domenica, 17 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Medicina del lavoro: presto al via il ruolo del medico fiscale
Pubblicato il 22-05-2014


La figura del medico fiscale Inps è finalmente riconosciuta utile per “un sistema di controlli che contrasti il fenomeno dell’assenteismo e assicuri un corretto uso delle risorse pubbliche”. Da questa dichiarazione, contenuta nella relazione conclusiva della Commissione Affari Sociali della Camera, presieduta dall’On. Pierpaolo Vargiu, si aprono nuove prospettive nella medicina di controllo dei lavoratori assenti per malattia. Ne prende atto e si ritiene soddisfatta per queste considerazioni l’associazione di categoria che raccoglie 360 di tali professionisti (Anmefi), costituitasi un anno fa a seguito dell’interruzione delle viste fiscali da parte dell’Inps. Fino ad ora la gestione separata dei controlli sanitari dei lavoratori del settore pubblico e di quello privato era affidata ad una categoria di soggetti caratterizzata da una grande eterogeneità di figure professionali.

Sia in ambito AaaSall che Inps, molti medici incaricati erano (e lo sono ancora tuttora) figure professionali “prestate” a tali incarichi, a causa di carenza di norme chiare e di incompatibilità non sempre rispettate. La medicina di controllo ha rappresentato solo per alcuni un’attività prevalente se non unica, rappresentando per la maggior parte dei medici interessati, un modo per incrementare il proprio reddito, avendo spesso altre attività, anche in convenzione con la sanità pubblica.

Questa grande varietà ha da sempre impedito che si addivenisse al riconoscimento, anche giuridico, della figura del “medico fiscale” tout court. In numerose occasioni si è tentato di dare una definizione chiara, riconoscibile e riconosciuta di questa figura, ma per svariati motivi, non si è mai riusciti nell’intento. Ora la grande occasione viene proposta proprio dagli esiti di una indagine conoscitiva, attivata dalla Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati, sensibilizzata da una drastica decisione dell’Istituto di previdenza di via Ciro il grande (da oltre un anno l’Ente assicuratore ha prima sospeso e successivamente ridotto del novanta per cento le visite fiscali a carico dei lavoratori assenti per malattia) che ha comportato da una parte un significativo incremento della spesa per indennità economica di malattia e dall’altra una notevole contrazione del reddito di diverse centinaia di medici incaricati.

Dall’indirizzo che questa Commissione darà al Governo e dalla risposta che quest’ultimo fornirà potrà sorgere finalmente “il medico fiscale”, con il riconoscimento di professionalità formatesi “sul campo” con ultraventennale esperienza e continui aggiornamenti in vari ambiti della Medicina e della Chirurgia, in grado di esercitare equamente un controllo attento alla salute ed ai diritti dei lavoratori ed alla tutela dei diritti dei datori di lavoro e delle aziende, siano esse pubbliche che private, garantendo un impegno ancor più motivato a vantaggio di tutti.

Fare i rac…Conti con il cambiamento: il libro Inail sulla disabilità

Hanno dai 20 ai 70 anni e alle spalle un infortunio o una malattia che ha cambiato loro la vita i venti protagonisti del libro “Fare i racCONTI con il cambiamento”, che raccoglie i pensieri, i timori e le speranze di chi si scontra ogni giorno con la disabilità, la propria o quella di un familiare. Edito dalla sede dell’Inail di Torino centro, il volume è stato realizzato anche grazie all’equipe multidisciplinare dell’Istituto, che attraverso interviste mirate e un laboratorio di scrittura ha dato voce a 13 uomini e sette donne di diverse nazionalità.

Dal progetto alla scrittura. Due le fasi di progettazione: prima le interviste per conoscere le storie e poi il laboratorio, attraverso il quale la cronaca è diventata racconto, assumendo una veste più narrativa e autobiografica, grazie anche all’utilizzo dei disegni realizzati dagli stessi protagonisti. Le interviste – rivolte alla persona infortunata, a quella affetta dalla malattia professionale e a un familiare – rientrano nella prima fase del progetto, dedicata al racconto del proprio vissuto, alle emozioni, alle paure e alle idee. Nella fase laboratoriale, invece, i testi sono stati riletti dagli operatori e discussi con i loro protagonisti.

Un laboratorio per elaborare il trauma. “Il libro è stato solo l’ultimo tassello di un percorso molto lungo”, ha raccontato Alessia Congia, assistente sociale Inail che ha curato il volume insieme a Valeria Grotto, Serena Peyron, Lucia Portis e Roberto Sciarra. “All’inizio – ha spiegato – volevamo descrivere le storie di chi è stato vittima di un infortunio per riflettere sull’evento e sulla prevenzione. Quasi subito, però, ci siamo accorti che il percorso compiuto ci stava portando in un’altra direzione. Dalle interviste, infatti, emergevano temi ricorrenti, quali l’incidente, il trauma e il cambiamento, ma anche l’intenzione di elaborare la propria esperienza attraverso il racconto. E allora abbiamo pensato: perché non creare una situazione in cui le persone possano incontrarsi tra loro e condividere le storie della loro vita? Da qui l’idea del laboratorio e la sua traduzione in concreto nella realizzazione del libro”.

Il vissuto a disposizione degli altri. La realizzazione del volume ha permesso di raggiungere due obiettivi: da un lato sono state assistite sotto vari aspetti le vittime di infortunio sul lavoro o malattia professionale, dall’altro è stato creato uno strumento di prevenzione mirata, per la diffusione della cultura della sicurezza sul lavoro. “Siamo convinti – ha precisato a questo riguardo Alessia Congia – che i vissuti delle persone, portati all’esterno, possano coinvolgere molto di più rispetto a interventi che insistono solo sulle prescrizioni normative e sull’obbligo dell’uso dei dispositivi di sicurezza”.

La dedica a Mario, “motore di questa bellissima esperienza”. Il libro – dedicato a Mario, “motore fondamentale di questa bellissima esperienza”, morto in seguito a una malattia professionale pochi giorni prima dell’inizio del laboratorio – dopo il successo ottenuto al Salone del libro di Torino, sarà presentato nell’ambito di altri due importanti eventi culturali: il 4 giugno di nuovo nel capoluogo piemontese, al Circolo dei lettori, e in settembre al Festival nazionale dell’autobiografia di Anghiari, in provincia di Arezzo.

Rapporto Ilo: dal lavoro forzato ogni anno profitti illeciti per 150 mld di dollari 

Nell’economia privata il lavoro forzato genera ogni anno profitti illeciti pari complessivamente a 150 miliardi di dollari, una cifra tre volte superiore rispetto a quanto stimato in precedenza. È quanto afferma il nuovo rapporto dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (Ilo) Profits and poverty the economics of forced labour (Profitti e povertà: l’economia del lavoro forzato), secondo cui i due terzi del totale stimato, ovvero 99 miliardi di dollari, deriverebbero dallo sfruttamento sessuale a fini commerciali, mentre i restanti 51 miliardi sarebbero il risultato dello sfruttamento forzato a fini economici in settori come il lavoro domestico, agricolo e in altre attività.

Le vittime della schiavitù moderna sono 21 milioni. I nuovi dati si basano su uno studio dell’Ilo pubblicato nel 2012 secondo il quale il numero delle persone vittime del lavoro forzato, tratta e schiavitù moderna ammontava a 21 milioni. Secondo il nuovo rapporto, più della metà delle vittime sono donne e ragazze, principalmente sfruttate sessualmente a fini commerciali e nel lavoro domestico, mentre gli uomini e i ragazzi sono prevalentemente sfruttati per fini economici nei settori agricolo, edilizio, manifatturiero e minerario.

Shock di reddito e povertà i due principali fattori di rischio. Il lavoro forzato, infatti, è un fenomeno che si manifesta in diverse forme: servitù per debiti, traffico di persone e altre tipologie di schiavitù moderna di cui finiscono vittime le persone più vulnerabili, come donne e ragazze indotte alla prostituzione, migranti vincolati da indebitamenti e operai o agricoltori obbligati con tattiche illegali a lavorare in condizioni irrispettose e con un compenso molto basso. Secondo il rapporto, gli shock di reddito e la povertà sono i due principali fattori economici che spingono gli individui verso il lavoro forzato. Altri fattori di rischio e di vulnerabilità comprendono la mancanza di istruzione, l’analfabetismo, la disparità di genere e la migrazione.

“Un fenomeno nocivo anche per le imprese e lo sviluppo”. “Questo nuovo Rapporto porta la nostra comprensione della tratta, del lavoro forzato e della moderna schiavitù a un livello superiore – ha sottolineato il direttore generale dell’Ilo, Guy Ryder – Il lavoro forzato è nocivo per le imprese e per lo sviluppo, e soprattutto per le sue vittime. Questo rapporto attribuisce un nuovo carattere di urgenza ai nostri sforzi per sradicare il prima possibile questa pratica nefasta, ma estremamente redditizia”. Come rimarcato da Beate Andress, direttrice del Programma speciale d’azione dell’Ilo contro il lavoro forzato, “se dei progressi sono stati raggiunti nella riduzione del lavoro forzato imposto dallo Stato, ora dobbiamo concentrarci sui fattori socio-economici che rendono le persone vulnerabili al lavoro forzato nel settore privato”.

Necessario intervenire su diversi fronti. A questo scopo, l’Ilo raccomanda una serie di interventi, come il rafforzamento della protezione sociale di base, per evitare che le famiglie più povere chiedano prestiti in caso di perdite improvvise dei redditi, l’investimento nell’istruzione e nella formazione professionale, per rafforzare le opportunità di lavoro per le persone più vulnerabili, la promozione di un approccio alla migrazione fondato sul rispetto dei diritti, al fine di prevenire il lavoro irregolare e gli abusi nei confronti dei lavoratori migranti, e il sostegno alle organizzazioni dei lavoratori, in particolare nei settori più soggetti al lavoro forzato.

“Dobbiamo agire concretamente e rapidamente”. “Se vogliamo portare un cambiamento reale alle vite di questi 21 milioni di uomini, donne e bambini vittime del lavoro forzato – ha aggiunto Ryder – dobbiamo agire concretamente e rapidamente. Ciò significa lavorare con i governi per rafforzare le legislazioni, le politiche e la loro applicazione, con i datori di lavoro per rafforzare la loro due diligence contro il lavoro forzato, in particolare nella loro catena di fornitura, e con i sindacati perché possano rappresentare e rafforzare le persone a rischio”.

Carlo Pareto 

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