sabato, 16 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Quell’emozione forte di quarant’anni fa
Pubblicato il 12-05-2014


Ricordo bene quella mia telefonata alla direzione del PSI dagli uffici della federazione di Reggio Emilia, dove ricoprivo l’incarico di segretario della Fgsi. Mi rispose un telefonista che in romanesco mi urlò: “Stanno tutti a festeggià a Piazza Navona”. Era la sera inoltrata del 13 maggio 1974. Ed erano arrivati i risultati del referendum sulla legge Fortuna-Baslini. La vittoria era chiarissima e superava le più rosee previsioni, sfiorando il 60 per cento. Era in fondo, soprattutto, una vittoria nostra, la prima grande vittoria del socialismo liberale. E questo almeno per due motivi. Il primo era inerente la nostra storia.

Il primo presentatore di una proposta di legge sul divorzio era stato un deputato socialista reggiano nel 1901, quell’Alberto Borciani, di professione avvocato, che era stato anche sindaco della città. Dal 1901 al 1971 erano trascorsi settant’anni e l’Italia era rimasta l’unico paese dell’Europa senza alcuna legge che regolasse la materia. Una vergogna. Noi socialisti eravamo da tempo all’avanguardia su questo terreno, quello della laicità (Psi e Psdi erano stati gli unici a votare contro l’introduzione dei Patti lateranensi in Costituzione) e da tempo radicali e socialisti erano impegnati a sostenere la legge sul divorzio, con iniziative e convegni, sit-in e cartelli che Marco Pannella e i suoi avevano spesso organizzato.

Il secondo motivo era ancora più esplicito. La legge l’aveva voluta e firmata un socialista, Loris Fortuna, che da tempo aveva formato coi radicali la Lid (Lega italiana per il divorzio). E il Psi era il partito più impegnato a sostenerla, nonostante fosse al governo con la Dc. Anzi, la Dc di Fanfani aveva concesso la possibilità che i partiti alleati si attenessero alle loro convinzioni etiche, chiedendo solo il referendum abrogativo. Paradossalmente erano i comunisti quelli più prudenti, quasi sospettosi che altre culture potessero insidiare la loro, fondata proprio sulla necessità di un accordo col mondo cattolico che temevano di compromettere con battaglie laiche.

La preoccupazione del Pci, che si mosse per evitare il referendum con una vergognosa proposta della deputata Carrettoni, era quella di non creare impedimenti al suo avvicinamento al governo, proprio l’anno dopo del lancio da parte di Berlinguer della strategia del compromesso storico. Per questo la battaglia era soprattutto nostra. Ricordo che Domenico Modugno volle dedicarci la sua magnifica canzone, che diceva: “Il nostro anniversario non e’ sul calendario perché di matrimonio non si parla tra noi due. Diverso e’ il tuo cognome, ma uguale abbiamo il nome, noi ci chiamiamo amore tutti e due. Amore senza data, senza cartabollata, ti sposo ogni mattina e tu rispondi sempre si. Il nostro anniversario e’ tutto il calendario pieno di feste senza lunedi”.

Lo cantavamo per le piazze e le vie, orgogliosi di essere laici, tolleranti, socialisti. Per la liberta di scegliere e di ricostruire una famiglia. Per la libertà di amare e di sbagliare. Perché di un vincolo eterno e senza amore un laico non sa che farsene. Anche la vittoria fu soprattuto nostra. Anche se le vittorie, come si sa, hanno molti padri. Il nostro Fortuna iniziò subito l’altra grande battaglia laica e di civiltà e cioè quella per la legalizzazione dell’aborto. Anche questa fu una battaglia dei socialisti. Una battaglia contro le morti clandestine di tante donne, per la maternità e la paternità consapevoli. Sono passati quarant’anni e credo che sia giusto ricordare, anche ai più giovani, la nostra storia, la nostra bella storia, la storia dei socialisti italiani. C’è stato un momento in cui pareva che noi dovessimo vergognarci anche dei nostri meriti. No, di queste nostre vittorie di libertà assieme alle tante battaglie vinte per la giustizia sociale, noi siamo orgogliosi. E le ricordiamo con una forte emozione.

 

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Commenti all'articolo
  1. Grazie Direttore, per il ricordo quasi commovente.
    Fa riflettere anche la supponenza e l’arroganza dei ritardatari.
    Si veda l’intervista di Carlo Patrignani (Lombardi e il Fenicottero) alla “…sostenitrice del divorzio e dell’aborto…” (sic!)Tullia Carettoni dove si legge: “Longo fu dalla nostra parte quando in ballo c’erano il divorzio e l’aborto — prosegue divertita la Carettoni — non ha mai avuto dubbi sulla giustezza di quelle battaglie di civiltà, per la libertà individuale e l’autodeterminazione della donna, mentre con la Jotti dovemmo sudare le proverbiali sette camicie e anche con Enrico Berlinguer, per convincerlo a star tranquillo, perché su entrambe le questioni le donne sarebbero state dalla nostra parte e così consegnammo al paese la vittoria del “No” al referendum sul divorzio e la legge 194 sull’aborto…”.
    Per rimediare all’ulcera che può provocare la lettura della Carettoni suggerisco “Il Pci e il divorzio” di Michele Lembo (http://www.radioradicale.it/il-pci-e-il-divorzio).

  2. Ricordiamoci di questi eventi , ricordiamoci di quanto sapemmo essere forza di cambiamento e civiltà , ragioniamo su quanto siamo ora e su quanto invece l’Italia avrebbe bisogno di un PSI all’altezza di quelle battaglie.
    Compagno Maurizio Molinari

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