sabato, 21 ottobre 2017
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Opinioni e commenti
 

India. La Ghandi ha perso
Si riapre il caso dei marò
Pubblicato il 16-05-2014


Narendra_ModiSvolta politica in India dove il partito nazionalista hindù, Bharatiya Janata (BJP), di Narendra Modi, ha battuto il National Congress, il Partito del Congresso Indiano (INC) di Sonia Ghandi. I risultati non sono ancora definitivi, ma è ormai certo che il BJP ha ottenuto più di 272 seggi, ovvero la maggioranza assoluta del Parlamento; una vittoria netta che consente a Narendra Modi di mettere in cantiere un nuovo governo senza dover scendere a complicati compromessi con i litigiosi leader regionali.

Il Partito del Congresso con il primo ministro Manmohan Singh, era a capo di una coalizione di governo, l’Alleanza Progressista Unita, assieme ad altri undici partiti minori, e nel 2007 ha fatto richiesta di ammissione nella famiglia dell’Internazionale Socialista.

La democrazia parlamentare indiana, uno dei pochi lasciti positivi del colonialismo inglese, ha portato alle urne 550 milioni di votanti in un turno elettorale che è durato cinque settimane.

sonia_gandhiLa vittoria del BJP non solo assicura a Modi il più forte mandato parlamentare degli ultimi trent’anni, ma mette anche fine alla dinastia politica dei Ghandi – nulla a che vedere col Mahatma Ghandi -, salita al potere nel 1984 con Rajiv cavalcando l’ondata di simpatia che seguì l’assassinio di sua madre, Indira. Rajiv, che nel frattempo aveva sposato l’italiana Sonia Marino, venne assassinato quasi esattamente 23 anni fa, il 21 maggio del 1991, da un commando delle Tigri del Tamil, i guerriglieri impegnati nella lotta per l’indipendenza dallo Sri Lanka e il suo posto al vertice del partito, venne preso dalla moglie.

Le elezioni giungono in un periodo di intensa e caotica transizione della società indiana, caratterizzata da una rapida crescita economica (PIL + 4,7%) che pone il Paese al 10° posto nella classifica mondiale (Italia al nono), con un forte tasso di urbanizzazione e una corruzione virulenta. Modi, un conservatore di umili origini che ha guidato per 13 anni lo Stato del Gujarat, promette di intervenire col pugno di ferro per mettere un freno agli squilibri e innovare lo stile di governo. L’opposizione teme gli effetti di un prevedibile spoiling system su un’organizzazione burocratica che si è sedimentata in trent’anni di sottogoverno, ma ha paura anche che Modi userà tutta la sua forza parlamentare per reprimere il dissenso, concentrare nelle sue mani il potere e mettere fine ai programmi di welfare per poveri e contadini che avevano caratterizzato gli ultimi anni di governo dell’Alleanza Progressista Unita. Al contrario del Partito del Congresso, il Partito nazionalista fa riferimento soprattutto a un elettorato cittadino, di commercianti e imprenditori.

Tra le novità di queste elezioni, l’ingresso massiccio di quasi 100 milioni di giovani che hanno votato per la prima volta, e un’affluenza record che ha toccato il 66,4%.

A questo punto, conclusa la parentesi elettorale, ci si aspetta la riapertura del dossier italiano, con il processo ai due marò accusati nel febbraio 2012 di aver ucciso due pescatori nel corso della loro missione antipirateria a bordo della portacontainer Enrica Lexie. Proprio il partito di Modi, impediva ogni manovra al governo che, alla vigilia delle elezioni, temeva una strumentalizzazione e l’accusa di arrendevolezza nei confronti di uno Stato straniero. Non solo questo. A complicare la situazione c’era proprio la nazionalità della Ghandi, italiana come i due marò; dunque ogni soluzione positiva per noi, poteva essere strumentalizzata e vista come un’indebita concessione a uno Stato straniero, al suo Paese di origine, un ‘tradimento’. Oggi invece i nazionalisti sono ben saldi al governo, non temono certo nessun contraccolpo politico per un’eventale soluzione che porti finalmente al rimpatrio dei nostri due militari né tantomeno che possa essere il partito dell’‘italiana’ Sonia Ghandi a mettergli i bastoni tra le ruote.

Carlo Correr

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