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Opinioni e commenti
 

Propaganda. Datemi una bugia e vi solleverò il mondo
Pubblicato il 06-05-2014


Europee-campagna-elettoraleEra iniziata nel più noioso dei modi questa campagna elettorale con la solita nenia incomprensibile di “spread e moneta” e invece la politica è riuscita (quasi all’ultimo) a rimettersi in gioco. La partita è ancora aperta e si gioca fino all’ultimo. Questa campagna elettorale è una delle prime in cui più che all’astensionismo, un male ormai riconosciuto da più legislature, si guarda all’alta mobilitazione dell’elettorato. Da qui un considerevole cambiamento di rotta per il linguaggio dei democratici che puntano non solo a recuperare i voti da Grillo ma riprendono il linguaggio dei loro ex avversari forzisti.

Nel riprendere il linguaggio del “noi e loro” (una sorta di partita di campo, già ampiamente utilizzata dall’ex Cavaliere), Renzi parla di “derby tra la rabbia e la speranza” per queste elezioni.
Franco Albanese, Professore e giornalista, nonché esperto di linguaggio politico ha commentato così la “battaglia dei democrats”: “E’ assurdo questo tentativo di erodere i voti di Grillo da parte della leadership renziana, in questo modo non si fa altro che spostarsi verso il centro, ma a questo punto non abbiamo più a che fare con un partito di sinistra, ma con un partito di moderati, un partito di centro appunto”. Il professore critica ampiamente il modus operandi di Renzi, colpevole, a suo dire, di aver spogliato completamente il Partito Democratico di ogni peculiarità di sinistra: “Non solo il suo continuo attaccare il sindacato per amicarsi la sponda moderata, ma anche questa corsa verso il centro non fa altro che svantaggiare il Partito. A guadagnarci sono proprio gli estremisti, il radicalismo della Lega e di Grillo che in questo modo riescono a prendere i voti dell’elettorato deluso”.

Per quanto riguarda invece l’altra forza di sinistra, quella della lista Tsipras, e la polemica sulla Bacchiddu, Albanese afferma: “Si è trattato di un tentativo di emergere che risponde perfettamente all’ipocrisia tipica della nostra politica, adesso si tratta di aspettare l’effetto della trovata. Gli elettori, saranno loro a decidere”.

In questa campagna elettorale dunque le sorprese non mancano come quella di Berlusconi che, al contrario di Renzi e Grillo che guardano all’elettorato altrui e agli indecisi, punta a ricercare consensi tra l’esercito dei circa 24 milioni di elettori (il 50%) che parrebbe intenzionato a non votare o annullare la scheda. “Lui è sempre stato un mago della comunicazione ha capito che la sfida tra gli indecisi si gioca tra loro, ma nello stesso tempo non sappiamo quale altra carta giocherà. Berlusconi cambia idea ogni giorno”.

Grillo invece marca stretto il suo avversario principale e fonte primaria di voti (il PD). Il “nemico da battere” è Matteo Renzi mentre il sorpasso su Forza Italia e Silvio Berlusconi viene dato per scontato. Il modello della campagna è quello delle politiche del 2013: lo “Tsunami Tour“. Questo continuo marcare stretto Renzi a lungo andare non sarà dannoso? “E’ ormai una diatriba tra capitani, ogni voto che perderà l’uno sarà a vantaggio dell’altro e viceversa. Ormai è come se i partiti non ci fossero più. Una volta esistevano discorsi di sinistra e di destra, ora esiste l’attacco diretto all’avversario e al suo riflesso che è il partito”.

La conclusione del professor Albanese è piuttosto amara: “Non ci sono prese di posizione serie, abbiamo a che fare con una follia italiana, come gli esodati, e si assiste a questa continua falsità nel linguaggio politico, tutta incentrata a vincere una partita … a livello europeo”.

Insomma il linguaggio sembra cambiato, ma alla fine tutto si gioca ancora sulla persuasione dell’elettore a tutti i costi perché alla base resta la convinzione che per questo tutti i mezzi sono leciti, anche le bugie.

Maria Teresa Olivieri

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