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Opinioni e commenti
 

EXPO’, paura per la nuova tangentopoli
Pubblicato il 12-05-2014


Tangenti-EXPO

Il Presidente del Consiglio Renzi promette ancora una volta di “metterci la faccia”, mentre il commissario, Giuseppe Sala, per l’Expo sembra voler buttare acqua sul fuoco. Secondo Sala, incaricato di vigilare sula regolarità dei lavori dell’Expo, «il principale problema che ha causato ritardi è stato il maltempo». Sala, ascoltato in Commissione Antimafia, sciorina una serie di dati che sembrano essere orientati a promuovere l’Expo mentre, nel merito di ciò su cui è chiamato a rispondere, si limita a dire di aver dato troppa fiducia ad Angelo Paris, il direttore pianificazione e acquisti, «non sospettando che potesse tenere certi tipi di comportamenti». I comportamenti a cui fa riferimento sono di turbativa d’asta e corruzione ed hanno portato già all’arresto di numerose persone facendo parlare di una “tangentopoli due”.

L’unica responsabilità di cui si fa carico il commissario è quella di non aver insistito abbastanza con il comune di Milano al fine di organizzare «una gara per il ‘general contractor’ a cui affidare il cantiere».

Titti Parenti, ex magistrato del pool di “Mani Pulite”, esponente socialista che ha vissuto in prima linea gli avvenimenti iniziati il 17 febbraio del ’92 con l’arresto di Mario Chiesa, amministratore del Pio Albergo Trivulzio, ha una lettura diversa di quanto accade oggi a Milano che restituisce all’Avanti! con la profondità della prospettiva storica.

Onorevole Parenti, in relazione alle indagini dell’Expo si parla di una nuova Tangentopoli. Cosa pensa? Quali indicherebbe come differenze e quali come similitudini con i fatti di più di vent’anni fa?

Più che delle differenze, io credo che ci si trovi di fronte a un’altra cosa. Mi spiego: certamente gli atti di corruzione sono uguali nelle modalità, non c’è dubbio. Ma, l’elemento davvero differente riguarda il ruolo della politica. Oggi la politica è più debole di quello che era vent’anni fa. Prima c’era una stabilità di punti di riferimento, cioè dei partiti e dei leader. Oggi, i punti di riferimento sono provvisori, mancano i grandi leader e i partiti si sgretolano. Sono caduti quei puntelli e non c’è più niente di tutto questo. Anche i personaggi che si avvicendano sulla scena, a parte casi clamorosi, sono personaggi un po’ provvisori. Non vedo grandi strateghi, grandi leader che hanno una storia. Tutto questo incide anche sulle modalità di corruzione.

Come?

Proprio la provvisorietà che caratterizza questi leader li rende ancora più facili a pericolose condiscendenze verso pratiche poco trasparenti. Lo fanno per rimanere a galla, perché non hanno una forza propria. Per questo hanno bisogno di ricorrere a lobby, a giri di clientele. Certamente c’è un rinnovarsi di situazioni già viste, ma con soggetti senza un grosso “peso specifico”.

Eppure tra gli arrestati figura il nome di Primo Greganti, il “compagno G”. Una contraddizione rispetto al quadro che lei dipinge. No?

No. Anzi. Proprio i tre nomi storici (Greganti, Frigerio e Grillo ndr) della politica venuti fuori che ci fanno capire la situazione. Sono loro a rappresentare una continuità paradossalmente proprio perché, nel contesto attuale, sono gli unici che hanno una storia consolidata e, di conseguenza, possono offrire affidabilità e capacità. Perché in queste situazioni non ci sono improvvisazioni.

Ma, come mai una persona come Greganti, continuava ad essere, a prescindere dall’accertamento delle sue responsabilità, un referente in fatto di opere come l’Expo?

Non so come si possano essere create queste connessioni con personaggi “datati”. Sicuramente all’epoca di Tangentopoli si sarebbe dovuto adoperare indagini più approfondite per scoprire le tante radici che quelle persone avevano messo e questo ci aiuterebbe a capire quanto accade oggi. Invece, all’epoca, ci si concentrò sui leader dei partiti e non sui gregari senza considerare che spesso i leader neanche controllano gregari, gli danno carta bianca perché gli fanno comodo

Che impressione le fa vedere il continuo riproporsi di dinamiche di corruzione?

Tangentopoli è stata una mera illusione e la burocrazia è rimasta intatta. Si volle far credere che si era concluso il problema. Ma, il problema è profondo e affonda le radici nella società italiana che rende quasi sempre impossibile arrivare con i meriti propri, e questo vale per gli individui come per le imprese. Se qualcuno cerca di essere onesto, ma davanti si trova una schiera di disonesti che cercano di fregarlo ha poche alternative: se ne va o si accontenta di cose residuali. Oppure si adegua. È una lotta impari, sleale.

Dunque, mi sta dicendo che la corruzione è un fenomeno che attraversa trasversalmente la società italiana?

Come ora emerge chiaramente, si tratta proprio di un fenomeno trasversale. Anche prima era trasversale solo che per ragioni complesse emergeva meno. Ma, oggi come ieri, sono tutti d’accordo: è una questione di logica, non è possibile che ce ne sia uno o due che fanno affari sporchi e gli altri stanno a guardare perché, se così fosse, il sistema non vivrebbe a lungo. Tutti sanno come vengono assegnati molti appalti e tutti devono essere coinvolti sennò finirebbe “la pacchia”. Il nostro è un Paese fatto per le “larghe intese” in tutto: il maggioritario non ci stava bene perche alcuni prendevano e altri no. Ora siamo ritornati con larghe intese ad avere una società espansa, anche nella corruzione.

Riguarda la politica come l’imprenditoria?

Certo. Dobbiamo considerare che non abbiamo, in Italia, grandi imprese capaci di stare sul mercato, fatta eccezione per una parte del nostro export di qualità. Il resto sono imprese familiari, o piccole, o comunque imprese che non hanno una struttura adeguata. Da questo consegue che gli appalti si fanno con gli eccessi di ribasso che non permettono nessun margine di guadagno ad imprese serie. Sono competizioni volte al peggio invece che al meglio. È inevitabile, dunque, che si ricorra a raccomandazioni, mazzette, a referenze che, con il tempo, possono cambiare, ma si tratta pur sempre di operare in un sistema di relazione occulta. Manca la trasparenza e tutti lo sanno.

Cosa determina questo sottobosco?

C’è una complicità tra società, potere politico e imprenditoriale che rende la nostra economia debole. L’Italia non è debole per la crisi, che certo peggiora le cose, ma è strutturalmente debole. Poi, quando qualcuno scopre l’acqua calda, arrivano le commissioni di inchiesta e le “task force”, che sono ulteriormente dispendiose e non risolvono il problema e che, oltretutto, sono a loro volta nominate non si sa in base a quali criteri. Ma il punto è che le persone non sono messe in grado di competere nell’ambito di un’attività professionale, nel lavoro. Per competere davvero e far emergere i migliori c’è bisogno di trasparenza.

Ci sono rischi concreti ce possa saltare l’Expo?

Rispetto all’organizzazione dell’Expo mi pare che ci siano ritardi anche piuttosto gravi. Certamente non si può pensare di fare grandi opere in tempi biblici come è prassi da noi. Ci sono pratiche burocratiche che implicano corruzione e raccomandazioni che rallentano tutto e, già nella tempistica si può vedere che le cose non vanno. L’opera sicuramente è a rischio ed è a rischio la nostra credibilità, l’immagine del Paese nel mondo. Perché l’Expo rappresenta soprattutto una porta d’ingresso per persone interessate a investire che significa lavoro. Qui si parla di riforma del lavoro e di contratti, ma i contratti ci saranno quando c’è lavoro. Mi sembra che si parla di formalità prima di avere la sostanza. Quello che sta accadendo a Milano si sa all’estero.

Un danno considerevole per l’economia che, si dice, va rilanciata…

Nessun investitore ha piacere a trovarsi in condizioni di grave rischio, e i fenomeni di corruzione e malcostume rappresentano uno svantaggio considerevole che viene valutato. E questo certo deprime ancora di più l’economia del Paese. La politica e il mondo imprenditoriale devono capire che così non si può andare avanti. Quello che vediamo non rappresenta un caso isolato, ormai il ‘re è nudo’. Ognuno si deve rendere conto che bisogna qualificarsi, attrezzarsi e ci si deve confrontare su problematiche necessità. Gli anni passano ma nessuno dice mai la verità, prima di tutto a se stesso e poi agli altri perché, da noi, se non sei nel compromesso sei escluso. È terribile vivere in una società così.

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

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Commenti all'articolo
  1. Una lettura che condivido solo parzialmente. I partiti non esistono più? Vero. Ma sono stati sostituiti da macchine politico-elettorali che fanno del clientelismo e della capacità di operare nella zona grigia tra cattiva politica e malaffare i loro punti di forza. Macchine che non sono affatto più deboli dei partiti di un tempo, quando si tratta di esercitare una presa soffocante sull’economia e sulla società.
    Il “sistema Sesto”, le malefatte di “fare Metropoli” da un lato, e il formidabile apparato di potere formigoniano dall’altro sono molto più pericolosi dei partiti della Prima Repubblica. C’è una indubbia sproporzione tra i 49 milioni sequestrati su vari conti a Formigoni qualche mese fa, e l’entità della maxitangente Enimont (nel complesso, il finanziamento ai partiti valeva 150 miliardi di Lire di allora). E in un contesto di profonda debolezza dei partiti, posizioni di forza costruite sul malaffare rischiano di essere intoccabili ed eterne.
    Il pericolo per la democrazia rappresentato dai moderni mariuoli e dai loro burattinai è, semmai, ancor più grave di quanto non fosse vent’anni fa.

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