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Opinioni e commenti
 

L’EUROPA DEI CITTADINI
Pubblicato il 22-05-2014


Renzi-Grillo-Europee

Tra qualche ora le grida della campagna elettorale saranno solo un’eco lontana e i risultati prosciugheranno tutti i fiumi di parole, le previsioni, le analisi con la freddezza dei numeri e delle percentuali.

Per il momento va avanti il tour de force della campagna elettorale con gli ultimi fuochi d’artificio. A Roma si concentra la maggior parte dei comizi di chiusura: mercoledì è stato il turno di Fratelli d’Italia, giovedì piazza del Popolo si colora delle bandiere democratiche che accorrono in supporto al presidente del consiglio Renzi. Immancabile il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi che, tra un servizio sociale e l’altro, arringherà il popolo di Forza Italia (o quello che ne rimane) al palazzo dei Congressi dell’Eur. L’Altra Europa con Tsipras si ritrova a Santa Maria in Trastevere. Venerdì, infine, piazza San Giovanni, lo storico ritrovo della sinistra italiana, sarà ancora una volta “espugnata” dal popolo a 5 stelle che ascolterà Grillo.

Questa mattina, intanto, gli olandesi si sono recati alle urne confermando il trend negativo dell’affluenza al voto. Un segnale importante che potrebbe rappresentare un “presagio” per il resto dell’Europa sulla quale incombe l’ombra del non voto.

E, mentre il presidente del consiglio Matteo Renzi definisce il voto a Schulz come “la speraza contro la rabbia”, il progetto europeo sembra continuare a perdere di popolarità: a dodici anni dall’entrata in vigore, l’euro viene considerato come “piuttosto un fallimento” dal 40% dei francesi, contro il 27% che lo ritiene “piuttosto un successo”. Il dato emerge da un sondaggio realizzato dall’istituto Tilder-LCI-OpinionWay.

Ma, a casa nostra, si guarda alle elezioni europee come ad un barometro del quadro politico interno: per il socialista Marco Di Lello è “l’ennesima prova dell’estremo provincialismo italiano al quale contribuisce anche l’opinione pubblica e i mass media nostrani che riportano tutto in dimensione nazionale invece di analizzare il dibattito sui temi europei”.

Onorevole Di Lello, ci si avvicina all’appuntamento. Nonostante la chiave di lettura prevalente del voto europeo in Italia sia quella delle ripercussioni sul quadro politico nazionale, queste elezioni hanno un significato particolare per l’Europa. Perché?

Intanto perché per la prima volta i cittadini del Vecchio Continente sceglieranno il presidente della Commissione che sarà espressione non più dei governi ma dei parlamentari. Non un dettaglio. Quindi più forza daremo al groppo socialista europeo, più forte sarà la chance di cambiare le politiche europee. Un’UE più democratica in cui il voto del cittadino conta di più perché può determinare le politiche. Il tema centrale che ci si dimentica di analizzare è non se si debba avere più o meno Europa, ma verso quale Europa si deve andare. Noi possiamo far vincere un’idea di Europa profondamente diversa da quella che abbiamo conosciuto in questi anni quando le politiche erano dettate da Merkel, Cameron e Sarkozy e 22 su 27 commissari erano espressione del mondo conservatore. Ora possiamo cambiare verso e dire “stop” all’austerity. Dobbiamo consentire alla BCE di emettere gli eurobond liberando risorse nei Paesi con più alto debito. Tassare le transazioni finanziarie. Far prevelare le speranze delle persone sul cinismo dei numeri.

Di Lello, lei parla di Europa, eppure nelle piazze risuonano parole ricolte al futuro del governo. Da cosa dipende l’avvitarsi della campagna elettorale sulle questioni di casa nostra?

È, ancora una volta, l’ennesima prova dell’estremo provincialismo italiano al quale contribuisce anche l’opinione pubblica e i mass media nostrani che riportano tutto in dimensione nazionale invece di analizzare il dibattito sui temi europei. Che il populismo di Grillo possa trovare forza in una sfida elettorale contro l’Europa ci sta, ma sono anche convinto che la speranza che incarna Renzi riuscirà a convincere molti milioni di elettori italiani. E, dando forza alla lista PD-PSE sarà l’Italia ad essere pià forte in Europa. Noi possiamo essere la principale delegazione nazionale all’interno del più grande gruppo in seno al Parlamento europeo.

Roberto Capocelli

 

 

 

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

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Commenti all'articolo
  1. Sono un europeista convinto, quindi andrò a votare come del resto tutte le altre volte senza perderne nemmeno una. La campagna per queste elezioni, un po’ troppo urlata e più incentrata sulle questioni nazionali che sull’effettiva spiegazione di cosa vorremmo per questa Europa dei popoli e magari più politica. Sinceramente i temi affrontati in questa tornata elettorale non mi hanno entusiasmato e non mi hanno indotto a riflessioni particolari nonostante le mie convinzioni quindi a maggior ragione credo vi siano ancora tanti agnostici per cui non avremo un grosso afflusso alle urne e molti saranno magari spinti a farlo solo per la concomitanza delle altre elezioni amministrative locali. In definitiva non vedo l’ora che queste elezioni finiscano, non solo per dare respiro ai tanti politici che si sono affannati in giro per l’Italia con un dispendio notevole di tempo e di energie. Sono molto interessato al dopo elezioni soprattutto per il mio partito che, se vorrà ancora avere un ruolo importante in Italia, dopo essere riuscito a fare una cosa storica per l’Europa, dovrà fare chiarezza al suo interno per disegnare il proprio futuro. Le strade da affrontare, a mio avviso, sono due. La prima è la conseguenza di quel patto federativo che dovrà per forza di cose sfociare in un rassemblement dell’area socialista che comprenda il maggor partito della sinistra con tutto il coacervo di anime al suo interno tenute assieme dal collante di un leader un po’ in controtendenza e supportato da certi poteri. In questo caso il ruolo dei socialisti sarà comunque marginale per una questione numerica e destinato al superamento nel tempo della sua tradizionale identità. La seconda strada è quella dell’autonomia e della propria identità, pur mantenendo tutti i rapporti necessari nella sinistra anche con il partito maggore di questo schieramento. In questo caso,se questo sarà il fine che si vorrà perseguire, è necessario da oggi un notevole salto di qualità anche distribuendo gli sforzi tra tuttti i suoi maggiori organi senza pensare che uno solo possa occuparsi di tutto e di più marginalizzando altri che avrebbero voglia di un concreto impegno. Naturalmente per far questo c’è bisogno di un affiatamento totale senza personalismi o arrivismi paricolari. Questa seconda strada dovrà essere intrapresa, al contrario della prima, dal lunedì successivo alle elezioni perchè non si sa quali siano effettivamente i tempi per eventuali elezioni politiche e non poremo farci trovare impreparati. Le due strade sono a mio avviso piuttosto chiare, ciò che manca è l’idea dei nostri dirigenti di quale scegliere o meglio sicuramente lo sanno, ma in questo momento non vogliono dirlo aspettando gli avvenimenti futuri o preconizzando già quale sarà la soluzione ineluttabile di una grande aggregazione come in Europa. La chiarezza però è non solo un obbligo morale nei confronti dei militanti che non hanno mai mollato, ma per dare loro la possibilità di decidere da soli i loro destini in quanto i più smalizialti lo hanno già fatto. In attesa di scelte convincenti, un fraterno saluto ed un abbaccio a tutti coloro che hanno a cuore le sorti del socialismo, per un avvenire migliore di quello attiuale.

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