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Opinioni e commenti
 

Spagna, il PSOE di Rubalcaba al bivio dopo le europee
Pubblicato il 26-05-2014


Rubalcaba psoeChe fine avevano fatto gli “Indignados”, quel movimento di protesta nato contro le politiche di austerity e contro il neoliberismo, che era costato caro al governo Zapatero, e sta costando ancor di più all’esecutivo popolare di Rajoy, lo abbiamo scoperto quando sono arrivati i risultati delle elezioni Europee.

Gli Indignati, e non solo, riuniti poco più di 3 mesi fa sotto la sigla di “Podemos” (Possiamo) hanno trovato in Pablo Iglesias, omonimo del fondatore del PSOE, il loro leader che li ha traghettati dalla piazze spagnole fino a Bruxelles senza passare per il Parlamento nazionale.

Pablo Iglesias, 35 anni, cresciuto in una famiglia socialista, ereditò sin dalla nascita la responsabilità di portare quel nome: la famiglia, infatti, fu ispirata proprio dalla figura di quel Pablo che nel 1897 fondava il PSOE nel dare una “identità” al figlio che adesso guida la squadra di cinque eurodeputati, sono uno in meno rispetto alla storica formazione della sinistra radicale di Izquierda Unida. Un messaggio, quello di Iglesias che è riuscito ad intercettare non solo i giovani, ma gli scontenti e i fuoriusciti di PSOE e della stessa IU.

“Un socialista indignato” titolava l’edizione online di El Pais durante lo scrutinio: iscritto alla gioventù del PSOE dai 14 ai 22 anni, “Pablo” rappresenta la sorpresa di queste elezioni europee , che segnano la definitiva archiviazione del bipartitismo visti i risultati raggiunti dal PP che, rispetto alle politiche del 2011, passa dal 44% dei voti al 26% e il PSOE che non riesce a recuperare su un Parito Popolare sommerso da scandali e anzi arretra fino al 23%, aggravando il peggior risultato di sempre rimediato nelle passate elezioni. Tutti record negativi raggiunti durante la sfortunata gestione del segretario Alfredo Perez Rubalcaba.

Il PP perde consensi, ma tiene come primo partito in tutta la Spagna tranne in Andalusia, storica roccaforte socialista forte della spinta della leader locale, Susana Diaz, che porta il PSOE al 35% distaccando di qualche decimale i popolari, e in Catalunya dove i partiti autonomisti ERC e CiU segnano un ottimo risultato relegando il partito di governo a una minoranza del 9% mentre il PSOE catalano resiste accaparrandosi quasi il 15% dei voti.

L’affluenza per le elezioni è stata del 45,58%, lo 0,68% in più rispetto al 2009, quando fu del 44,9%. La Spagna ha superato la media dell’Unione Europea, calcolata al 43,11 per cento.

Uno scenario incredibile quello spagnolo, i popolari mandano in Europa 16 deputati e i socialisti 14, durante una nottata dove anche i popolari hanno deciso di sospendere qualsiasi festa nella sede centrale del Partito in pieno centro a Madrid.

La candidata socialista, Elena Valenciano, parlando ai giornalisti ha sottolineato la necessità di un momento di riflessione, senza però assumersi delle responsabilità sul risultato.

L’analisi completa del voto è stato posticipata a oggi. Le direzioni di entrambi i partiti si riuniranno in mattinata per fare il punto sui risultati e cominciare a prendere delle decisioni per il futuro. Anche perché il voto europeo rappresenta, di certo, una prima spia rispetto alle elezioni politiche del prossimo anno. Per il PSOE la crisi della segreteria Rubalcaba è più che aperta.

Sara Pasquot

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