domenica, 17 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Se io parlo e scrivo è perché vi voglio bene
Pubblicato il 31-05-2014


Lasciatemelo dire. Cerco di trovare una soluzione possibile per la nostra storia, per i nostri valori, per i nostri programmi. Sulla storia potrebbe anche bastare l’affermazione di Goffredo Bettini al nostro festival di Grosseto. Certo se ci riconoscessero davvero che noi abbiamo avuto ragione, porterebbero nelle sezioni del Pd le foto di Berlinguer e di Moro e non quelle di Turati, Saragat, Nenni, e non voglio dire Craxi? Sulla storia c’è ancora molto da chiarire e per la storia è giusto non morire. Ma non basta. Sui valori abbiamo forse una diversità sul tema della laicità e della giustizia? Vedremo. Prendiamo intanto atto che Renzi ha inserito il suo partito nel socialismo europeo. E il Pd ha approvato il divorzio breve. Vedremo che cosa succederà sul testamento biologico mentre sull’eterologa ha deciso la Corte. Renzi annuncia anche la riforma della giustizia. Se conterrà o meno la separazione della carriere sapremo anche la distanza che ci separa da lui.

Qualche caro compagno sostiene che il Psi dovrebbe esistere a prescindere da tutto e questo è ragionamento che non condivido. La politica esiste prima del partito. E se la politica non c’è non può esistere partito. Anzi, io penso che la coerenza debba essere individuata con la politica, non con il partito. Invece sono in tanti che ragionano esclusivamente in base al rimpianto. La nostra comunità si compone generalmente di ex aderenti a un partito che non esiste più da vent’anni. E non si capisce perché dovrebbe esistere oggi se non esistono più tutti i partiti di vent’anni fa. Non basta sognare il passato per riviverlo oggi. E non basta avere avuto ragione nella storia per diventare protagonisti nella politica.

Sto cercando di individuare una via. É forse vero quel che sostiene Franco Ruvinetti, che nel Pd c’è stato. E cioè che Renzi e compagnia non sanno che farsene di noi. Eppure è vero che Renzi ha nominato Nencini vice ministro mentre Letta no. È pur vero che nei comuni il nostro sostegno è stato a volte determinante e i nostri eletti sono numerosi. Ed è altresì vero che lo spirito collaborativo in molte realtà non manca. Tuttavia metto nel conto anche questa difficoltà. Mi chiedo se non valga la pena metterci il naso e verificare col carico delle nostre ragioni storiche e ideali, col condizionamento dei nostri valori e programmi. L’alternativa è la splendida e mortale solitudine. Un braccio di debolezza perso in partenza.

Qualcuno pare sostenga che con più coraggio, più determinazione, magari anche con un gruppo dirigente diverso, sarebbe un’altra cosa. E secondo me confonde un simbolo con una funzione politica. Quest’ultima dovrebbe essere praticabile in un sistema politico così semplificato e dove la diversità italiana è stata annullata con la scelta socialista europea di Renzi. I gruppi dirigenti socialisti di questi vent’anni sono stati vari. Un po’ figli del vecchio Psi come De Michelis, Martelli, Intini, un po’ relativamente giovani come Boselli, Nencini. C’era di meglio? Perché qualcuno non si è fatto avanti? Le iscrizioni sono libere, i congressi democratici.

Dovremmo creare un soggetto a fianco di Sel che si sta spaccando? E per dire cosa? Che ha ragione la Cgil? Che non va fatta un riforma del mercato del lavoro come voleva il nostro Marco Biagi? Non ci sto. Continuo a pensare che l’unica via, per quanto lastricata di sale, sia quella che ho prospettato. Se fallirà magari ancora prima di cominciare non sarà una buona cosa. Ne prenderemo atto. Per quanto mi riguarda tutto quello che sto facendo, gratuitamente, lo faccio per la nostra comunità, per l’affetto e solidarietà che mi legano a chi assieme a me ha sofferto e sperato. Ha lottato e resistito anche nei momenti più tragici. Per trovare un approdo per tutti che assicuri il rispetto e la gratitudine che insieme meritiamo.

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Commenti all'articolo
  1. Caro Del Bue credo che tutti ci vogliamo un gran bene, e discutiamo liberamente senza secondi fini proprio perchè vogliamo un gran bene anche alla nostra storia. Io personalmente il minestrone politico di Renzi non lo vedo come il futuro della sinistra nel nostro Paese alla luce della grossa fetta di elettorato con tendenza al cambiamento e con l’elevato astensionismo, dalla fine della cosidetta prima Repubblica tante sono state le nuove aggregazioni che nate da minestroni sono esplose e poi miseramente svanite, ricreate, sempre con alla base non programmi di sviluppo e lungimiranti ma spettacoli pubblicitari immediati alla ricerca di un facile consenso personale. La nuova aggregazione della sinistra italiana dovrà rinascere dai territori, dai loro bisogni, da un lavoro sicuro, uno stato sociale nuovo, una politica che oltre a dire come si suddivide la ricchezza dica con chiarezza anche come produrla valorizzando le straordinarie intuizioni del socialismo riformista nel Paese dal dopoguerra agli anni ’90.

  2. Caro direttore, non ho il piacere di conoscerla personalmente, ma ricambio “affetto e solidarietà”. Credo che la sua linea sia la sola percorribile, pur essendo io uno che tiene sempre “un piede nel passato”, per dirla con Bertoli, ma anche “lo sguardo dritto e aperto nel futuro”. Saluti socialisti! Psi Sant’Angelo in Vado.

  3. Caro Mauro, proprio ora ho sentito la Gelimini rilanciare l’idea dell’elezione diretta del Presidente della Repubblica e di raccogliere firme popolari al proposito. Io l’ho proposto a tutti in questi anni, ma da nessuna parte ho trovato amici e compagni disposti a combattere questa battaglia. Si tratta di un cambio radicale della nostra forma di governo così come l’avevamo pensata, giustamente, negli anni ottanta e che mantiene intatta tutta la sua attualità e necessità Renzi si o Renzi no. Non ti pare il caso che anche noi facciamo una scelta e una battaglia popolare? Così si produce il cambiamento e che sia Forza Italia a farsene carico a me non interessa; mi interessa invece tornare a combattere per qualcosa che era nostro, che era parte decisiva di quel “riformismo moderno” di cui fummo campioni e anticipatori dal 1982 in poi.

  4. “Non basta sognare il passato per riviverlo oggi”, GRANDE affermazione. Oggi però raccogliamo i frutti di vent’anni della nostra cancellazione nel quadro politico nazionale, e l’aumento dell’astenzionismo dal voto prefigura o la rassegnazione o che dei politici si sa che farsene. Anzi se ne farebbe volentieri a meno, anche Renzi vuole diminuire i costi diminuendo i seggi parlamentari. Da qui la rincorsa a lisciare questa massa crescente di truppe, che definire populismo questo fenomeno, è pura retorica. Dalche se ne deduce che quelli che restano sono o degli interessati in prima persona, o come molti di noi socialisti portatori di tradizioni, costumi, valori e anche utopisti che nulla hanno a che fare con questa corrente di pensiero.

  5. Io credo direttore che i socialisti di errori in questi anni ne hanno fatto parecchi ma, uno dei più grandi è stato quello di quei socialisti che hanno abbandonato il partito l’idea, la lotta, o trincerandosi nei DS, come hanno fatto in tanti in Calabria, in quanto non hanno avuto il coraggio di stare nel partito dopo la nota vicenda di tangentopoli, o addirittura passando senza vergogna, armi e bagagli con Berlusconi. Per quanto riguarda poi le vecchie intuizioni di Craxi e Martelli mi vengono ad esempio in mente “meriti e bisogni” hanno trovato ascolto secondo Lei direttore in questi anni queste intuizione Io credo di no. Nè sul piano dei diritti civili, né sul piano della giustizia, né in campo economico né in quello sociale. In questi ultimi quattri anni i ricchi sono diventati sempre più ricchi i poveri sempre poveri. La crisi sostanzialmente è stata scaricata, anche dal PD sui meno abbienti. Appena i 10% dei cittadini Italiani detiene il 505 del’intera ricchezza nazionale. Con l’attuale PD questa forbice si divaricherà sempre di più in quanto sul carro dell’ex democristiano Renzi, sono saliti tutti quanti compresi quelli che con il socialismo non hanno nulla da spartire. Io sono convinto invece che anche se isocialisti non esistono più come partito la nostra società a sostanzialmente bisogno dei valori e delle idee socialiste in quanto le disuguaglianze aumentano giorno dopo giorno anzichè diminuire

  6. Carissimo Mauro, come al solito la tua analisi è lucida, spietata, ma realistica. Forse in misura assai minore anche molti attivisti di base, tutto quello che fanno, lo fanno gratutitamente e sono perfettamente in linea con le tue sofferenze e i tuoi sentimenti. Come tu dici non si può continuare ad andare avanti con la testa rivola all’indietro perchè prima o poi si va a sbattere e noi l’abbiamo fatto più volte. La nostra lotta per quegli ideali socialisti e riformisti non è mai venuta meno e ritengo ancora che giorni migliori ci aspettino se sapremo continuare con fermezza la nostra azione con le nostre idee riformatrici perchè è l’Italia che ce lo chiede. La politica tu centri il nocciolo del probema quando dici ” La politica esiste prima del partito. E se la politica non c’è non può esistere partito. Anzi, io penso che la coerenza debba essere individuata con la politica, non con il partito”. A mio avviso il partito è un mezzo che un tempo era molto efficace per veicolare la politica per la conoscenza di tutti ed io sono ancora legato a quel sistema per parlare di noi, dei nostri progetti, dei rapporti con gli altri con un continuo confronto. Sono alresì convinto che la situazione politica non è statica, ma in continua evoluzione e cambiamenti ancor più oggi evidenti, perchè gli elettori non sono più così fideilizzati come un tempo, ma valutano chi gli dà una concreta speranza di cambiamento per una vita migliore. Noi possiamo ancora farlo intercettando queste speranze per una giusta ridistribuzione della ricchezza valutando attentamente quella marea di elettori che non vanno neanche più a votare almeno quelli che sono a noi vicini. Certamente la nostra organizzazione partitica e il nostro impegno deve cambiare agendo sui territori con una classe dirigente che sappia anche delegare i tanti socialisti locali per intercettare quei bisogni e quei meriti che da tempo abbiamo messo sul tavolo. Infine credo anche che tanti siano quei socialisti abulici, che se ne stanno in disparteed abbiano solo bisogno di stimoli nuovi che noi dobbiamo essere in grado di dare.

  7. E’ notorio che nel PD non c’è traccia del PSI. Il PD e Renzi ricordano sempre le origini PCI e DC.
    Il motivo é, diciamo, che il PSI non ha aderito all costruzione del PD.
    Entrarci oggi é ovviamento molto peggio, si sconta un ritardo, non si hanno argomenti, ci si fa tuer come direbbero i francesi.
    Solo questo basterebbe a sconsigliare una strategia di confluenza.
    Quanto alla organizzazione, immaginiamo le conseguenze: smantellamento totale.
    Quanto ai valori: ci sono zone non coperte dal PD. Cominciamo da li, e non parlo dei diritti civili. Ci sono tanti temi, anche da riprendere dalle socialdemocrazie europee e dai verdi.
    Quanto alla storia ed all’identità, se questo PSI confluisce in un partito che non ha nessun collegamento con il PSI, significherà stilare il certificato di fine di una storia politica lunga 100 anni. Chi se ne assumerà la responsabilità?
    L’identità, temi nuovi, volti nuovi.

  8. Caro Mauro, non so se la strada che indichi sia quella giusta, per lo meno ha il pregio di essere chiara. Sei trai i pochissimi se non l’unico che lo fa e per questo ti ringrazio di cuore anche a nome dei tantissimi compagni che faticano ad orientarsi in questo momento forse decisivo della nostra storia.

  9. MA L’IDEA NON MUORE: NON BASTA
    Dice il Talmud che un mezza verità è una bugia intera. L’autonomia del PSI non vive se non rinasce una cultura politica e programmatica socialista, che non può essere un’operazione puramente intellettuale, anzi mentale, ma una scelta politica. Tuttavia la scelta politica richiede che ci siano le condizioni. La prima è l’estensione e non il restringimento degli spazi democratici. Non abbiamo fatto battaglie forti continuate nel tempo contro la deriva maggioritaria e il

    rafforzamento degli esecutivi. Il voto a favore dell’Italicum non è cancellato da un ordine del giorno del CN . Nella battaglia giudiziaria contro il porcellum, il lombardellum e la legge elettorale europea il PSI nazionale è stato totalmente assente. Se sono stato sentito ufficialmente il Prima Commissione Camera è stato per iniziativa autonoma e senza contropartite del Gruppo SEL alla Camera: non so se il PSI abbia mandato qualcuno o nessuno. Soltanto l’Avantionline ha sostenuto la mia iniziativa. Quando penso al PSI non lo vedo come la ridotta in cui si devono asserragliare gli ultimi socialisti, come fossero quei soldati giapponesi che, sperduti nel Pacifico, non sapevano che l’imperatore si era arreso. I socialisti sono più numerosi degli iscritti al PSI e sicuramente più veri di tanti che figuravano presenti ad assemblee “volatili”. Il PSI per la sua storia e l’appartenenza al PSE era, ora col PD membro maggiore del PSE chissà, il nucleo più autorevole per un’aggregazione dell’area socialista, che rispondeva ad esigenze diffuse anche nel PD e in SEL. Nel 2013 vi era l’occasione per una presenza nelle liste, che un Tabacci ha avuto il coraggio di fare. Altra occasione erano le Europee, bastava avere il coraggio dei Verdi e contare sul PSE. Certo che c’è il 4% ma nel paese c’era una battaglia guidata da un socialista, in cui altri hanno creduto. Se il ricorso è accorto entreranno non solo Fratelli d’Italia, a anche Verdi e Scelta Civica. Nulla è garantito, ma se una battaglia è giusta si fa. L’assurdo è che si son fatte altre scelte, ma senza crederci. Candidati nel PD allora si doveva creare un movimento intorno alla scelta dei candidati, gestita invece nel più rigoroso silenzio. Si è anche avanzata l’ipotesi che se si lanciava una candidatura forte il PD non avrebbe dato il posto in lista. Il patto federativo può essere un’idea ma allora bisognava accelerare mettendolo subito alla prova in queste regionali e amministrative. Ora sono di nuovo sul piatto l’Italicum e la riforma del Titolo V e dintorni. ne facciamo una cartina di tornasole dei rapporti politici con il PD investendo tutte le forze democratiche o chiederemo un sottosegretario in cambio del nostro silenzio?

    Felice C. Besostri

    393 9229 493

  10. si può anche non essere d’accordo con quanto dice Del Bue ma è stato chiaro ! e non è poco. Molto probabile che il PD non sa che farsene del PSI (vedi Firenze dove il precedetne assessore alla cultura è stato sostituito senza un perché e senza discussioni) , in altre situazioni a livello locale non è così. quindi che si fa ? restare in perfetta solitudine e isolamento, richiedendo continuamente le dimissioni del segretario, ci porta all’autodistruzione (ci sono molti specialisti in questi ultimi periodi), oppure si vaneggia continuamente di costituenti socialiste per la rifondazione del PSI. Realisticamente un PSI al 3% (esageriamoooo!!) quando ci sarà ?? saluti a tutti

  11. Salve. Riflettendo credo che sia giusto ciò che afferma Mauro perché non è importante avere un simbolo ma in un epoca di cambiamento della politica dopo anni che si parlava di bipartitismo e cambiamento del sistema elettorale si deve considerare il bene dell’Italia la sua collocazione in Europa, un Europa dei diritti e del lavoro, della crescita. I socialisti devono difendere le loro idee e in un partito nuovo come il PD tutti possono esprimere le loro idee e contaminare con le proprie i compagni di partito. Vari iscritti del PD apprezzano e ricordano le figure di Berlinguer e Moro, penso che vari iscritti non amino la
    Jobs act. Io ricordo che Fassina e Cuperlo hanno una collocazione nella minoranza,essa è riuscita a modificare il
    testo del DL34 del 2014. Io credo sia giusto difendere i diritti dei lavoratori, perché le manifestazioni continuano. I nostri figli saranno sempre più poveri, è aumentata la percentuale dei poveri, ma cesserà..? Credo sia giusto pensare al progresso economico dei lavoratori, i consumi sostengono le imprese ma un precario spende sicuramente poco. Il libero mercato e la liberalizzazione del mercato del lavoro non è servita al progresso economico come ho detto tempo fa ci vuole innovazione tecnologica, il successo dei prodotti italiani è legato alla professionalità dei lavoratori non al precariato, apprendistato formativo veramente per lavoro a tempo indeterminato.
    Spero che ora che ha avuto un buon successo non si faccia condizionare il nostro fantastico Renzi.

  12. Ah, gli italiani!
    Renzi ha preso il 41% del 58% degli italiani e tutti corrono a soccorso del vincitore.
    I socialisti sono ai margini della politica.Forse è necessario scordarsi il passato (a volte glorioso, ma non sempre) e mettere in campo le idee, se ci sono. Renzi ha l’aria di basarsi su finanziamento dei consumi con deficit e tagli alla spesa e cannibalizzazione dei lavoratori, nella speranza che vengano investitori esteri.
    Qualcosa c’è: arabi per alitalia, indiani per Piombino, e così via. finora però, non appena gli utili scendono al di sotto del desiderato gli investitori esteri chiudono dalla sera al mattino.
    In più lo sviluppo tecnologico mangia i posti di lavoro.
    I socialisti si cimentino con questi problemi e dicano la loro, se hanno suggerimenti da dare.

  13. Sta di fatto che alle politiche non abbiamo presentato liste e abbiamo preso una manciata di deputati e senatori targati PD per bontà di sua grazia il PD… c’era allora il comunista Bersani… alle Europee di adesso non abbiamo presentato liste e questa volta sua grazia il PD non ha avuto pietà ci hanno tagliato fuori… ora c’è il democristiano Renzi… la prossima volta cosa vi inventerete per far sparire definitivamente il PSI… direte che il PD fa parte del PSE e quindi dobbiamo annegare li… Ma il PD non è un partito socialista e a me non interessa e non interessa a un sacco di socialisti… dovremo organizzarci diversamente visto che non intendiamo sparire… e alzare bene in vista i nostri simboli e le nostre bandiere… basta confusione…

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