sabato, 21 ottobre 2017
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Opinioni e commenti
 

Recessione a cinque stelle
Pubblicato il 17-05-2014


Su una cosa Matteo Renzi ha sicuramente ragione. Grillo scommette sul peggio. E interpreta con le sue urla la sfiducia e la rabbia degli italiani. Anzi, la accresce con i suoi show. Il problema è che il peggio non lo partorisce Grillo, ma l’Italia. La recessione, grande alleata dei Cinque stelle, ma anche della Lega e di Fratelli d’Italia, che vedono nell’Europa l’origine dei nostri mali, è ancora viva. Il bilancio dei primi tre mesi del 2014 è tornato negativo, con un meno 0,1. Non dicevano che il peggio era passato? No, siamo ancora fermi, anzi siamo ancora sotto. Mentre perfino la Spagna dà segni di ripresa tangibili, e perfino la Grecia sta meglio di noi.

Cos’é che non funziona? Qual’è la malattia italiana? Sicuramente il debito pubblico, accumulato negli anni e irrobustito in questo ventennio nero, non solo a causa degli alti interessi, ma anche e sopratutto della mancata crescita. Ma non basta. Perché l’economia italiana non riprende, perché le nostre industrie faticano a essere competitive sui mercati? Paghiamo i debiti della pubblica amministrazione e magari allentiamo i vincoli europei sugli investimenti. Basterà? A mio avviso c’è un elemento strutturale di ritardo. E lo possiamo individuare nella nostra bassa produttività rispetto a quella tedesca e alla media europea. Questo non dipende solo dal lavoro, ma anche dalla qualità del lavoro, e soprattuto dalla sua evoluzione verso nuove e più sofisticate tecnologie. Il grande tema del rapporto tra macchine e occupazione, che fece scattare alla fine dell’Ottocento il movimento luddista, é ancora attuale.

Molte attività umane stanno scomparendo o sono scomparse del tutto e noi facciamo finta di niente. Non ci accorgiamo di come il lavoro, sarebbe meglio dire, per parafrasare Marco Biagi, i lavori, siano in costante evoluzione. Ricostruiamo diritti e valori sulla base dei dogmi di cinquant’anni fa. E non facciamo nulla per facilitare un cambiamento che fotografi la nuova situazione e anticipi il futuro. In Germania lo sforzo è stato fatto e sta producendo i suoi frutti, in Spagna hanno usato metodi diversi e più duri, ma la situazione è in netto miglioramento. In Italia parliamo solo degli ottanta euro e dello stipendio dei politici e dei manager.

Non ci accorgiamo che i problemi sono altri e riguardano una vera e propria rivoluzione del mercato del lavoro, della produttività, dei diritti e dei doveri, che la politica e il sindacato, e forse anche una parte del mondo produttivo, non vogliono affrontare. Così tutti lavorano per Grillo. Certo gli scandali, Genovese, l’Expò, non aiutano. Ma è ancora l’economia a prevalere. Non bisogna scomodare Marx, basta leggersi Luciano Cafagna e il suo bel libro sul Tangentopoli, quando afferma “quando esplode una questione morale è perché esiste una questione economica”. Il voto a Grillo è quello che nasce dalle nostre inadempienze.

 

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Commenti all'articolo
  1. Finchè il PSI resta a percentuali non paragonabili alla sua storia ed al suo progetto, finchè il PD continua a dilaniarsi nel sue perenne conflitto interno fatto di poca politica e di tanto personalismo, finchè il massimalismo continuerà a fare i danni che ha sempre fatto nella sua storia, finchè il sindacato non riuscirà a capire qual è il suo vero ruolo sociale per un futuro di garanzie per tutti, il nostro Paese non riuscirà ad uscire da quell’immobilismo e da quell’assenza di progettualità che rappresenta quasi una condanna.

  2. Forse dovremmo ragionare sul fatto che in Italia non si investe più. Si legge con sempre maggior frequenza che le nostre imprese vengono cedute a capitali stranieri. Per cifre notevoli.
    Ecco: cosa ci fanno gli imprenditori (ex?) che riscuotono queste cifre con gli euro incassati? Certamente non li reinvestono. E se non sai reinveste non c’è ripresa.
    Poi: chi è che ci vuole ridurre a “giardino de lo imperio”? Stanno dicendo tutti che la ricchezza dell’Italia è nelle nostre eccellenze (arte, cibo, bellezza…). Si, ma se l’Italia la vogliono ridurre così, quanti ne campa a “pizza e mandolino”????
    Senza una politica industriale il reddito non cresce a dovere; ma nessuno parla di questo. Lo stesso Renzi, bontà sua, punta su provvedimenti marginali, anche se giusti (gli 80 euro, il “renzino” monetario) che possono dar fiato ai consumi e punitivi per i lavoratori (la precarizzazione triennale a 5 tappe). Ma non ha una vera politica economica di fronte. In verità il Gutgeld non gli ha suggerito nulla in merito).

  3. La fine della prima Repubblica, la distruzione degli strumenti di partecipazione, il crollo della progettualità, la fretta di fare un’unione Europea senza una Carta costituzionale, la scaltrezza e la furberia dei grandi monopoli, una globalizzazione che avanza e che distrugge qualsiasi rapporto di equilibrio che esisteva fra Stati forti e Stati meno forti hanno creato delle nuove frontiere economiche che stanno massacrando il nostro Paese, senza nuove idee, senza nuove organizzazioni, il personalismo, le corporazioni si impadroniranno di questa povera Europa e chi pagherà saranno sempre la parte più debole dei Popoli

  4. Certamente il problema é quello della produttività, ma é un problema che ha molte cause : le due principali credo che siano la scuola, che non produce abbastanza personale qualificato ( a tuti i livelli) per immettere nel sistema Italia più qualità , il peso fiscale, che soffoca le imprese italiane e impedisce investimenti esteri : entrambi i problemi sono figli di una società fatta di un sovrapporsi di corporazioni, interessi organizzati, piccoli e grandi privilegi che é indispensabile abbattere , altrimenti siamo destinati a un graduale e inesorabile declino. Questi privilegi fanno sì, per esempio, che in Italia , con 800 e più miliardi di spesa pubblica sia difficile tagliarne poche unità per finanziare i famosi 80 €, figuriamoci per abbattere il debito pubblico.

  5. Mauro,la tua analisi è più che condivisibile e purtroppo i gruppi dirigenti dei partiti non ci sono più.Di fronte ad una rivoluzione epocale,che fa parte dei cicli storici dell’umanità,nessuno è in grado di guardare al prossimo futuro per prepararsi ad affrontarlo con le più opportune iniziative per il bene della collettività che vive oramai in un contesto globale.

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