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Opinioni e commenti
 

PER UN’EUROPA PIÙ EQUA
Pubblicato il 23-05-2014


Nencini-Psi

L’Europa è chiamata alle urne. Nel momento forse più difficile e incerto della sua storia unitaria, il Vecchio Continente si confronta con le sfide della modernità a cui guarda con il peso e la responsabilità dei suoi anni.

Una responsabilità considerevole in un momento in cui, le repentine trasformazioni del mondo globale e l’accelerazione verso un futuro dai contorni via via più sfumati, sembrano travolgere valori, idee, visioni del mondo e schemi di pensiero.

Una responsabilità, quella dell’Europa, che ha il sapore di una sfida forse titanica, ma sicuramente da giocarsi sul terreno della forza della ragione contrapposta alla forza della paura.

 Lo ricordava sulle pagine del nostro giornale l’ambasciatore tedesco in Italia, Reinhard Schäfers: è qui, nella vecchia Europa che è nata, e ha preso corpo, l’idea dell’economia sociale di mercato, “una conquista” di civiltà.

L’Europa che va al voto, però, è anche un’Europa fatta di cittadini smarriti, confusi dalla complessità, che trovano nei populismi o, peggio, nei rigurgiti nazionalisti e xenofobi, una risposta semplice, primitiva e, forse, proprio per questo pericolosamente efficace e diretta.

Una risposta, però, che è solo momentaneo sollievo alle ferite di un tessuto sociale smembrato e alle conseguenze di una crisi che, soprattutto in alcuni Paesi, ha colpito a fondo tra i più deboli.

Avanti! ha intervistato il segretario socialista Riccardo Nencini per parlare delle elezioni e del futuro dell’Europa visto con gli occhi di chi, da sempre, è in prima fila nella difesa del progetto europeo come lo idearono i Padri Fondatori. Lo sguardo di un socialista europeo di lingua italiana.

Segretario Nencini, siamo alla vigilia dell’appuntamento con le europee, eppure in Italia sembra che il dibattito sia più che mai incentrato sulle conseguenze interne del voto di domenica. Perché?

Noi italiani siamo europeisti, i più forti europeisti del Continente. Non lo dico io, ma lo dicono i sondaggi e le ricerche fatte in questi anni. Ma, allo stesso tempo, siamo il popolo meno attento alle variabili europee, alle implicazioni delle scelte fatte in Europa rispetto alla politica nazionale. È questa la ragione della “dimensione interna”, della lettura del risultato elettorale come evento non legato agli assetti futuri dell’Europa. Assetti dai quali, in realtà, dipende anche, in parte rilevante, la nostra ricchezza di Paese.

Grillo in particolare, interpreta il voto di domenica come una sorta di referendum sul governo e, come diretto oppositore, sul M5S…

Grillo gioca la partita europea in funzione interna perché ha un bersaglio chiaro: conferma l’unico obiettivo che si è dato da un anno e mezzo, cioè quello di distruggere il sistema politico italiano. Il problema di Grillo è che non dice cosa farà dopo, non offre un’alternativa. Il suo obiettivo, chiaro, è quello di distruggere, di fare il deserto.

Una forte affermazione dei 5stelle cosa determinerebbe?

Non penso sia fantapolitica ritenere che, a fronte di un risultato elettorale che vede una definitiva caduta della leadership di centrodestra, sulla nuova legge elettorale si possano determinare maggioranze diverse.
Inoltre, un’interessante lettura che si può fare rispetto agli scenari futuri, riguarda quella che definirei una sostituzione del fattore “K” con il fattore “G”, sia pure per motivi storici diversi. Il PCI, infatti, si dichiarava partito antisistema e c’era una sorta di doppia condivisione perché, a sua volta, i partiti di governo lo ritenevano tale. Era una conventio ad escludendum condivisa. Nel caso di Grillo, innanzitutto i motivi non sono di politica estera, ma certo è che il leader dei 5 Stelle stesso sembra voler escludere qualunque possibilità di trasformarsi in forza di governo.

Tornando all’Europa, cosa significa affidare la presidenza della Commissione a Martin Schulz?

Affidare a Martin la presidenza significa avere la possibilità di rivedere la Commissione a lavoro su quattro pilastri della politica europea che hanno un interesse diretto per la politica italiana.
Primo, il problema dei migranti, con un impegno diverso dell’Unione sulla frontiera mediterranea, che è frontiera dell’Europa e non solo dell’Italia. Secondo, rimettere al centro del tavolo la questione degli eurobond. Terzo, tassare le rendite finanziarie. E, infine, un impegno della Commissione ad allargare il Patto di stabilità. Se vince una coalizione della sinistra riformista in Europa e Schulz diventa il presidente della Commissione, questi diventano quattro obiettivi realisticamente perseguibili. I socialisti vogliono un’Europa più equa. Noi abbiamo la prova provata che le società dove c’è migliore redistribuzione della ricchezza funzionano meglio e favoriscono la crescita. Negli ultimi 15 anni abbiamo visto che si sono irrobustiti i vertici e si è indebolita base popolare. È in gioco il concetto di democrazia e tassare le rendite, ad esempio, significa lavorare per una migliore redistribuzione ricchezza.

Perché votare i candidati socialisti?

Li votiamo perché sono i nostri candidati, perché sono i garanti del patto federativo che abbiamo sottoscritto con il PD. Li votiamo perché sono la garanzia di un rafforzamento della relazione tra la sinistra italiana e il PES

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

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Commenti all'articolo
  1. condivido i programmi e da vecchio rifomrista avevo deciso di votare PSI alle europee.Ma dopo l’accordo col PD renziano (per paura del 4%) sarò costretto a votare Tsipras.
    L’obiettivo resta un’Europa più keynesiana ma anche lo stimolo per sostenere Schultz da sinistra.

  2. Il PSI è l’unica forza politica organizzata che ha conservato il nome storico e i valori ideali concettuali a partire dalla della sua fondazione sotto la guida di filippo Turati.
    Il segretario Riccardo Nencini, un moderato dalla squisita sensibilità e cultura democratica, ne è oggi un degnissimo rappresentante nonostante l’apparente mortificazione dei numeri elettorali e della rappresentanza politico istituzionale del Partito..
    Ho detto “apparente” non a caso, in realtà se si pensa che il variegato e ampio arco politico sociale nazionale che ha fatto sempre tradizionale riferimento al comunismo marxista ha cambiato volto e nome più volte in questi ultimi 20 anni rinnegando sostanzialmente i propri valori storici sia simbolici che di contenuto avvicinandosi moltissimo a quelli del nostro PSI con cui contribuisce oggi allo PSE europeo, ecco dicevo che la pochezza numerica del Partito Socialista Italiano è solo “apparente” costituendo oggi in realtà il principale faro guida di un grande esercito di persone accomunate dagli stessi valori e i medesimi ideali di pensiero e di azione.
    Saluti.

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