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Opinioni e commenti
 

Li chiamano Opg, ma sono l’inferno
Pubblicato il 27-05-2014


Manicomio-giudiziarioLi chiamano Opg, Ospedali psichiatrici giudiziari, ma non sono né ospedali, né carceri, perché non ci sono medici a curare le persone al loro interno e queste persone non devono espiare alcuna pena visto che hanno commesso un reato ma giudicati incapaci di intendere e di volere.
Così queste persone continuano a restare chiuse in condizioni disumane, in queste strutture peggiori dei lager che sarebbero dovuti scomparire per sempre già 3 anni fa. E invece i manicomi giudiziari resteranno aperti ancora fino al 31 marzo 2015, in barba alle disposizioni dettate dall’Europa, ma prima dal buon senso, che ha definito questi ospedali “inumani e degradanti”.

Una vergogna per il nostro Paese, denunciata anche dalla deputata socialista, Pia Locatelli che nell’intervento di oggi alla Camera durante l’esame in aula del Dl sugli Opg ha espresso la sua indignazione: “Uomini trattati peggio delle bestie, rinchiusi in luoghi putridi e fatiscenti, legati a letti di ferro, ricoperti dai propri escrementi, sedati dagli psicofarmaci, dimenticati per anni. Un inferno – ha detto la deputata socialista rivolgendosi ai colleghi – in cui sono internati circa mille individui giudicati incapaci di intendere e di volere: non hanno un processo, non hanno una condanna, stanno lì per decenni, molte volte per reati minori. A volte basta una rissa. Sono luoghi di tortura, veri e propri lager. Dovevano essere chiusi nel marzo 2013, forse non dovevano mai essere concepiti, ma di rinvio in rinvio continuano a essere aperti”.

Infatti la chiusura degli Opg era prevista per lo scorso 1° aprile ma le Regioni non hanno predisposto i Dipartimenti di Salute Mentale, e così queste persone affette da disturbi mentali sono ancora rinchiusi, nonostante la legge Basaglia, in veri e propri manicomi criminali.
Locatelli si è poi appellata a quella legge: “La legge Basaglia, approvata il 13 maggio 1978, ha posto fine a secoli di abusi. Con la liberazione delle persone internate nei manicomi ha restituito cittadinanza e dignità. Adesso dobbiamo impegnarci ad andare oltre, a chiudere definitivamente gli Opg. Questa è un’altra tappa di civiltà, e su questi presupposti i socialisti esprimono il loro voto favorevole”. Non solo ma i socialisti hanno anche presentato un ODG impegnando il Governo “a riconsiderare i criteri di ripartizione del fondo regionale della sanità, introducendo una misura sanzionatoria per le Regioni che dovessero risultare ancora una volta inadempienti, nonostante l’ennesima proroga”.

I deputati socialisti hanno riportato le numerose proroghe, e nello stesso tempo, denunciato le gravissime carenze igienico-sanitarie di tutte queste strutture e infine rimarcando la necessità di questo ODG “per porre fine alla realtà degli OPG, luoghi di degrado quando non di tortura, certamente indegni di un Paese civile. già con il D.P.C.M 1° aprile 2008, in attuazione del D. Lgs 230/1999, relativo al riordino della medicina penitenziaria, si era prevista la chiusura degli OPG ed il trasferimento, entro il 2010, degli internati nelle strutture sanitarie regionali gestite dalle ASL”.
Durante la dichiarazione di voto, il deputato socialista Marco Di Lello ha affermato realisticamente: “Se è vero, come ha detto il Ministro Orlando che la proroga è un passo obbligato di fronte al ritardo accumulato da molte Regioni, è anche vero che adesso non si può più accettare alcun rinvio. Quella di oggi è una scelta necessaria. Ma anche l’ammissione di un fallimento. Questo Parlamento deve dunque affermare – ha rimarcato il deputato socialista – ora con forza che i tempi per la chiusura degli Opg sono certi; che nessuna proroga sarà più ammessa; che in caso di ulteriori ritardi delle Regioni, il Governo interverrà con misure sanzionatorie, come chiediamo nell’ordine del giorno presentato dai socialisti”. Nell’intervento, l’On. Di Lello ha così concluso: “Occorre dunque lavorare per rafforzare i dipartimenti di salute mentale e limitare solo ai casi più gravi gli invii negli ospedali psichiatrici giudiziari, evitando che i Rems (le residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza sanitarie) che dovranno sostituirli, non divengano nuovi lager. La vera follia è pensare di cancellarli, questi malati, renderli invisibili, metterli, come la polvere, sotto il tappeto, come si è fatto per troppi, lunghi anni. Un paese giusto e civile non si divide su dove e come ‘rinchiudere’ queste persone, ma dove curarle e come curarle”.
Eppure queste strutture continuano ad esistere e a calpestare i diritti umani di chi ha commesso un reato, ma soffre di infermità mentale.

Maria Teresa Olivieri

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Commenti all'articolo
  1. Grazie Pia, per tutto quello che continui a fare
    Su battaglie come queste, tenendo sempre presente che la stella polare per i socialisti deve necessariamente essere la problematica del lavoro (e di tutti i lavoratori, a cominciare da coloro che hanno meno tutele e che più avvertono questa scialba crisi), l’impegno dei socialisti deve essere sempre presente….magari in connubio con i Radicali, come la storia ci insegna.
    certo: la storia recente – vedi esperienza Rosa nel Pugno – ci induce a riflettere sulla percorrabilità di questa strada, ma una corsia preferenziale tra galassia radicale e mondo socialista (quello diffuso nella società) deve essere sempre presente e se possibile deve essere svillupata, sostenuta e se possibile percorsa .
    anche per questo ci servirebbe un Congresso straordinario, con le dimissioni degli organi dirigenti del Partito.
    saluti siciliani

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