sabato, 21 ottobre 2017
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Opinioni e commenti
 

Riscoprendo Beethoven con il pianoforte del grande Zimerman
Pubblicato il 28-05-2014


Krystian ZimermanFinalmente di ritorno dopo un serio infortunio alla mano, vediamo nuovamente ospite delle serate ceciliane Krystian Zimerman, uno dei migliori pianisti ancora viventi. Iniziato lo studio del pianoforte sotto la guida del padre; ha debuttato come bambino prodigio in una trasmissione della televisione polacca a sei anni e a sette ha cominciato a studiare con il professore Andrzej Jasinski, diplomandosi quattordici anni dopo. A soli diciotto anni, la vittoria al celebre Concorso Chopin di Varsavia gli conferì immediata fama mondiale e sancì l’inizio di una brillante carriera sino al 1976 ove debuttò con la Berliner Philharmoniker diretta da Herbert Von Karajan. Ha acquisito nei seguenti anni un vasto repertorio che lo ha portato a divenire uno tra i più rinomati pianisti del nostro secolo. Attentissimo studioso della partitura, elabora e metabolizza lungamente le opere che prepara, attendendo anche parecchi anni prima di sentirsi realmente in grado di offrirne una sua lettura appropriata. Alla tecnica perfetta, dal suono elegante e raffinatissimo e dal gesto sobrio ed compassato, accompagna la sua profonda conoscenza dei particolari costruttivi del pianoforte.

Per il suo ritorno a Roma si è esibito in tre sonate di Ludwig van Beethoven (Sonata op. 109, 110 e 111). Beethoven scrisse le ultime sonate tra il 1819 e il 1822, dopo aver quasi perso completamente l’udito. Nonostante questo impedimento, con la sola forza della sensibilità, riuscì a comporre partiture di una bellezza ed intimità uniche. L’irresistibile tendenza dell’autore a raccontarsi espressamente attraverso i suoni del pianoforte giunge al culmine con questi brani, così diversi eppure così integrati tra loro, come se costituissero gli ultimi tre capitoli di uno stesso libro. Beethoven qui capovolge totalmente la forma sonata, ne trasfigura gli aspetti logici, recupera forme tipiche del passato, come la fuga, e ci riconsegna dei pezzi introspettivi, dei classici, pieni di significato ancora oggi.

Alessandro Munelli

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