martedì, 24 ottobre 2017
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Opinioni e commenti
 

Locatelli: aderiamo alla campagna #BringBackOurGirls
Pubblicato il 08-05-2014


Locatelli-NigeriaLa terribile vicenda delle studentesse rapite nel nord della Nigeria sta facendo il giro del mondo e sta interessando personaggi di ogni calibro e associazioni di ogni tipo. Grazie a Twitter e alla campagna lanciata dall’attivista nigeriana per i diritti umani Hadiza Bala Usman, #BringBackOurGirls, sono molte le persone che si stanno interessando alla situazione e che sono solidali con i genitori delle oltre 200 ragazze rapite la notte tra il 14 e il 15 aprile in una scuola elitaria della città di Chibok. Ricordiamo che il numero di ragazze sequestrate dagli estremisti islamici del movimento terroristico Boko Haram, cresce di giorno in giorno, c’è stato il sequestro di altre otto ragazze domenica sera e ancora un altro attacco in un villaggio nelle vicinanze dello Stato di Borno dove sono state prelevate tre ragazze, e purtroppo il loro destino è quello di essere vendute come schiave per pochi euro o di prendere in matrimonio i loro sequestratori. Un attacco esplicito alle famiglie delle studentesse e, più in generale, alle donne, “colpevoli” di aver disatteso le volontà di Dio, permettendo l’istruzione femminile, severamente vietata e quindi giustamente punibile. Ma un messaggio di sfida anche al sud cristiano del paese e al governo centrale, al quale viene intimato di chiudere alle donne l’accesso al sistema di istruzione.

Michelle-Obama-girlsDopo l’adesione alla campagna di personalità dello spettacolo come Angelina Jolie, sempre vicina alle faccende africane, anche Michelle Obama si è prodigata per la causa ed ha mostrato la sua solidarietà per una situazione tutt’altro che in via di risoluzione. “Le nostre preghiere sono per le ragazze nigeriane rapite e per le loro famiglie” ha scritto la first lady americana dopo aver pubblicato sul suo profilo Twitter la foto che la ritraeva con in mano il cartello #BringBackOurGirls.

Anche in Italia, in molti rispondono al grido “Riportate a casa le nostre ragazze”, grazie anche alle sollecitazioni di Pia Locatelli che ha ricordato, in un discorso di fine seduta alla Camera, l’importanza delle pressioni internazionali sul governo nigeriano: “senza una forte pressione internazionale, difficilmente le ragazze verranno liberate e più passano i giorni più la loro sorte sembra segnata.” A tal proposito ha invitato le colleghe ed i colleghi parlamentari a postare su siti e su social network la loro foto con il cartello: “Spero che il governo stia lavorando per dare  vita a una serie di azioni diplomatiche in collaborazione con le Democrazie del mondo per riportare a casa le studentesse e poi, tentiamole tutte, anche aderendo alla campagna lanciata su Twitter #BringBackOurGirls.”

E, ad oggi, sono numerosi gli utenti, i politici ma anche le organizzazioni umanitarie italiane che hanno accolto la richiesta della presidente onoriaria dell’Internazionale socialista donne ed hanno pubblicato la loro personale richiesta di liberazione o condiviso quella di personaggi importanti del calibro di Malala Yousafzai, la giovane pachistana sopravvissuta ad un attacco dei talebani, una delle prime a sottoscrivere la campagna. Da Piero Pelù alle capoliste del PD che hanno dichiarato di “voler aderire alla battaglia di Malala, affinché mai più, giovani donne vengano perseguitate, rapite, picchiate, soltanto per aver scelto liberamente di studiare”.

Un urlo per la libertà, rivolto ad ognuno di noi, che ci ricorda come sia impossibile pensare a uno sviluppo e ad un progresso, nell’Europa e nel mondo, fin quando gesti come questo, continueranno ad essere all’ordine del giorno. Azione ancora più rivoltante, tenendo conto che il rapimento è avvenuto perché delle giovani donne hanno scelto di assicurare, a loro stesse e al loro paese, un futuro diverso.

Gioia Cherubini

 

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