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Opinioni e commenti
 

Italia: crisi, giovani in fuga e calo delle nascite
Pubblicato il 28-05-2014


Crollo nasciteDal rapporto ISTAT 2014 non giungono buone notizie. Le nascite segnano un nuovo minimo storico dopo vent’anni. Nel 2013 si stima che saranno censiti solo 515mila bambini, ben 12mila in meno rispetto al 1995. Negli ultimi cinque anni le nascite sono calate di 64mila unità. Inoltre, dal rapporto annuale emerge una fotografia desolante per quanto riguarda la situazione delle imprese italiane: solo 3 su 10 aumentano l’occupazione e il fatturato. Le conseguenze sono chiare: oltre 6 milioni di persone sono fuori dal ciclo economico produttivo e dal mercato del lavoro. Drammatica è la condizione riscontrata nel Mezzogiorno dove le disuguaglianze per fasce di reddito sono più marcate: una vera e propria guerra tra poveri. Infine, in 10 anni circa 100mila italiani sono emigrati all’estero, dove hanno stabilito la propria residenza e hanno un lavoro ben remunerato.

Tutto ciò si può chiamare in un solo modo: stagnazione. La recessione è finita, e anche l’OCSE lo conferma, ma i presupposti per ripartire sono ancora lontani. Se il Paese non cresce si annullano gli effetti delle manovre di contenimento del debito pubblico, oltre che a vanificare i sacrifici cui gli italiani sono stati sottoposti negli ultimi quattro anni. La principale causa della stagnazione è la mancanza di produttività da parte delle piccole-medie imprese, complici le manovre economiche finanziarie pari a 182 miliardi di euro dagli inizi della crisi.

Molti dubbi investono anche le stime sulla crescita del PIL del 2014. L’ISTAT prevede un aumento del prodotto interno lordo pari allo 0,6% nel 2014, dell’1% nel 2015 e dell’1,4% nel 2016. Siamo ben lontani dalle stime dell’ex premier Enrico Letta, il quale a febbraio assicurò una crescita del PIL, per l’anno corrente, di 2 o 3 punti percentuali. Calano ancora i consumi degli italiani nonostante l’inflazione resti inalterata. Tra il 2007 e il 2013 il potere d’acquisto delle famiglie è sceso del 10,5%. A fronte della crisi occupazionale e dell’aumento delle imposte i nuclei familiari si sono adeguati ai bassi livelli di reddito raggiunti. Un discorso a parte va fatto per i pensionati, i quali sembrerebbero i meno colpiti in quanto, apparentemente, posseggono una discreta sicurezza fornita dai redditi della pensione.

Il calo occupazionale è sensibile, soprattutto nel Mezzogiorno. Ma oltre a 578mila nuovi disoccupati ci sono anche 527mila lavoratori atipici. Disoccupazione e precarietà sono le “bestie nere” che il governo Renzi dovrà domare fin dalla prossima riunione del Consiglio dei Ministri. I nuovi poveri sono la vera piaga dell’Italia di oggi. Gli indici di povertà in Europa si attestano al 9,7%, mentre nel Bel Paese è al 13%. Nel rapporto ISTAT si legge che l’indicatore di povertà assoluta, cioè l’indisponibilità di soddisfare i bisogni primari come bere, mangiare e vestirsi, è salito dal 2011 a oggi del 2,3%. A conti fatti, l’8% della popolazione in Italia è in condizioni misere.

Manuele Franzoso

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Commenti all'articolo
  1. Ho notato che tutti i media hanno calcato sul decremento delle nascite (probabilmente era la sottolineatura della nota stampa) . E’ gravissimo non poter scegliere la dimensione della propria famiglia per motivi economici/sociali, ma disapproverei i che tutto ciò si trasformasse in ulteriori sgravi e regalie alle famiglie a scapito dei singoli che , ad oggi, pagano tasse molto più alte delle famiglie.
    Non trovo comunque grave il decremento delle nascite nel nostro Paese così come in Grecia se confrontato con l’aumento globale della popolazione. Anche perchè è giusto non pensare alla nazione ma all’intero mondo che prosciuga e deve godere delle risorse. Un decremento delle nascite è positivo per l’equilibrio mondiale

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