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Opinioni e commenti
 

Sardegna: la Giunta Pigliaru è costata tre milioni di euro
Pubblicato il 05-05-2014


Giunta-Francesco-PigliaruLa Regione Sardegna ha la media nazionale, come regione, più alta nei numeri di disoccupazione. Un sardo su tre non ha un lavoro. Tanti giovani laureati con capacità provate, con la specifica competenza data dal titolo di studio, mai applicate direttamente nel lavoro. A ben leggere l’articolo pubblicato a pagina due del quotidiano regionale “Unione Sarda” è impressionante la cifra che è spesa all’anno per “mantenere” lo staff della giunta regionale; tre milioni di euro. Avete capito bene tre milioni di euro. Qualcuno potrebbe replicare che è normale, che comunque la giunta, qualsiasi giunta, di qualsiasi colore, si è sempre avvalsa delle collaborazioni di consulenti e segretari particolari. Su questo non ci piove. Potrebbe (rilevo il condizionale) non esserci nulla da obiettare, ma, non è del tutto vero o quantomeno non è del tutto limpido e trasparente come sembra. Intanto corrisponde al vero, e sembra che nessuno voglio ammetterlo, che tanti dei nomi riportati sono esponenti di partito anche con cariche regionali e nazionali.

Gente che aveva già un lavoro di tipo dipendente o autonomo. Gente che in un momento di crisi come quello attuale ha ben pensato di “cambiare” lavoro fregandosene letteralmente del buon senso e della ragione. Ci sarebbe da aprire una bella inchiesta se solo la magistratura volesse, per comprendere con quale criterio, se non quello delle decisioni in sede di accordi pre-elettorali, sono stati nominati segretari particolari e consulenti. Soprattutto quelli in assessorati strategici per la nostra economia isolana. Agli occhi della gente comune, spesso non troppo attenta alle azioni dentro i partiti, tanti di quei nomi riportati nell’articolo non diranno nulla. I più arguti possono verificare, chi sono e quali siano i loro trascorsi, con una semplice ricerca web.

Lo ricordavo ieri, mentre con un mio collega di sventura disoccupato toccavamo proprio l’argomento in questione. Ha rilevato – “Aspetta che pubblichino i nomi dello staff d’oro, ne vedremmo delle belle”. Gli ho risposto – “Da socialista quale sono mi torna in mente Pietro Nenni quando nei suoi comizi amava dire – esser socialisti significa portare avanti chi è nato indietro”. Qua, in questi nomi, vedo poco del significato applicato di questo pensiero. Vedo e leggo solo l’interesse di uomini di partito a portare avanti se stessi e nient’altro. Tante di queste persone dovrebbero inchinare la testa quando passano davanti ad un padre o una madre di famiglia che attende da tanto un lavoro dignitoso. Soprattutto avrebbero dovuto ringraziare di aver già un lavoro. Sono certa che queste persone neppure avranno da obbiettare se tanti sardi sceglieranno il prossimo 25 Maggio di astenersi dal voto. Infondo, credo, a loro proprio non importi nulla se tanti bruceranno il loro certificato elettorale. Il contentino l’hanno avuto. Piccolo.

Tre milioni di euro all’anno per gente che probabilmente non sa nemmeno la differenza tra mobilità in deroga e cassaintegrazione, tanto per citare un esempio, alla voce ammortizzatori sociali. Giusto per capirci meglio – “Un sardo su dieci, neonati compresi, vive di ammortizzatori sociali. Sono oltre 150 mila, infatti, le persone in cassa integrazione (nelle sue varie forme), in mobilità (ordinaria o in deroga), o che ricevono assegni di disoccupazione o di solidarietà. Un numero che aumenta esponenzialmente ogni mese, soprattutto nel terziario, come certifica la Cgil – sulla base delle rilevazione dell’Inps – che parla di «esplosione» delle richieste a marzo. In un mese c’è stato un aumento a doppia cifra in tutta Italia e la Sardegna, naturalmente, è in cima alle classifiche.

Rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, nell’isola le richieste di cassa integrazione ordinaria (Cigo) sono aumentate del 29,94%, le istanze di quella in deroga (Cigd)del 31,68% mentre sono calate (-17,71%) solo quelle di cassa integrazione straordinaria (Cigs). Complessivamente i lavoratori in Cigo sono oltre 17 mila, 8500 dei quali a zero ore; 28.500 quelli che ricevono l’assegno di cassa integrazione o mobilità in deroga. Persone a cui spetta uno stipendio massimo di circa 850 euro che cala ad ogni proroga sino a un minimo di 350 euro attestandosi mediamente sui 630 euro mensili. In realtà 13 mila lavoratori non hanno ancora ricevuto i soldi del 2013.” –  Altro che – “una banana contro il razzismo” – Benvenuti nell’isola degli sprechi e degli insulti alla coerenza e al buon senso. Un’isola con l’economia  morta  già da tempo, un’isola  dove all’economia non si può fare neppure il funerale.

A.So.

* Fonte dati CGIL

 

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Commenti all'articolo
  1. …poi…., strano ma vero ci sono quelli come me che non hanno, pur avendo anni e anni di contributi e ormai 58 anni, NESSUN SUSSIDIO ne AIUTO! capisci? ma nulla è più ingiusto e iniquo del nostro BELpaese, perchè sai carissimo il “fatti li cazzi tui” non è piu possibile pensarlo…e allora ti incazzi…ti incazzi perchè parli con gente che è dall’età di 40 anni in pensione o vieni a sapere che ci sono piloti o hostess alitalia assunti da pochissimi anni che sono in cassa integrazione da quasi 10 anni a 5.000/2.000 euro mensili, e allora ti chiedi ma dove c.a.z.z.o vivo?

  2. noi giovani siamo afflitti ed estenuati dalla continua ricerca di lavoro che non giunge. Credo anche, però, che bisogna smetterla con questo atteggiamento negativo e di insulto ai nuovi giovani che si affacciano nel mondo del lavoro politico. Comprendo la rabbia, la delusione, però offendere chi, ha sudato e ha svolto qualunque altro tipo di lavoro quando quello indicato dagli studi non era possibile, non è la via che ci porterà alla crescita egualitaria. Secondo dati Eurostat 2013, poi, le prime regioni con maggior tasso di disoccupazione sono Campania, Calabria e Sicilia, seguita da Sardegna e Puglia. Non voglio far polemiche, solo sperare in atteggiamenti collaborativi e non competitivi, ché altrimenti non ci rialzeremo mai.

  3. Credo davvero che ci siano tanti giovani in giro con le caratteristiche che richiedere esser un segretario particolare e/o un consulente ma, a ben vedere, non avranno mai questa opportunità anche per via del fatto che a decidere sono gli altri organi dei partiti, tutti. Infine non è polemica, è la realtà dei fatti. Chi vive dentro un partito sa benissimo quali sono le “regole” di questi incarichi.

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