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Opinioni e commenti
 

Politica e spot: Berlusconi un modello anche per Grillo
Pubblicato il 08-05-2014


Propaganda-elettoraleL’assenza o essenza della politica in questa campagna elettorale si è vista con la polemica scaturita dalla “trovata” di Paola Bacchiddu, si guarda in sostanza più al mezzo (o al messaggio) che al fine del messaggio stesso.
Non è la prima volta che avviene, a pensarci c’era stato il “maestro” della comunicazione politica, Silvio Berlusconi (o dei suoi collaboratori), che grazie alla sua abilità ha completamente stravolto i vecchi codici di trasmissione politica con una personificazione che andava aldilà del soggetto, ma portava per la prima volta un’immagine non solo curata, ma ammiccante, anche se in sostanza restava qualcosa a cui tendere (come nelle pubblicità) non qualcosa in cui riconoscersi.

L’altro grande stravolgimento nella comunicazione politica italiana è rappresentato da Beppe Grillo, che partendo dal basso ha iniziato un “bombardamento” comunicativo che dal punto di vista degli esperti del settore può essere visto come dozzinale: immagini sfocate, grafiche senza cura e banner a casaccio. Insomma una rivoluzione.

Di questo nuovo modo di comunicare abbiamo chiesto parere a Fabrizio Rondolino, giornalista e autore del blog di analisi politica The Frontpage che spiega: “Quella di Grillo è stata una rivoluzione in questo senso perché per la prima volta abbiamo visto la crescita di un movimento che ha portato non solo alla mobilità dell’elettorato, saccheggiando voti a destra e a sinistra, ma ha anche spiazzato i partiti che hanno così iniziato a rimettersi in gioco”. Un po’ come in passato avevano fatto con Berlusconi quando si resero conto che rivolgersi all’elettorato tentando di educarlo non bastava più.

“Grillo in sostanza ha ripreso molto da Berlusconi”, spiega Rondolino. “É falso che Grillo abbia poco spazio in Tv, la sua tattica dello strillo e della protesta continua che finisce con il far parlare sempre di sé è simile alle videocassette con i messaggi che mandava Berlusconi alle Tv. Grillo non accetta il dibattito, questa è un’altra cosa. Anche la volgarità e il denigrare l’avversario sono tattiche che Grillo ha ripreso da Berlusconi, ricordiamo che lui è stato il primo a definire coglioni gli elettori del centrosinistra”. Ma confrontando il linguaggio e il modo di comunicare dell’uno e dell’altro c’è comunque un abisso: Berlusconi ritoccava le sue immagini, Grillo le sfoca.

“E’ molto semplice, basta guardare il target elettorale a cui si rivolge Grillo. L’elettorato di Grillo è in sostanza la plebe, quella parte della società che non ha luoghi di aggregazione, che ragiona con la pancia e non con la testa. La volgarità di Grillo, il suo dito puntato contro i nemici immaginari che sono di volta in volta casta, politica, vaticano e lobby, raffigura al meglio quel tipo di elettore che lo ha votato, quella plebe piena di rabbia”. Avverte il giornalista.

Sostanzialmente dunque la nuova comunicazione politica deve andare al di là del classico comizio o parlare per strada serve ancora?

“Se lo chiedono in tanti e se lo chiedono sempre i politici, ma la verità è che il comizio anche se appare anacronistico ha ancora senso per me, perché rappresenta ancora quella componente umana di identità collettiva che porta all’aggregazione. Infatti Grillo non va in Tv, ma va sempre in piazza”.

Viste le polemiche che si sentono in questi giorni sulla campagna elettorale svuotata di contenuti politici possiamo dire che ha vinto la comunicazione, ma ha perso la politica?

“No perché la Politica è comunicazione, esiste una buona comunicazione politica e una cattiva. Quella cattiva riguarda il tentativo di consolidare una parte contro l’altra, un progetto di esclusione come stiamo assistendo in questi giorni da parte di alcuni soggetti. Io credo che ci sia ancora della buona politica e della buona comunicazione politica”.

Maria Teresa Olivieri

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