domenica, 17 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Previdenza: Inps più a favore di chi non usa il web
Pubblicato il 26-05-2014


L’Istituto di previdenza ha varato una serie di disposizioni operative per venire incontro a chi non ha dimestichezza con gli strumenti digitali. L’Inps quindi ancora una volta si schiera contro il digital divide. Ma che sarà mai? Dovrebbero essere quegli aiuti predisposti in favore di coloro che hanno poca o nessuna familiarità con l’uso del web. In questo caso si tratta di una cosa positiva. Dopo aver spostato sui Patronati tutte le attività di front office, cioè il ricevimento dei cittadini allo sportello, l’Istituto ritorna a svolgere uno dei suoi ruoli istituzionali che non è solo quello encomiabile della individuazione dei falsi invalidi, (un fenomeno deprecabile ancora consistente), dove purtroppo capita a volte che, per stanare i furbacchioni, si creano problemi, (sicuramente non voluti), a molti disabili veri. Le difficoltà, facilmente prevedibili nel processo di telematizzazione della presentazione di tutte le domande di prestazione e di servizio, avviato dall’Ente assicuratore ad agosto 2011 e poi esteso anche all’ex Inpdap ed ex  Enpals, hanno convinto i vertici dell’Inps sulla indispensabilità di essere presenti in prima persona. Probabilmente hanno allo stato constato che i più esperti del web sono quei giovani che poco ricorrono all’Ente di previdenza, mentre chi ne ha realmente bisogno è una popolazione anziana che si trova anche a dover combattere per giunta con procedure configurate talvolta in maniera davvero complicate.

Nella circolare n. 61 del 14 maggio 2014, relativa al “supporto all’utenza debole nella presentazione delle domande telematiche di prestazione/servizio”, l’Inps prende infatti opportunamente atto dell’esigenza, più volte manifestata, della presenza “sicurizzante” del funzionario Inps, in un contesto che garantisca tra l’altro accoglienza e tutoraggio”. In pratica, cioè, ci si è resi conto della necessità che i cittadini vengano ricevuti da un funzionario che li tranquillizzi e magari li assiste operativamente nello svolgimento della domanda (tutoraggio). Per la verità, per consentire a tutti di accedere ai servizi, con particolare riferimento a quei soggetti “fragili” che poco ne capiscono di internet e dell’uso del Pc in genere, già con la circolare n. 113 del 30 agosto 2011 si previde  un aumento dell’area di front office con un numero adeguato di postazioni informatiche self service. Così, da permettere agli utenti in possesso di Pin di poter procedere direttamente all’inoltro on line delle richieste di servizio oppure effettuare tutte quelle operazioni per le quali risultano abilitati.

Ma per rimuovere efficacemente tutti gli ostacoli connessi al digital divide  ( pron. digitol divaid = difficoltà di utilizzo del web) che – giova ribadirlo – colpisce soprattutto le fasce più deboli della popolazione è fondamentale che ogni qualvolta l’utenza ha delle difficoltà per l’accesso ai servizi dell’Istituto e, segnatamente, alla trasmissione automatizzata delle istanze, tale difficoltà deve essere tempestivamente affrontata e risolta in tempo reale. Non solo, ma per consentire l’effettivo utilizzo di tali postazioni anche a quegli utenti, dotati di Pin, ma non in grado di interagire autonomamente con gli strumenti informatici, occorre inoltre che il responsabile Urp, opportunamente coadiuvato dal restante personale assegnato all’Ufficio relazioni con il pubblico, nonché dai funzionari informatici dei Gruppi di assistenza informatica interna ed esterna, si faccia concretamente carico delle esigenze e dei bisogni dell’utenza, aiutandola nella utilizzazione delle postazioni self service per la presentazione in rete delle domande  e per la fruizione dei servizi esistenti nel cassetto previdenziale, espletando – in aggiunta – anche l’eventualmente indispensabile azione di assistenza tecnica. In talecircostanza si può dare corso, se del caso, anche al rilascio immediato del Pin dispositivo. In alternativa si può procedere alla prenotazione dell’invio della richiesta on line presso lo stesso sportello veloce attraverso il Contact Center Multicanale. In questo modo si spera che venga messo fine, una volta per tutte, al disagio di quei poveri aspiranti pensionati o richiedenti del Cud o quant’altro che spesso sono invece costretti, loro malgrado, a girovagare confusi da un ufficio ed un patronato. Perché quest’ultimi pur assolvendo una mole enorme di lavoro, e sollevando di fatto il Superinps da un sacco di incombenze, non sempre riescono a venir a capo a tutte le questioni che vengono poste.

Poletti: Pensione anticipata agli over 60

Forse potrebbero giungere – relativamente a breve – importantissime novità in materia pensionistica e in particolare sulle uscite anticipate: il ministro Polettiha infatti annunciato che il governo sta studiando una manovra che possa consentire l’accesso alla pensione anticipata agli over 60 rimasti disoccupati. L’ipotesi lanciata dallo stesso titolare del Welfare ha provocato reazioni a catena ma suscitato anche qualche polemica, dato che pure in passato il ministro ha paventato delle eventualità che ha poi mancato di dettagliare; ad ogni modo, l’apertura di Poletti a prepensionamento e pensione anticipata è il sintomo di come la riforma delle pensioni 2014 che si va costruendo preveda un ritorno al passato. Entrando più nel dettaglio di quanto dichiarato da Poletti si può cercare di comprendere se esistano e quanto siano ampi i margini di una manovra che porterebbe ad edificare la riforma delle pensioni 2014 ricorrendo a prepensionamento e pensione anticipata.

Come accennato potrebbero essere davvero significative le innovazioni che si intenderebbe introdurre in tema di riforma delle pensioni 2014 e prepensionamento. Ad essersi recentemente espresso sull’argomento è stato, come detto, il ministro Poletti: ‘C’è la situazione di chi intorno ai 64 anni – ha riferito il ministro – si è ritrovato senza lavoro, ma gli manca ancora un anno, un anno e mezzo alla pensione. Per queste persone stiamo pensando a un ponte che li possa portare più velocemente all’assegno di quiescenza’. Dunque prepensionamento e pensione anticipata da concedersi a chi abbia più di 60 anni e sia rimasto senza un impiego ma con alcuni anni ancora davanti prima di poter perfezionare il diritto al pensionamento: un’ipotesi del genere, come abbiamo peraltro già sottolineato, potrebbe davvero costituire uno spartiacque decisivo in vista della futura costruzione di una riforma delle pensioni 2014, ma in molti bollano la misura come ‘insufficiente’. Ancora prima che venga formalizzata e proposta. Chiamato infatti a commentare le dichiarazioni appena rilasciate da Poletti in materia di riforma pensioni 2014, prepensionamento e pensione anticipata, l’ex ministro Damiano non ha esitato a definire insufficiente l’intervento ipotizzato dal responsabile del Welfare del governo Renzi: ‘Il ministro Poletti ha parlato di un anticipo della pensione per gli over 60, fino ad un anno e mezzo. Si tratta di una prima apertura e di un segno di attenzione al problema, ma temoche non basti a risolvere situazioni di lavoratori che si sono visti spostare in avanti anche di 6 anni l’agognato traguardo della pensione’.

‘Le soluzioni più efficaci sono due – ha proseguito il presidente della Commissione Lavoro Cesare Damiano parlando di riforma pensioni 2014, prepensionamento e pensione anticipata-, il ritorno alle quote del 2007, rivisitate all’alto, e un criterio di flessibilità compreso tra i 62 ed i 70 anni accompagnato da una penalizzazione massima dell’8%’. Un disegno riformatore insomma che abbia a proprio fondamento questi precisi pilastri. Al di là di pareri favorevoli o contrari in merito alla portata del provvedimento annunciato da Poletti, le sue dichiarazioni non fanno che confermare la linea guida che sta al momento seguendo il governo per tentare di costruire una riforma delle pensioni 2014: la manovra va infatti strutturandosi sul ricorso ad istituti quali prepensionamento e pensione anticipata, con ciò da un lato concretando un ritorno al passato (di certo non sarebbe la prima volta che si ricorre a questi strumenti), dall’altro facendo emergere una delle criticità più rilevanti che vanno connotando la stessa riforma delle pensioni 2014, ovvero sia la predisposizione di misure tampone e non di interventi strutturali. Laddove per interventi strutturali intendiamo una revisione della Legge Fornero, che dalla sua ratifica non ha fatto altro che costringere il governo ad effettuare tutta una serie di operazioni di salvaguardia indirizzate alle categorie lavorative cui la stessa legge dell’ex ministra ha tagliato le gambe. L’auspicio è che il disegno paventato da Poletti, pur positivo in astratto, possa sfociare in un provvedimento concreto e ben congegnato.

Inps: ad aprile 86,8 mln di Cig, – 13,2% su anno

Nello scorso mese di aprile sono state complessivamente autorizzate 86,8 milioni di ore di cassa integrazione guadagni, tra interventi ordinari, straordinari e in deroga, con una riduzione pari al 13,2% rispetto ad aprile 2013, con 100,1 milioni di ore autorizzate. Ne da’ notizia l’Inps. I dati destagionalizzati evidenziano ad aprile, rispetto al precedente mese di marzo, una variazione congiunturale pari al +2% per il totale degli interventi di cassa integrazione. Dall’analisi delle singole tipologie di intervento, emerge che le ore di cassa integrazione ordinaria (cigo) autorizzate ad aprile 2014 sono state 22,5 milioni, mentre un anno prima, nel mese di aprile 2013, sono state 35,8 milioni, con una diminuzione tendenziale del -37,0%. In particolare, la variazione tendenziale è stata pari a -42,4% nel settore industriale e -20,3% in quello edile. Le variazioni congiunturali calcolate sui dati destagionalizzati registrano, nel mese di aprile 2014 in confronto al mese precedente, un decremento pari al -10,3%. Per gli interventi straordinari (Cigs), il numero di ore autorizzate ad aprile 2014 è stato pari a 46,9 milioni, con un rialzo del +47,1% rispetto ad aprile 2013, nel corso del quale sono state autorizzate 31,9 milioni di ore. In confronto al mese di marzo 2014, si riscontra una variazione congiunturale calcolata sui dati destagionalizzati pari a +16,6%.

Quanto agli interventi in deroga (cigd) i quali risentono degli stanziamenti fissati a livello regionale, sono state 17,4 milioni le ore autorizzate nel mese di aprile 2014: nel parallelo con il mese di aprile 2013 (con 32,4 milioni di ore autorizzate), si rileva un abbassamento del -46,4%. Anche la variazione congiunturale elaborata sui dati destagionalizzati mostra una contrazione rispetto allo scorso mese di marzo, pari a -12,6%. Prima di passare all’analisi dei dati relativi alla disoccupazione involontaria, l’Istituto ricorda al riguardo che dal 1° gennaio 2013 sono entrate in vigore le nuove prestazioni ASpI e mini ASpI. Pertanto, le domande che si riferiscono a licenziamenti avvenuti entro il 31 dicembre 2012 continuano ad essere classificate come disoccupazione ordinaria, mentre per quelli avvenuti dopo il 31 dicembre 2012 le relative istanze sono classificate come ASpI e mini ASpI.

Per quanto attiene i dati specifici, nel mese di marzo 2014 sono state inviate 83.709 richieste di ASpI, 28.281 istanze di mini ASpI, 193 domande tra disoccupazione ordinaria e speciale edile e 9.378 richieste di mobilità, per un totale di 121.561 domande, il 3,7% in meno rispetto alle 126.278 richieste trasmesse nel mese di marzo 2013. Alla sintesi dei dati fornita dall’Ente di previdenza, è stato allegato un file più completo, che offre un “Focus” sulla diversa tipologia di interventi, un’analisi per ramo di attività economica e un’analisi per regione ed area geografica. Intanto, si è appreso che potrebbero arrivare a giugno i pagamenti della cig in deroga 2013, che molti lavoratori attendono da mesi. “Per le Regioni ci sono le condizioni per i pagamenti a giugno, se il governo rispetterà gli impegni”, ha infatti spiegato al termine della recente Conferenza delle Regioni il coordinatore degli assessori regionali al Lavoro Gianfranco Simoncini.

Welfare: l’Inps alla 4° giornata nazionale della previdenza

Si è svolta a Milano dal 14 al 16 maggio scorso la quarta edizione della Giornata Nazionale della Previdenza (Gnp) sul tema “Conoscenza e consapevolezza per un migliore vivere sociale”. La manifestazione, allestita presso il palazzo della Borsa in Piazza Affari, ha visto la partecipazione di lavoratori dipendenti, autonomi, liberi professionisti, famiglie, donne e giovani. Gnp ha coinvolto studenti delle scuole superiori e delle università in incontri di orientamento dedicato, sviluppando anche le tematiche relative al lavoro, alla salute, all’assistenza sanitaria, al welfare pubblico e integrativo. L’Istituto ha partecipato all’iniziativa con uno spazio espositivo – nell’ambito della “Casa del Welfare”, lo stand coordinato dal Ministero del Lavoro – dove sono state allestite quattro postazioni dedicate ai servizi online e una reception per l’accoglienza e la distribuzione di materiale illustrativo. Personale specializzato è stato messo a disposizione dei visitatori per la verifica della propria situazione previdenziale, per informazioni e consigli su tutta la materia istituzionale.

Il Commissario straordinario dell’Inps, Vittorio Conti, è intervenuto ai convegni “L’impegno del settore assicurativo per il welfare” e “Previdenza e lavoro per un miglior vivere sociale: Pensioni, Jobs Act e Garanzia Giovani”, mentre il Direttore generale dell’Istituto, Mauro Nori, è stato fra i relatori del convegno “La riforma previdenziale Fornero e il caso “esodati”: ruolo ed esperienze del Patronato”. Ai lavori della quarta edizione della Gnp, sono intervenuti, fra gli altri, Edoardo Gambacciani, Direttore Generale Politiche Previdenziali del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, il Presidente della Commissione Lavoro Camera dei Deputati Cesare Damiano, il Presidente della Covip, Rino Tarelli, il Sottosegretario di Stato del Ministero del Lavoro, Luigi Bobba,e il Presidente di Italia Lavoro, Paolo Reboani.

Carlo Pareto

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Commenti all'articolo
  1. In un momento di enorme ingiustizia sociale a causa Fornero, esodati meritano di essere salvaguardati e prepensionati, è necessario prendere a riferimento gli anni di contributi versati e non l’età anagrafica.
    Saluti.
    Paola Filippelli

  2. Certi commenti lasciano esterrefatti, secondo alcune persone avrebbero il diritto di andare in pensione prima di altre , facciamo un esempio, 35 anni di pensione e magari 56 anni contro una che ne ha 25 di pensione e 63 anni, ma scherziamo davvero, e la tanto gradualità in uscita madre di tutte le democrazie dova và a finire, certo che molte persone riescono a coltivare i loro orticelli molto bene

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