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Opinioni e commenti
 

Pelù e il lavoro
Pubblicato il 03-05-2014


Non abbiamo mai apprezzato i predicatori alla Celentano. Quelli che approfittano di un palcoscenico o di un programma televisivo, generalmente strapagato, per lanciare i loro strali al mondo. I cosiddetti moralisti immorali. Una schiera che in Italia si è recentemente arricchita e che il 1 maggio si esercita in attacchi scriteriati. C’era già stato quello di Daniele Silvestri a Berlusconi nel 2003, che ha fatto scattare il divieto alla diretta della manifestazione. E prima ancora quelli di Neri Marcorè e di Luca Barbarossa ancora contro il Berlusca e a favore dei magistrati. Stavolta é toccato a Renzi, accusato da Pelù, ex Liftiba e oggi solista, di fare l’elemosina con gli ottanta euro e addirittura di essere il boy scout di Gelli.

Non si capisce quale sia la fonte del secondo livello di accusa. Il più grave. Ma non si capisce neppure perché un elemosinato dovrebbe arrabbiarsi con Renzi e non con Pelù che di elemosina non ha certamente bisogno. E che, pur non essendo io un appassionato della sua musica, mi pare sia diventato famoso perché canta, tranne il primo di maggio. Quando parla. Se i sindacati celebrassero la festa del lavoro parlando di lavoro senza gettare i Pelù negli occhi, non sarebbe meglio?

Aggiungo che la festa del lavoro, mai come quest’anno, é stata dedicata più che ai lavoratori, a coloro che il lavoro non ce l’hanno. Giusto dunque insistere col piano definito Jobs act. E giusto anche convertire il decreto del ministro del lavoro che alleggerisce la rigidità delle normative volute dalla Fornero e in realtà sollecitate e difese dalla Cgil. Con la ulteriore modifica sulla pena pecuniaria per chi non rispetta le nuove norme, pare che il dissidio col Nuovo centrodestra sia in fase di soluzione. Resta una domanda. Personalmente ho sempre pensato, con la filosofia del piano di Agenda 2010 di Schroeder, che la disoccupazione non la si possa combattere con normative rigide per l’ingresso nel mercato del lavoro.
Sono stato, come i socialisti europei, all’interno di quella filosofia della flex-security che aveva animato le mosse di Marco Biagi e poi il piano di Ichino. Dunque sono ancora fermo li. E approvo il  tentativo di Renzi con una sola riserva. Di metodo. Dissentire dalla Cgil non significa non dialogare. Rifiutare di recarsi al congresso nazionale di Rimini è un errore. De Michelis, da ministro del lavoro, affrontava gli operai in fabbrica anche quando lo contestavano. Renzi non può considerarsi immune da fischi.
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Commenti all'articolo
  1. In Italia esistono diverse sinistre, una è quella non abituata a ricevere critiche ma solo a farle, altre come la nostra ritengono giusto che la critica sia libera e quindi si possa fare verso persone di destra o di sinistra. La stessa regola vale per il dialogo con la cgil. Certe culture arroganti e presuntuose figlie di ideologie della sinistra comunista sono dure a capire il vero senso della democrazia e della libertà di pensiero e critica.

  2. Caro Direttore
    il concertone da sempre é la solita solfa. Un Paese fermo al palo. Soliti schemi mentali solite polemiche strumentali causate ad hoc, e intanto il mondo va avanti e noi necessariamente indietro, come le barche di Scott Fitzgerald. Grazie di citare Schroeder e Gianni, politici di altro livello ed ispirazione, socialisti capaci di insegnare qualcosa e dai quali ho sempre appreso.

  3. Anch’io sono contro tutti coloro che da un microfono, un video o qualsiasi altro strumento tecnologico straparlano. I media (non midia è radice latina) ormai ci hanno annichilito il cervello. Per quanto riguarda il lavoro ho delle perplessità sulle leggi sul lavoro perché, a mio avviso, senza obiettivi economici nessun ordinamento lo creerà e qualsiasi ordinamento costruito insieme ad una destra liberista creerà soltanto lavoro senza diritti cioè “schiavismo”. Lo stato deve investire e ridurre anzi eliminare la tassazione sulle imprese sulla base del loro impegno ambientale. Il debito pubblico va ridotto reintroducendo l’ICI, che la dovrebbero pagare tutti anche la chiesa. Questo dovrebbe fare un PSI e non fare patti col diavolo cioè con il pd.

  4. innanzi tutto non mi sembra che Pelù si possa paragonare a Celentano, non avendo occupato ore e ore di concerto. Inoltre non ha detto cose sbagliate ed è la realtà! il problema degli italiani non sono quegli 80€, il problema è tutt’altro. Io posso dirvi da studente, che la situazione della scuola pubblica italiana è disastrosa, per non parlare dell’attenzione che viene rivolta alla cultura. Secondo me, da completo profano che sono, quei soldi avrebbero potuto essere spesi in un modo migliore: scuola, creazione di posti di lavoro, lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata; che sono i cancri della nostra società. Perchè chi non ha lavoro non ha nemmeno 80€ per comprare il cibo per i figli

  5. Ormai il primo maggio è degenerato in un attacco di massa e in uno sfogo collettivo contro le istituzioni. Ad osservarlo pare un raduno di sinistra radicale, fra cui persone che si definiscono comuniste o socialiste senza sapere cosa realmente sia esserlo, composta da sempliciotti e buonisti dell’arte musicale, se a certi livelli si puó definire tale. Ora capisco come mai va molto di moda, almeno a Firenze, di dare del “sinistroide” a chiunque si rifaccia ad un ideale diverso dalla destra estremista. Riflette molto la società italiana, il concerto: rabbia, populismo, predicatori itineranti, battute seguite da invettive… lavoro, parlano di lavoro un giorno, si sfogano e poi si disperdono. I sindacati potrebbero utilizzare meglio le risorse che gli sono concesse. Compagni è triste vedere i bassi, specialmente quando sono vicini al buio più totale.

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