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Opinioni e commenti
 

Serpillo: un’Europa autorevole, autonoma, solidale
Pubblicato il 14-05-2014


Mario Serpillo

Mario Serpillo, presidente dell’Uci (Unione Coltivatori Italiani) è tra i quattro candidati socialisti alle elezioni europee (circoscrizione Sud). Serpillo è un candidato che viene non dal mondo dei partiti, ma dalla società civile, eppure non teme di sottolineare la sua intensa vocazione politica:

“L’Europa – ci dice – ha bisogno di socialismo. Non è un appello all’ideologia, ma la proposta razionale e riformista di un progetto che vinca sull’egoismo, perché oggi la crisi economica, e le soluzioni per risolverla, non si fermano alle frontiere”.

Quali sono le principali sfide per un candidato al Parlamento europeo?
Dobbiamo riuscire a “toccare” le persone, a convincerle a votare, perché se non voti non puoi riprendere alcun controllo sul governo dell’Europa, sulle scelte che ti toccano sulla pelle. Poi cercare di spiegare a quelle stesse persone perché la lista del Pd-PSE sia la migliore scelta possibile.

Perché? E soprattutto come si affronta questa crisi?
Dobbiamo spiegare e soprattutto proporre, e noi socialisti europei siamo l’espressione di una cultura solidale che è ciò di cui c’è bisogno adesso. La crisi in poche parole è il colpo di frusta di una finanza internazionale che ha scommesso e si è ingrassata sulla speculazione finanziaria:gli Stati hanno subito, la democrazia stessa è entrata in crisi di fronte ai poteri finanziari irresponsabili e non trasparenti: anche l’Europa, anche l’euro hanno scontato questa situazione, che è finita a pesare in ultima istanza sulle tasche dei suoi cittadini. In questa crisi nessuno però si salva da solo, tutti gli Stati della Unione europea devono collaborare, rimettendo al centro la politica, la capacità di govenro. Solo un’Europa forte riesce anche a difendere i Paesi del Mediterraneo.

Essendo candidato per il Sud, cosa pensi dell’assistenzialismo? Lo Stato sociale ha ancora un costo sopportabile in tempi di crisi ?
Lo stato sociale, il welfare state, cioè la scuola pubblica, la sanità gratuita, le pensioni, sono il modello sociale europeo, è il sistema che i nostri padri hanno costruito dopo i disastri della seconda guerra mondiale, è quanto di meglio ha fatto l’Europa, che la distingue dalla Cina, dalla Russia e anche dagli Usa. Peraltro l’America di Obama, e persino la Cina, stanno introducendo forme crescenti di welfare. perché capiscono che non si tratta di un costo, ma di una risorsa che consente alle donne di lavorare, alle famiglie e alle aziende di essere competitive, a tutto il sistema sociale di funzionare. Senza stato sociale i costi, economici e umani, sarebbero insopportabili. L’idea che scuola o sanità siano un costo da tagliare è pura follia. L’assistenzialismo non è lo stato sociale, ma, per quanto riguarda il Mezzogiorno è stato l’approccio con cui lo Stato si è rivolto per un malinteso sviluppo tutto di breve periodo, che non era sostenibile sul lungo tempo. Il Sud ha bisogno di investimenti produttivi, infrastrutture, ricerca, ambiente, e di tornare al centro di un progetto. Una volta, bene o male, con tutti gli errori, c’era una questione meridionale e una politica per il meridione.
Ad esempio il Sud, così come l’Italia, deve tornare a sfruttare i suoi porti e a puntare di più sul commercio mondiale. Noi siamo geograficamente il punto di incontro marittimo e territoriale tra l’Africa, l’Europa e l’Oriente e dobbiamo cominciare a sfruttare bene questa potenzialità.

A proposito, proprio perché l’Italia ha questa particolare posizione geografica, come giudichi le politiche per l’immigrazione dell’Europa? è vero che ci hanno lasciato soli?
Questa è la sensazione: ma sappiamo anche che i numeri di profughi e richiedenti asilo che l’Italia ha accolto sono stati negli anni inferiori a quelli dei grandi Paesi europei. L’immigrazione è stata gestita in un modo a dir poco “provinciale” in primo luogo in Italia, dove avevamo, del resto, un ministro dell’Interno della Lega fino a poco tempo fa, campione del piagnisteo e della polemica strumentale antieuropea. Si tratta invece di creare una maggiore collaborazione tra europei, e tra Europa e Mediterraneo. Bisogna iniziare adesso ad essere solidali seriamente con queste persone che fuggono da fame e guerre, con politiche di cooperazione efficaci, ma anche di integrazione. E qui certo l’Italia può e deve essere all’altezza della sfida, e anche farsi sostenere dai programmi europei. Per esempio l’idea di spostare in Italia l’agenzia europea Frontex sarebbe un bel segnale: l’Italia fa vedere che sa fare la sua parte, ma anche l’Europa contribuisce. L’Europa tutta deve mostrare di essere una grande potenza non solo economica ma anche civile.

Quindi l’Ue deve essere una comunità coesa, politica o economica?
Le due cose assieme: ma la politica deve governare l’economia. Certo, non si possono fronteggiare equilibri e squilibri mondiali senza un forte profilo politico; l’Unione europea non può rinunciare ad assumere un profilo più netto e deciso a livello globale altrimenti non ha ragion d’essere. Inoltre deve governare realmente senza essere succube di veti incrociati e degli egoismi di alcuni Stati a discapito di altri. Economicamente invece occorre che la Banca Centrale Europea diventi fin da ora strumento di equilibrio economico tra gli Stati membri intervenendo contro la speculazione e per la stabilità sui mercati finanziari. E’ quello che fa la Federal Reserve americana, che è però lo strumento di un grande Stato federale: quello che la UE ancora non è. Allora, a Grillo ai leghisti, diciamo: non ci vuole meno Europa, ma più e migliore Europa: il vero federalismo del 21.simo secolo non è quello tra Lombardia e Roma, ma il federalismo europeo.

In sostanza che Europa vogliamo?
Un’Europa inclusiva, solidale e di sviluppo: una prospettiva di futuro. I giovani si sentono già europei, è la politica che è in ritardo. Un’Europa che sappia garantire sviluppo, ambiente, diritti, contro gli egoismi provinciali. Altrimenti non riusciremo mai a gestire i problemi globali e locali che man a mano si presentano.

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