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Opinioni e commenti
 

LAVORO USURANTE
Pubblicato il 07-05-2014


Senato-lavoro-grillini

Va avanti, ma perde pezzi. Prima si era passati dai 169 sì della fiducia ai 160 sul ddl Delrio. Oggi, il Senato ha votato la fiducia sul decreto Lavoro con 158 i sì e 122 no. Undici in meno rispetto all’esordio. Il testo che passa è quello con le modifiche introdotte dall’esecutivo con il maxiemendamento presentato in commissione Lavoro di palazzo Madama. Paolo Bonaiuti, ex portavoce di Silvio Berlusconi, ha votato la fiducia posta dal governo dopo essere passato pochi giorni fa al gruppo del NCD al Senato.

Preso tra l’incudine e il martello, cioè tra l’ala ‘sinistra’ del suo partito e la destra di Angelino Alfano, per Matteo Renzi alla fine non c’è stata altra possibilità che quella di chiedere il voto di fiducia. Sul DL Lavoro, infatti, il governo non ha avuto altra strada perché la maggioranza al Senato è una coperta molto corta e senza fiducia avrebbe corso il rischio di rimanere ‘scoperto’. Il tutto nella bagarre più completa scatenata dai grillini che sono arrivati a incatenarsi tra loro pur di rallentare le procedure.

Al progetto iniziale del Decreto erano state imposte dallo stesso PD una serie di modifiche riguardanti alcuni punti molto delicati come il numero dei rinnovi dei contratti temporanei (passati da 8 a 5) e di conseguenza l’NCD aveva a sua volta imposto altre modifiche (le sanzioni pecuniarie al posto della stabilizzazione per chi supera il tetto del 20% dei contratti precari) inoltre alla fine sono state fatti altri aggiustamenti: il ripristino dell’apprendistato, anche a tempo determinato, per lo svolgimento delle attività stagionali, la quota obbligatoria di stabilizzazione di apprendisti (20%) limitata alle sole aziende con oltre 50 dipendenti (prima il riferimento era 30 dipendenti), il ruolo sussidiario delle imprese nella formazione.

Senatore Buemi, che valutazione fa del DL lavoro di Renzi?

Intanto questo è un passo in avanti nella direzione di allentare la morsa burocratica che esiste rispetto al diritto per quanto riguarda i rapporti di lavoro. Bisogna definitivamente prendere consapevolezza del fatto che il problema centrale, oggi, è quello di individuare gli spazi di occupazione dove ci sono e non di introdurre posizioni rigide che tutelano il lavoro dove non c’è. La normativa sul lavoro deve essere rimodulata diversamente in base alle dinamiche economiche perché siamo dentro un sistema globale e dobbiamo creare delle dimensioni giuridiche che ci rendano competitivi. Ovviamente i diritti dei lavoratori devono rimanere il punto di riferimento, ma questi diritti non possono essere più intesi come statici.

Cosa intende per “diritti statici”?

Nella prassi dei rapporti di lavoro, succede che se decidiamo di spostare la possibilità di introdurre un contratto a termine dopo 5 contratti di collaborazione, invece che di 2, si sta solo introducendo un elemento di flessibilità e non si intacca un diritto. Nella norma si tiene anche conto di un elemento che non si può scrivere, non traducibile ma centrale: un imprenditore non ha interesse a perdere una buona prestazione se compatibile con le necessità economiche dell’azienda. Ecco perché ritengo che si tratti di un elemento di flessibilità che non va a intaccare i diritti: un buon lavoratore è interesse dell’imprenditore che continui ad essere in azienda a prescindere dal apporto di lavoro determinato o indeterminato.

Eppure, una parte del mondo industriale e imprenditoriale ha finito per approfittare della flessibilità non in un’ottica di avanzamento dell’economia e di proiezione verso il futuro, ma per una bieca, spesso grossolana, massimizzazione del profitto immediato…

È vero, ma questo accade nelle grandi aziende. È una logica che può valere per la FIAT, ma non per la stragrande di aziende piccole e medie che costituiscono il tessuto produttivo italiano che non hanno bisogno di vincoli giuridici o contratti di lavoro per garantire progressione economica o potere al lavoratore la cui garanzia vera sono le competenze. Nei sistemi massimizzati è evidente che c’è un’attenzione all’economicità momentanea.

Le norme, però, devono garantire non solo alcuni settori…..

Qui c’è il problema. Il problema è che il potenziale del sindacato deriva proprio da quei settori del sindacato presenti nelle grandi aziende e non nelle piccole dove, notoriamente, la forza sindacale è scarsamente è presente. La politica del lavoro è determinata dal rapporto conflittuale che caratterizza le grandi aziende, ma la maggior parte del tessuto produttivo italiano è costituita da piccole e medie aziende che sono radicate al territorio. La giurisprudenza è tarata su un modello diverso dalla realtà, questa è la contraddizione. Si proietta sulle piccole e medie aziende una rigidità tarata su realtà grandi.

Come si esce da questa contraddizione? Renzi è sulla buona strada?

Bisogna tenere conto che le rigidità contrattuali e giuridiche che abbiamo, sono figlie degli anni ’70, fotografavano una situazione che oggi non c’è più. Questa rigidità che era il frutto esigenza storica, ma oggi lo scenario è radicalmente cambiato, per questo le scelte che si fanno non incidono in maniera significativa perché sono determinate su una situazione presunta, ma la realtà è un’altra.

E qual è la realtà?

È che il principio di flessibilità rappresenta un’occasione da cogliere. Che le risorse devono essere utilizzate diversamente per creare lavoro: non è possibile che si continui a ricorrere in questa maniera alla cassa integrazione, cioè mantenendo gente a non far niente, quando quelle risorse potrebbero essere utilizzate per creare lavoro. Ma qui ritorna il problema delle rigidità. Le organizzazioni sindacali sono condizionate dalle grandi aziende che fanno un largo uso della cassa integrazione: proprio quelle aziende che fanno operazioni speculative, che trasferiscono all’estero i capitali. È una contraddizione enorme che porta a tutelare chi è già protetto a scapito di chi, come le partite iva, non ha alcuna garanzia.

Roberto Capocelli

 

 

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

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Commenti all'articolo
  1. Ottimo Senatore. Procediamo a chiedere al Sindacato la partecipazione dei lavoratori nei Consigli di sorveglianza, in cambio di una maggiore flessibilità sulle norme del lavoro per le piccole imprese.
    Proteggiamo le partite iva che svolgono in vero lavoro subordinato, ma senza le relative tutele.
    La grande azienda deve avere sistemi di Mitbestimmung.
    La piccola azienda sistemi di flessibilità.
    Le Partite IVA devono avere diritti sociali, assicurazione, orario di lavoro se – in vero – svolgono attività sotto le direttive di un datore di lavoro.

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