domenica, 17 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Protestano gli ispettori del lavoro: su di noi gogna mediatica
Pubblicato il 09-05-2014


Per la prima volta in circa un secolo di storia, gli ispettori del lavoro hanno formalmente indetto una manifestazione nazionale, che si è svolta giovedì davanti agli uffici centrali del ministero del Lavoro a Roma, allo scopo di rivendicare la tutela delle funzioni ispettive e per opporsi a campagne denigratorie contro la categoria, “una vera gogna mediatica”, hanno sostenuto. A suscitare la reazione degli ispettori sono stati i fatti accaduti dopo il tragico suicidio del titolare del panificio-pizzetteria di Casalnuovo di Napoli, oggetto di controlli ispettivi da parte del competente ufficio territoriale del ministero del Lavoro, verso cui si è poi rivolta la protesta popolare. Al funerale dell’imprenditore infatti erano stati portati cartelli che chiamavano ‘Assassino’ il funzionario di vigilanza che aveva comminato una multa di 2.000 euro al panettiere. Ma ci sono stati anche numerosi altri episodi di violenza subìti recentemente dagli ispettori del lavoro presso i luoghi di lavoro visitati (a Bari, Brescia, Milano, Siena, per citare soltanto gli ultimi in ordine di tempo). La protesta degli ispettori è partita da un autoconvocazione di un gruppo di funzionari locali (da Ascoli Piceno a Brescia, Catanzaro, Foggia, Napoli, Parma, Pordenone, Rovigo, Torino) che hanno espressamente chiesto anche un incontro al ministro del Lavoro, Giuliano Poletti. Sul fronte sindacale per ora l’Ugl ha preso parte e si è unita alla protesta, mentre gli altri sindacati confederali sono stati al lavoro per organizzare un’iniziativa unitaria nazionale.

“Gli ispettori del lavoro – ha detto a Labitalia un funzionario di vigilanza che ha voluto rimanere anonimo – sono ormai sottoposti a una vera e propria gogna mediatica: ci dipingono come istigatori al suicidio e aguzzini, e invece noi andiamo sui luoghi di lavoro a verificare se i datori di lavoro applicano le regole e le tutele per il lavoratore. Noi facciamo rispettare la legalità”. Ma le condizioni di lavoro sono dure. “Un ispettore del lavoro guadagna in media 1.400-1.500 euro, lavora anticipando le spese di benzina e di autostrada, spesso usa i mezzi propri. Lavora anche di notte. E non sono rari gli episodi di aggressione”, ha puntualizzato l’ispettore che ha concluso: “Quello che ci aspettiamo soprattutto è una difesa da parte del ministro del Lavoro, che è il nostro datore, e che finora, a parte avere mandato una letterina interna, non ha mai preso pubblicamente le parti del suo corpo ispettivo”. Gli ispettori che hanno protestato giovedì hanno chiesto libera percorrenza sui mezzi pubblici, sulle autostrade e sulle tangenziali per esigenze di servizio, indennità di polizia giudiziaria, finora mai riconosciuta agli ispettori del lavoro, nonostante la qualifica di ufficiali di polizia giudiziaria; polizza assicurativa per i danni derivanti dallo svolgimento dell’attività istituzionale di verifica e controllo, allo stato attuale attivata a proprie spese (300 euro l’anno) dall’ispettore del lavoro, ma non obbligatoria.

Fisco: ogni anno evasi 180 miliardi 

Ogni anno oltre 180 mld di imposte vengono evase in Italia. Praticamente 15 mld al mese, 500 mln di euro al giorno, 20,8 mln di euro ogni ora e 347 mila euro al minuto. A scandire il ritmo dell’evasione fiscale è lo studio della Uil, presentato di recente dal segretario generale Luigi Angeletti, sulla base degli ultimi dati Ocse. Rielaborando inoltre dati dell’Agenzia delle Entrate la Uil stima che l’89,4% dei contribuenti, oltre 37 mln di persone, dichiara meno di 35 mila euro e solo lo 0,18% del totale dei soggetti ad Irpef ‘confessa’ di guadagnare oltre 200 mila euro. Una ‘asimmetria’ denunciata dal sindacato, come emerge dalla distribuzione dei redditi delle singole categorie dichiarati relative al 2012, da cui risulta che gli imprenditori guadagnano meno dei loro dipendenti, dichiarando soli 21.330 euro a fronte dei 22.080 euro medi del lavoro dipendente. Superbollo e Yacht – Ma dall’analisi dei dati dell’anagrafe tributaria, punta ancora il dito la Uil, in Italia risultano circolare 594.350 autovetture soggette al superbollo, il 31,7% delle quali possedute da persone che dichiarano redditi inferiori ai 20 mila euro annui. Uno ‘sbilancio’ che si registra anche per quel riguarda il possesso di yacht: nella fascia di redditi inferiori ai 20 mila euro annui, i dati riportati nello studio Uil mostrano come ci siano 42 mila contribuenti proprietari di natanti superiori ai 10 metri, pari al 42,4% del totale della flottiglia nazionale.

E sempre spulciando i dati delle dichiarazioni dei redditi degli italiani nel 2013 (relativi al 2012) la Uil individua anche alcuni “enti di beneficienza”, come li definisce il segretario generale aggiunto, Carmelo Barbagallo: le discoteche, sale da ballo, night clubs, che dichiarano in media un reddito negativo per 1.300 euro; e i centri benessere che denunciano -4.100 euro di media. I servizi di ristorazione si attestano invece intorno ai 15.400 euro medi l’anno; più lucrosi i bar e le pasticcerie con 17.800 euro così come gli alberghi con 18.300 euro e gli stabilimenti balneari che denunciano introiti per 19.000 euro all’anno. I tassisti dichiarano un reddito medio di 15.600 euro mentre i parrucchieri si attestano sui 13.200 euro. Più alti i redditi di chi ha una autoscuola o una scuola nautica con 22.700 euro che, insieme al commercio di accessori per auto e ai servizi di manutenzione e riparazione di macchine e motorini, oltre 25 mila euro, conquistano la testa della classifica.

In Italia solo 32.619 ‘ispettori’ – L’evasione fiscale può contare su un’area di impunibilità dovuta all’esigua pattuglia di ‘ispettori’ di cui è dotata l’amministrazione finanziaria italiana. A conti fatti, la nostra amministrazione conta 32.619 lavoratori operativi civili, la metà degli addetti presenti in Francia e Regno Unito, rispettivamente pari a 69.650 e 64.820, e quasi 5 volte in meno di quelli occupati in Germania, 110.515. Petizione popolare – Una petizione popolare per dare una svolta nella lotta all’evasione fiscale. Obiettivo 500 mila firme (la raccolta è partita il 1 maggio e si concluderà il 30 giugno) per proporre una legge che preveda di dedurre dalle tasse determinate spese. E’ stato lo stesso leader Uil, Luigi Angeletti, ad annunciare così l’iniziativa del sindacato che mira ad intensificare il contrasto di interessi tra chi fornisce servizi e i cittadini che pagano le tasse. “Il nostro scopo è quello di aumentare il contrasto di interesse per evitare che i contribuenti si trovino sempre davanti alla solita domanda: costa 200 euro senza Iva e 250 con l’Iva…”, ha detto sottolineando come proprio l’Iva sia “la tassa più evasa”. La possibilità quindi di dedurre dalla dichiarazione dei redditi determinate spese “crea l’incentivo a chiedere la corresponsione dell’Iva da chi fornisce il servizio avendo un consistente vantaggio perché l’evasione fiscale è un vero scandalo”, ha concluso.

Consulenti lavoro: combattere evasione fiscale, ma attenzione a strumenti

“L’evasione fiscale va combattuta e su questo fronte i consulenti del lavoro sono in prima linea”. Così si è recentemente espressa la presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei consulenti del lavoro, Marina Calderone, in un’intervista rilasciata a ‘Italia Oggi’, sullo ‘spesometro’. “Ma bisogna stare attenti – ha continuato Calderone – agli strumenti scelti per fronteggiarla perché il rischio è la contrazione dei consumi. L’effetto recessivo che alcuni provvedimenti creano non va sottovalutato, come già capitato con tutti i limiti posti alla circolazione del contante. Bisogna evitare il diffondersi di sindromi recessive, che creano le condizioni per frenare i consumi e conseguentemente non far ripartire l’economia”. “In questo particolare momento del nostro Paese – ha concluso Calderone – sarebbe invece importante dare impulso alle spese, dotando gli organi di vigilanza di strumenti utili per controlli sostanziali e non indotti”.

Dal rosso al verde: sul web la mappa della ricchezza dei comuni italiani

Una mappa interattiva per ‘dare un colore’ al reddito dei cittadini italiani, comune per comune: è quella disponibile sul blog Opendatabassaromagna ed elaborata da un ingegnere informatico di Ravenna, Franco Morelli, sulla base dei dati Irpef 2012 del ministero dell’Economia. Il colpo d’occhio restituisce immediatamente le forti disparità che emergono dalle dichiarazioni dei redditi: il rosso – che indica livelli inferiori – è diffuso in maniera’ quasi uniforme al Sud, con una predominanza della tonalità più scura che indica una media di redditi sotto i 12 mila euro lordi l’anno.  Al Centro si afferma il giallo (redditi fra i 18 e i 22 mila euro) mentre al Nord appaiono anche sporadiche macchie verdi, con alcune isole di particolare benessere (redditi sopra i 30 mila euro), a iniziare dal comune lombardo di Basiglio, (al top con 48.220 euro l’anno). Fra le metropoli, spiccano i 31761 euro di Milano, unica al top, mentre Roma si ferma a 26.215 euro. Ma Morelli – membro del gruppo ‘Spaghetti Open Data’ in cui sviluppatori, funzionari pubblici e appassionati utilizzano le loro competenze per elaborare i dati e diffonderli al pubblico – ha anche elaborato un secondo grafico per evidenziare il cosiddetto ‘coefficiente di Gini’, che mostra la distribuzione della ricchezza all’interno dello stesso comune.

“Se l’indice di Gini e’ 0 – scrive Morelli nel suo blog – allora la ricchezza e’ distribuita in modo uguale a tutte le persone, se e’ uguale a 1 allora e’ il caso limite in cui una persona ha tutto e gli altri non hanno niente”. Un fenomeno peraltro che – secondo un recente studio dell’Ocse – è particolarmente evidente in Italia, uno tra i Paesi con le maggiori diseguaglianze di reddito. E da questa seconda elaborazione E in questa seconda elaborazione – in cui si esaminano le fasce di reddito dei singoli comuni in rapporto a quella con contribuenti che dichiarano più di 120.000 Euro annui – non mancano le sorprese. I posti dove ci sono poche persone molto più ricche della media dei loro compaesani mostra ai primi posti i comuni di Lenno (con 2 milioni di euro pro-capite annuali per i super-ricchi) Lajatico (dove vive il cantante Andrea Bocelli) Agordo (quartier generale di Luxottica) e Tavullia (paese di Valentino Rossi).

Carlo Pareto

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