo far conoscere e denunciare la situazione a più persone possibili. Poi l’anno scorso al Festival ha vinto il “Sacro GRA”, segno di un’apertura mentale verso i documentari. Sostenere il nostro progetto è urgente e importante perché non possiamo più restare a guardare, l’Europa accolga e dia a tutti la possibilità di attraversarla o viverla.

Insomma questo matrimonio, questo connubio tra due civiltà vicine, prima o poi si farà o “s’adda fare”…partendo dalla sposa.

Maria Teresa Olivieri

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