domenica, 22 ottobre 2017
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Opinioni e commenti
 

POLLICE VERSO
Pubblicato il 15-05-2014


Genovese-voto-palese

“Abbiamo costretto il pd a votare oggi per mandare #FuoriGenovese dal Parlamento! Guardali in faccia mentre votano”. Eccolo il tweet sul caso dell’autorizzazione all’arresto per Fracantonio Genovese, parlamentare del PD, con cui Grillo ha confermato ancora una volta la sua vocazione autoritaria, cancellando con un urlo quella che era una conquista dello Stato liberale, un vanto delle democrazie parlamentari, il voto segreto. D’altra parte è con la stessa logica che reclama l’abolizione della libertà del mandato parlamentare per trasformare i deputati (e senatori?) in impiegati pigiabottone al servizio del leader che li ha nominati. E il Partito Democratico, già PD-PDS-PCI, forse perché in passato è stato fin troppo accondinscendente alle urla della piazza, stretto tra l’incudine demagogica dei Cinque Stelle e il martello delle urne imminenti, ha ceduto dopo una fugace titubanza: vogliono il voto palese? E voto palese sia.

Così dopo una mattinata di caos a colpi di attacchi velenosi nell’aula della Camera fra Pd, grillini e Forza Italia, il via libera alla soluzione del caso Genovese è arrivata poco dopo le 14 quando il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha dichiarato a Repubblica, in passato spesso megafono della ‘gggente’ urlante in piazza, che “il Pd chiede di votare subito, oggi stesso, per l’arresto di Genovese con voto palese”. È bastata una mezz’ora è in virtù della maggioranza schiacciante che il Porcellum ha assegnato alla Camera al PD, la conferenza dei capigruppo di Montecitorio ha deciso per il voto sulla richiesta di arresto.

Genovese è indagato per associazione a delinquere, peculato e truffa, e da Messina, dove risiede, ha dichiarato di essere pronto a costituirsi.
Terrorizzato dall’idea di essere scavalcato in demagogia dal M5S, prima del voto il Pd, per bocca del suo vice segretario, Debora Serracchiani, convoca l’assemblea del gruppo e annuncia: “Abbiamo votato in giunta con chiarezza per l’arresto di Genovese, non abbiamo cambiato idea”.

Naturalmente i grillini hanno buon gioco nel cantare vittoria. Il loro ricatto ha funzionato. Hanno costretto il PD ad allinearsi sulla linea giustizialista pur di non essere accusato in campagna elettorale di aver protetto ‘la casta’ dei parlamentari. Eppure si trattava solo di votare dopo le elezioni, proprio per non mischiare la vicenda giudiziaria del parlamentare piddino Fracantonio Genovese con la propaganda elettorale, di non far dipendere la libertà di un uomo dal vantaggio di un pugno di voti in più. Anche perché, in casi analoghi, le decisioni dell’Aula erano state diverse.

“La scelta di votare oggi sulla richiesta di arresto di Genovese ci riporta indietro di duemila anni: la Camera – ha dichiarato il capogruppo socialista Marco Di Lello – si trasforma in Colosseo e per soddisfare il popolo si offre lo spettacolo del sangue. Una barbarie a cui non possiamo che sottrarci, non partecipando ad un voto dall’esito scontato. Un indegno voto di scambio: l’arresto del politico per una manciata di voti in più alle elezioni europee. Non nel nostro nome”.

Subito dopo è intervenuta in aula a nome del gruppo Pia Locatelli che ha motivato la non partecipazione al voto e i deputati socialisti sono usciti dall’aula.
“Noi – ha detto Locatelli – non possiamo dire se il deputato Genovese sia innocente o colpevole. Non lo sappiamo e non è nostro compito saperlo. Così come non è nostro compito decidere o meno l’arresto di un cittadino. Questo spetta sempre e solo alla magistratura”. “É una vergogna voler barattare la libertà personale di un cittadino per qualche voto in più. É una storia che abbiamo già visto: l’altro ieri era il cappio portato in aula dalla Lega, ieri il tintinnio di manette di Di Pietro, oggi il giustizialismo del Movimento 5 Stelle che sembra dettato più dalla rabbia e dal desiderio di vendetta che da una sete di giustizia. No, noi non ci stiamo. Questo gioco al massacro ci è estraneo e non vogliamo parteciparvi. Per questo i socialisti non saranno presenti a un voto il cui esito è già deciso: il sangue deve scorrere alla fiera e l’imputato Genovese va dato in pasto alle belve. Noi usciamo dal Colosseo”.

“Mi fa orrore – ha aggiunto Di Lello – il solo pensiero che qualcuno possa barattare la galera di Tizio per il voto di Caio. Il più indegno dei voti di scambio. Lo slittamento della decisione sull’arresto a dopo le elezioni è un segno di civiltà. Solo cosi il Parlamento potrà decidere liberamente: farlo sotto la spinta dell’opinione pubblica in passato ha mandato in esilio Aristide il Giusto e salvato dalla croce il ladrone Barabba”.

La richiesta di arresto è stata votata senza sorprese, con 371 voti favorevoli e 39 contrari.

Un lettore di Repubblica.it commenta così: “Permettetemi una considerazione che vuole essere extra partitica. Capisco la rabbia verso i politici, lo sono anch’io, ma qui siamo al limite della giustizia sommaria. Di Genovese si occuperà la giustizia. Ricordate il caso Tedesco. Autorizzazione all’arresto negata. Anche allora strepiti vari degli onesti. Decaduto da parlamentare viene arrestato. Al processo assolto completamente. Speriamo che un giorno non tocchi a qualcuno di noi. Forse ragioneremmo meno di pancia”.

E già, ma potrebbe essere troppo tardi.

Carlo Correr

 

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